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Politica

SCISSIONE PD/ Sansonetti: il futuro di Renzi? Un partito di centro del 15%

Per PIERO SANSONETTI, la spaccatura nel Pd è arrivata a un punto di non ritorno: non è compatibile con l’idea di un partito votare in modo diverso in un referendum sulla costituzione

Massimo D'Alema (LaPresse)Massimo D'Alema (LaPresse)

“La spaccatura è insanabile al punto che il Pd ha già smesso di esistere. Non è compatibile con l’idea di un partito il fatto di votare in modo diverso in un referendum sulla costituzione”. Lo constata Piero Sansonetti, direttore del quotidiano Il Dubbio. Alla direzione del Pd di lunedì sera si sono confrontate due posizioni antitetiche sulla riforma costituzionale. Da un lato il segretario, Matteo Renzi, ha cercato di sdrammatizzare: “Troviamo un punto di caduta ma basta con questo tormentone, se non passa il referendum la costituzione la cambiamo quando torna la cometa di Halley”. Dall’altra Gianni Cuperlo è andato all’attacco: “Se un accordo non si troverà prima della data, io voterò No al referendum e mi dimetterò da deputato”.

Sansonetti, Renzi è riuscito a evitare la spaccatura del Pd?

Già che lei lo chiami il Pd è un fatto importante, perché forse andrebbe chiamato l’ex Pd. Comunque la spaccatura è insanabile. Non è compatibile con l’idea di partito il fatto di votare in modo diverso a un referendum sulla costituzione, e del resto non è mai successo.

E’ la prima volta che un partito vive una fase di dissenso come questa?

I grandi partiti nei grandi referendum hanno avuto anche grandi dissensi, ma non si sono mai spaccati. Forse il dissenso più forte fu nella Dc ai tempi del divorzio. Nel 1974 nacquero i “Cristiani per il No”. Tra loro c’erano dei democristiani, ma il partito non si divise. Altre divisioni ci furono nel Pci ai tempi del primo referendum sul nucleare nel 1987.

E ai tempi dell’assemblea costituente?

In quell’epoca ci furono dei dissensi ma isolati. Sull’articolo 7 della costituzione, relativo ai rapporti tra Stato e Chiesa, i socialisti erano contrari mentre Palmiro Togliatti decise per il Sì. Qualcuno però, come Concetto Marchesi, votò in dissenso con il Pci. Un conto però è votare in dissenso con il proprio partito, un altro organizzare una battaglia popolare.

E’ quello che sta avvenendo nel Pd?

Esattamente. Un partito non può dividersi in modo così profondo senza conseguenze. La parte essenziale della componente ex Ds, che era la parte più forte del partito, vota No. Tra gli altri c’è l’ex segretario, Pier Luigi Bersani, l’ex presidente del consiglio, Massimo D’Alema, nonché Gianni Cuperlo. A pronunciarsi per il Sì è soltanto la parte ex migliorista del Pci, rappresentata da Giorgio Napolitano. In questo scontro il Pd finisce.

Chi sono i veri protagonisti della sfida referendaria?


COMMENTI
12/10/2016 - un consiglio per D'Alema e soci (ANTONIO DE BONIS)

Parlate soventemente di DEMOCRAZIA, parlate bene ma razzolate male. Se su 100 persone 90 approvano un provvedimento e 10 votano contro, questi ultimi possono senz'altro dire che secondo la loro idea è sbagliato ma non creare tanto clamore solo perchè hanno perso. Conclusione, mi rivolgo ai vari D'Alema, Bersani, Cuperlo, Speranza, etc. etc, se siete veramente Democratici, Democratici e politici da Parlamento e non da bar, accettate la sconfitta e finitela. Se non volete adeguarvi, o quantomeno se non digerite il responso del congresso andatevene da un'altra parte e non rompete.