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I 100 GIORNI DELLA RAGGI/ Tra nomine, impallinamenti e immobilismo

Virginia Raggi, sindaco di Roma (LaPresse) Virginia Raggi, sindaco di Roma (LaPresse)

A parte il fatto di dire no alle Olimpiadi, nei primi cento giorni della giunta Raggi noi ci siamo occupati quasi solo di questa tragicomica vicenda degli assessori nominati, dimessi e abbandonati al loro destino. La Raggi e M5s avevano chiesto e ottenuto il voto di 700mila romani con la promessa di un cambiamento radicale e di un modo di governare diverso da quello seguito fin qui dai loro predecessori di destra e di sinistra.

 

M5s ha peccato per inesperienza?

Magari fosse così. Sarei stato molto più indulgente nei loro confronti se avessero commesso dei meri errori di imperizia o di eccesso di entusiasmo, con errori da neofiti o proposte così radicali da non poter essere praticate. Una forza radicalmente nuova che arriva e che vuole disegnare un nuovo mondo può peccare in questo senso di inesperienza, ingenuità e accesso di ardore. Il vero problema è un altro, e cioè che in questi primi cento giorni non c’è stato assolutamente niente, anzi i problemi di Roma si sono aggravati al limite dell’intollerabilità.

 

Come spiega l'ultima mossa di Beppe Grillo, il ritorno in campo alla guida di M5s?

Ultimamente ha deciso di prendersi il movimento sulle spalle. Grillo però non è un dirigente politico di tipo classico e nemmeno un Gianroberto Casaleggio, il quale era una specie di Signor No il cui parere insindacabile decideva le sorti di chiunque. E’ quindi molto difficile dire in che cosa si possa concretizzare questo ritorno alla “prima linea” da parte di Grillo. Anche perché M5s non ha alcun tipo di dinamica interna visibile, strutturata secondo regole note, e non dirò trasparenti perché in politica la trasparenza è una merce rara.

 

M5s si è appena dotato di un Regolamento e di un Non Statuto. Basterà a dare vita a un confronto interno positivo?

Regolamento e Non Statuto non sono in grado di fare la differenza. Per M5s il passaggio dalla protesta al governo di Roma sembra un salto troppo grande perché sia in grado di reggerlo senza lacerazioni interne come quelle cui stiamo assistendo. Se non avviene qualcosa a livello di governo della città, Grillo non può farci nulla. Non può infatti né ordinare alla Raggi di andarsene né dettare le misure che a suo parere dovrebbe prendere la giunta comunale. Anche se non nel brevissimo periodo, alla lunga se la situazione non si sblocca diventerà un caso nazionale vistosissimo per una forza che si candida a governare il Paese.

 

(Pietro Vernizzi)

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