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LETTERA/ 1. Referendum, voto sì per cambiare: ora o mai più

Pubblicazione:domenica 16 ottobre 2016

LaPresse LaPresse

Caro direttore,
come tutti sanno dobbiamo partecipare al referendum inerente le modifiche alla Costituzione perché queste sono state approvate con un voto di maggioranza e non con un voto dei due terzi del Parlamento. Ovvero gli eletti non hanno trovato il senso comune delle riforme necessarie, riforme che nessuno ha osato definire non necessarie.

Rendere il sistema legislativo del nostro paese meno rigido è una necessità che da tanti anni si presentava, con cicli di anni per riuscire a far approvare una nuova legge, e con l'evidenza che gli eletti sono troppi e troppo costosi.

Per molti anni non si è riusciti a decidere, aggravando sempre di più lo squilibrio istituzionale fra la debolezza del potere legislativo e la prevalenza degli altri poteri, in primo luogo della magistratura.

La crisi della politica ha portato ad una situazione di grave ingovernabilità, con governi di tecnici o governi creati dal presidente della Repubblica, mentre le regole per le elezioni si spingevano in avanti in modo disorganico, creando un bipolarismo immaturo e estremizzato. Fino a che, dopo il voto del 2013, non si è avuta la possibilità di una maggioranza eletta e in grado di governare.

E' nato così il governo Renzi-Alfano, ovvero una maggioranza fatta solo per poter dare al Paese un governo, mettendo insieme partiti che sulla carta appartengono a fronti propositivi diversi.

Io sono grato del senso di responsabilità di coloro che si sono alleati temporaneamente, anche se di culture diverse, e cioè il Pd di Renzi e la galassia moderata del centro-destra. Hanno raggiunto un difficile accordo per il bene del Paese, che non avrebbe potuto tornare alle elezioni e dunque avrebbe vissuto una grave crisi di ingovernabilità.

Adesso ci stiamo avvicinando al referendum costituzionale, e votare Sì oppure No è diventata una specie di guerra tra visioni politiche opposte. Questo di per sé dimostra quanta parte della politica italiana sia irresponsabile ed estremizzata ai soli fini di manipolare il consenso e di affermare un potere di parte.

Il significato di questo referendum invece è quello di accettare o meno una possibilità iniziale di cambiamento tenendo conto che non ci sono le condizioni per un cambiamento più adeguato e completo. Ovvero tenendo conto che una larga parte del ceto politico non vuole perdere le posizioni di privilegio.

Per questo io voto Sì. Perché altrimenti per tanti anni non si cambierà nulla e la crisi della politica resterebbe a copertura di chi si fa solo i propri affari. Ecco perché sembra prevalere il fronte del No, da Rifondazione Comunista a Grillo a Salvini, e tanti di quelli che chiedevano riforme ma che ora preferiscono mantenere il proprio pezzo di consenso facendo così pagare al Paese il prezzo di un ulteriore arretramento. 


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COMMENTI
18/10/2016 - Siamo un paese difficile (ROBERTO PELLEGATTA)

Per noi italici c’è sempre un’altra squadra migliore di quella che è andata in campo e un altro gioco migliore di quello giocato… naturalmente stando sempre in pantofole al bar o alla televisione ! Rispetto alla proposta votata dal Parlamento (compreso da chi oggi è paladino del NO!) e conoscendo i politici mi sembra già .. un miracolo che abbiano accettato di eliminare più di 200 posti da senatore. Figurati se i D’Alema, Bersani, Brunetta, Monti, ecc. erano disposti a ridurre a metà i posti per le loro future sedute! La riforma ha dei difetti (tra questi manca la responsabilità civile e penale dei magistrati) ma diversi vantaggi. Restare come si è ha moltissimi difetti (vi ricordate quando Berlusconi urlava contro i continui passaggi di legge nelle Camere o contro la decretazione d’urgenza) e nessun vantaggio … tranne per chi mantiene posti, prebende e interessi vari. Tutti i bravi costituzionalisti (da Onida in giù) che adesso si sbracciano contro la riforma hanno occupato per decenni posti senza mutare nulla. Siamo un paese difficile, dove cambiare è difficilissimo (basta vedere la scuola dove burocrazia e sindacati bloccano sempre tutto), ma abbiamo ancora energie buone, qualcuna anche in politica (ogni volta che sento i dibattiti negli USA mi consolo..). Abbiamo un enorme bisogno di stabilità di governo e di celerità nelle decisioni. Poi chi verrà eletto risponderà. Grazie Aldo

 
16/10/2016 - "Ora o mai più", dice il titolo (ALBERTO DELLISANTI)

C'azzecca con il dichiarato di Brandirali. Che dice SI' a "riforme che nessuno ha osato definire non necessarie". Ma vi è riforma e riforma. E la modifica costituz. in radice - in senso oligarchico - la sentono necessaria gli autori (Renzi/Napolitano/Boschi + Casa Bianca e Berlin/London/Paris) e i co-autori Alfano e Verdini. In tanti non vediamo la necessità del ribaltamento della "Più bella del mondo", come andava arzigogolando il Benigni prima maniera... Anzi ne vediamo il male che ci procurerà, tanto più quando al super affabulatore Renzi dovesse succedere qualcuno che non si accontenta più delle luci della ribalta del Conduttore Italiano per conto terzi, ma mostrasse la vena di un Caudillo. Ancora: "gli eletti sono troppi e troppo costosi". Ma perché scendete soltanto da 945 Parlamentari a 730 (di cui 100 puramente nominati dal POTERE ESECUTIVO)? Bastava togliere la facoltà della "fiducia" al Senato e lasciarlo elettivo, per solo una metà dei 315 Senatori. E dimezzare anche la Camera (solo 315 Deputati!). Saremmo scesi da 945 a 475! Altro che i 730 di Renzi. Che gradisce mantenere una vasta Camera, per il premio di stra super maggioranza, e per un perenne bacino per trasmigrazioni varie, alla tanti Verdini, di tutti i colori, non solo il verdino. Ancora: "quanta nostra politica è estremizzata a fini di manipolare il consenso e affermare poteri di parte". Parole che a Renzi si attagliano. Con immutata stima storica, mi ha però sorpreso il SI' di Brandirali.

 
16/10/2016 - votare NO al "pasticcio" e alla "schiforma" (Vincenzo Pascuzzi)

Pur con tutto il rispetto per l’autore, che scrive “voto sì per cambiare: ora o mai più”, ritengo le sue argomentazioni non convincenti e infondate. Cambiare tanto per cambiare non ha senso, bisogna cambiare per migliorare e - se serve tempo – è opportuno aspettare: “ora o mai più” non è giustificato. Segnalo per il voto NO due politici di diversi schieramenti: 1) Giovanni Maria Flick scrive: “Perché votare “NO” a questa riforma. Soprattutto perché è un pasticcio” al link: www.iovoto.no/perche-votare-no-questa-riforma/ e 2) Renato Brunetta che raccomanda il sito www.comitatoperilno.it dove i visitatori "Nella homepage troveranno i dieci punti del 'no' del centrodestra unito alle 'schiforme'"