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Politica

SCENARIO/ L'errore di Renzi su "Repubblica" può costargli caro

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Un anno complesso, in cui l'orientamento politico sarà un'alchimia assai difficile da decifrare. Vedo molto facilismo e sottovalutazione, sia da parte di Renzi che da parte dei suoi oppositori. Entrambi potrebbero essere indotti a credere che si combatta su alternative più immaginarie che reali. 

Renzi cosa deve temere di più?
La protesta sociale, non nelle vecchie forme ormai sepolte, ma in quella nuova di un malcontento diffuso, profondo, che può diventare fondamentalmente non voto e ingannare facilmente i sondaggi. 

Ci saranno sorprese, da qui al referendum di ottobre 2016?
Sa, in un anno può succedere di tutto, può perfino nascere un nuovo movimento politico. 

A cosa pensa?
A una versione 2016 della marcia dei 40mila, stavolta del ceto medio. Stanco della crisi e del populismo diffuso.

Le amministrative hanno buone probabilità di andare male per Renzi, lei dice. Ma avere dalla propria parte Repubblica con Calabresi alla direzione è un asso nella manica, no?
Diciamo che Mauro e Scalfari erano ossi duri, mentre Calabresi mi pare più duttile… Repubblica può dare un grosso vantaggio a Renzi se lo appoggia, ma ci sono due problemi. Uno riguarda Renzi: ogni volta che Repubblica ha tifato per un leader, questo ha perso.

E il secondo?
Il secondo riguarda Calabresi. Repubblica ha una sua caratteristica propria, che non consente a chi lo dirige di essere totalmente filo-renziano, né altro. Repubblica è sempre stata un partito a sé.

E questo "partito" non può essere il nuovo partito di Renzi?
Mi parrebbe un po' ingiusto verso Repubblica, che è stata il Pci della fase di Berlinguer, è stata molto Achille Occhetto, molto Walter Veltroni, ma non è stata D'Alema. Il maggiore partito della sinistra ha avuto sempre in Repubblica un non-partito che costituiva in fondo la sua corazzata, con missili e fanteria, ma sempre dentro un quadro di libertà d'azione. E poteva capitare che come Repubblica portava in alto un leader, così lo affondava.

(Federico Ferraù)

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