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SCENARIO 2016/ Macché referendum, il futuro di Renzi si decide il 7 febbraio. A Milano

Giuseppe Sala (Infophoto) Giuseppe Sala (Infophoto)

Non c'è dubbio che il personaggio sia forte, che possa andare a "pescare" consensi in tanti ambienti milanesi. Ma non c'è dubbio che nell'attuale sinistra, nel Pd milanese e nella coalizione con Sel, Beppe Sala, grande guru dell'Expo, non è amato, anzi divide, crea dei malumori. La prima vera partita per Sala si gioca a febbraio, alle primarie del Pd. C'è chi sostiene che "se vanno a votare in cinquantamila, i militanti e i simpatizzanti del partito, Sala rischia di perdere. Nel Pd è più popolare Francesca Balzani. Se vanno invece 70mila persone, se si aggiungono cioè altre persone che con il Pd non hanno nulla a che fare, Sala vince".

Tutto questo fa comprendere che Renzi punta a un partito ben diverso da quello che dovrebbe avere una continuità con la storia e la tradizione riformista e con quella di sinistra. Ma proprio questa scelta, così decisa, così caratterizzante nella sua diversità per un partito per il Pd, è il vero azzardo di Renzi. In parole povere è Giuseppe Sala, l'uomo nuovo di Milano, il "promosso" dall'Expo e il rappresentante forse di una nuova borghesia, la vera scommessa di Matteo Renzi. Non occorre aspettare quindi il plebiscito di ottobre, il referendum sulle riforme costituzionali per vedere il futuro del governo. Bastano tre mesi, i dati sull'economia di questi mesi, i numeri sulla disoccupazione, la percezione di fiducia che hanno gli italiani, per comprendere se il governo Renzi arriva a scadenza naturale e si rilancia, oppure se viene stoppato da un risultato incerto, se non negativo. Giuseppe Sala, nel contesto che si configurerà in questi mesi, può essere il sigillo di una vittoria che rimette in discussione le stesse radici della sinistra, oppure può essere l'inizio, in caso di sconfitta, di un declino anche dello stesso renzismo.

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