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SCENARIO 2016/ Macché referendum, il futuro di Renzi si decide il 7 febbraio. A Milano

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Giuseppe Sala (Infophoto)  Giuseppe Sala (Infophoto)

Matteo Renzi ha sparato le sue cartucce il 29 dicembre, in una conferenza stampa che è apparsa, rispetto alle precedenti, abbastanza strana. C'era la voglia del presidente del Consiglio di promettere, tranquillizzare l'opinione pubblica, creare ottimismo nella ripresa e nella crescita. Tuttavia in questa occasione Renzi è apparso anche in imbarazzo, forse più chiaramente che in alcune circostanze della sua breve e intensa carriera politica.

Il nodo dell'imbarazzo è apparso chiaro a tutti: la questione delle quattro banche che hanno messo al tappeto migliaia di risparmiatori sarà un brusco e continuo richiamo alla realtà per tutto l'anno, bisestile, che è appena cominciato. Non c'è dibattito televisivo che, alla fine, nella ricerca di tracciare un quadro complessivo dell'azione del governo e delle prospettive dell'Italia, non vada a toccare quella che ormai si può definire la "questione bancaria" e la truffa ai risparmiatori.

Renzi lo ha compreso benissimo e ha fatto quindi il grande rilancio, come un giocatore spregiudicato. In sostanza il presidente del Consiglio si gioca tutto, compreso il futuro del governo e il "suo" personale avvenire politico, con il referendum sulle riforme costituzionali, cioè il prossimo ottobre, bene che vada. Il resto si aggiusterà quasi di conseguenza, fa intendere il premier.

Questa mossa è un azzardo grosso ma ambiguo, perché dieci mesi, in una situazione politica interna e internazionale come quella che viviamo, sono un tempo molto lungo, un tempo che può logorare o far sopravvivere chiunque. È un tempo che sarà scandito da convulsioni geopolitiche, soprattutto in Medio Oriente, e dalla consueta e periodica interpretazione dei dati sulla ripresa italiana, se ci sarà. Con uno sguardo particolare ai numeri sull'occupazione come, indirettamente, gli ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio di fine anno agli italiani.

A questo punto e in questo quadro, l'appuntamento decisivo non sembra ottobre, ma la prossima primavera. Tre mesi di battaglia politica nella città più importanti d'Italia: Milano, Roma, Napoli, Torino, tanto per citare le più decisive. Sarà il risultato di queste consultazioni a chiarire se Renzi ha ancora la fiducia che gli hanno dato gli italiani quando è apparso sulla scena politica e quando si è votato per le europee. All'interno di questo voto importante c'è una realtà che potrebbe rivelarsi decisiva. Potremmo sbagliare e sopravvalutarla, ma a noi sembra che questa realtà sia quella di Milano.

Se si guarda in controluce queste consultazioni, anche per quello che si è visto in questi anni, Napoli appare quasi una "scommessa" in una scacchiera complessa e imprevedibile, dove tutto è possibile; Roma è stata al centro di tali convulsioni e tensioni che, al momento, l'importante sembra governare la città, prima ancora di conquistarla. A Torino c'è una partita tutta a sinistra, quasi una prova di forza, tra Piero Fassino e il candidato di Sel, l'ex sindacalista Giorgio Airaudo.



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