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REFERENDUM/ Renzi rischia grosso anche se vincono i Sì

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Di fatto quando Renzi sostituì Enrico Letta, i maligni dissero che lo aveva fatto perché contava di poter gestire una fase di crescita economica. Il Jobs Act è chiaramente una riforma che servirebbe qualora avessimo tempi migliori dal punto di vista dell’economia. Se c’è la crescita, con la liberalizzazione dei contratti le aziende possono assumere meglio. Se invece non c’è la crescita le assunzioni non arrivano con tanta facilità, anche se le norme sui contratti sono più comode per gli imprenditori come nel caso del Jobs Act.

 

Perché in tre anni di governo, Renzi non è stato in grado di fare ripartire il Pil?

Ciò ha a che fare con alcune caratteristiche della struttura dell’economia italiana. Secondo i dati Ocse, negli ultimi 15 anni l’Italia è cresciuta a un ritmo lentissimo, di molto inferiore alla media Ue, e anzi tra 2008 e 2014 ha avuto una fortissima recessione.

 

Quali sono le cause?

All’origine ci sono l’eccesso di tasse su imprese e lavoratori, la frammentazione dell’industria italiana, e la scarsa disponibilità di capitani di ventura, cioè di persone disposte a scommettere sull’avvio di iniziative imprenditoriali. A ciò si aggiunge la complessità estrema della burocrazia per chi vuole avviare un’impresa e avere giustizia nei tribunali su temi come il recupero crediti e i mutui.

 

Lei vuole dire che Renzi non è responsabile della mancata ripresa?

Voglio dire che esistono dei motivi strutturali per la mancata ripresa, ma che il riformismo di Renzi finora non è riuscito a intaccare queste cause. Sono state più volte annunciate e talora anche avviate misure con questo scopo, ma che non hanno prodotto il risultato sperato. La colpa dell’economia stagnante è ben precedente rispetto al governo Renzi, ma la sua spinta riformatrice non si è verificata.

 

La partita di Renzi per la flessibilità di bilancio va nella giusta direzione?

Renzi teme che riducendo il deficit si strangoli ulteriormente il Pil. Aspira inoltre a continuare con la politica dei bonus, dando altri riconoscimenti a singole categorie quali i pensionati e i giovani da assumere. Più deficit però vuol dire produzione di debito. Siccome in questi tre anni il debito non è sceso nonostante fosse scritto nei documenti che sarebbe dovuto calare, il rischio è grosso. Questi infatti sono stati anni in cui i tassi d’interesse erano molto bassi, la Bce ha attuato il quantitative easing e c’erano le condizioni migliori per correggere i conti.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
14/10/2016 - Rischio (luisella martin)

Noi cittadini rischiamo tutto se vincono i SI.