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Politica

REFERENDUM E TV/ C'è un "bug" che mette in crisi Renzi

Matteo Renzi (LaPresse)Matteo Renzi (LaPresse)

Sia M5s che Renzi sono una sfida continua. Il risultato è massimo quando si tratta di tenere alta la tensione; i guai arrivano quando si perde. L'escamotage comunicativo della sfida, la rete, è comune; m5s per identità ideologica, Renzi per cultura personale.

 

I social media quanto spostano?

Non muovono direttamente, ma contribuiscono a creare un clima di opinione che viaggia su canali diversi da quelli tradizionali consolidati, e così possono influire su questi ultimi.

 

Ma web e tv hanno una capacità di erosione dell'altro campo, del Sì da parte del No e viceversa?

Le referendum issues spaccano sempre inevitabilmente il campo, frazionandolo in un gioco di parti mobili. Ci sono spaccature trasversali in qualsiasi forma di comunità o di rete. In questo periodo i media vivono di bolle, nel consumo tv e nell'esposizione: ad esempio "Politics" l'altra sera ha avuto un buon successo, ma sappiamo che i talk show stanno precipitando quanto ad ascolti. La prossima volta potrebbe andare diversamente.

 

Il Sì e il No da che cosa sono realmente influenzati, secondo lei? Non certo da una valutazione minuziosa del nuovo testo costituzionale. 

Sono in gioco diverse dinamiche e spinte, governate da diversi soggetti: il tentativo di identificare il Sì con il cambiamento e il No con la conservazione; la chiamata al voto pro o contro il governo; il discorso di merito, che riguarda una piccola minoranza. E altre, nuove, potrebbero emergere. Tutte queste dimensioni, che rimandano a interessi e aspettative legittimi, sono compresenti e saranno rigiocate da tutti in modo diverso fino all'ultimo.

 

Come prevede che andrà a finire?

Innanzitutto, l'astensione sarà alta. Quanto all'esito, penso che oggi in Italia ci sia una maggioranza silenziosa, disattenta e disaffezionata, che non si fa tirare in ballo ma che sta facendo da contraltare sotterraneo al clamore mediatico. E propende al No.

 

C'è qualcosa che può far andare in cortocircuito lo storytelling?

Sì, l'evento. Ogni sola narrazione per ciò stesso contiene un bug. Nel mercato di Renzi c'è un problema legato agli accadimenti, ai fatti: è inutile, e alla fine controproducente, dire a chi non trova lavoro che il lavoro è ripartito, o che se vota Sì al referendum rilancia il Pil. La rappresentazione della realtà deve basarsi sui fatti; se così non è, prima o poi arriva il conto.

 

(Federico Ferraù)

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COMMENTI
13/10/2016 - Che bella intervista (ALBERTO DELLISANTI)

Molto interessante. Una ventata di aria fresca.