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SCENARIO/ Da Grillo alla Clinton, le scelte (e le svolte) di Renzi

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

E' evidente che Renzi non gradisce dare visibilità ad altri (al massimo la Boschi in quanto titolare del testo) e non permette che personalità di rilievo siano sulla scena dei mass media per il Sì. Eppure nei Comitati del Sì vi sono esponenti della cultura accademica e del mondo economico di grande rilievo, ma per Renzi si tratta solo di "galoppini". Quindi lo schema rimane il Renzi contro tutti.

Quel che può avere una ricaduta negativa sono però le difficoltà della politica estera. 

In Europa il "racconto" dell'Italia, dopo la Brexit, nel gruppo di testa dell'Ue è stato smentito e siamo nell'angolo dello "zero virgola". In aggiunta la "gaffe" del segretario della Nato, Stoltenberg, macchia l'incontro che Renzi avrà con Obama. E cioè gli italiani vengono a sapere dal segretario della Nato di passaggio a Roma quali sono i nostri impegni militari e quanto siamo stati coinvolti dagli Stati Uniti nello scontro politico-economico-militare con la Russia. Renzi si difende buttandola in ridere ("non è l'invasione dell'Urss"), ma il punto è rilevante. In primo luogo, anche nel pieno della "guerra fredda", l'Italia ha sempre avuto una politica estera di relativa autonomia. Da Fanfani a Moro, da Andreotti a Craxi, Palazzo Chigi (con Farnesina e Difesa) ha sempre praticato quella che era chiamata l'interpretazione "restrittiva" della Nato salvaguardando gli interessi nazionali dal Medio Oriente a Mosca e Pechino. Nella Seconda Repubblica sia Prodi sia Berlusconi hanno fatto altrettanto. Il modo in cui Renzi segue Obama è abbastanza inedito.

Inoltre la politica estera di Obama — dal disimpegno in Iraq all'appoggio alle primavere arabe e alla guerra contro la Libia — non solo ha un bilancio negativo, ma non ha mai incrociato né tutelato gli interessi italiani. Obama in Europa ha seguito la politica di avere la Germania come "soggetto unificatore" con l'Ue non soggetto geopolitico. Più in generale per la Casa Bianca il terrorismo internazionale e in particolare l'Isis rappresentano un problema secondario mentre la precedenza deve essere data alla lotta contro Putin.

In questo scenario Renzi ha scelto di puntare tutto sull'appoggio della Casa Bianca. L'incontro di mercoledì prossimo a Washington sanzionerà la "benedizione" del premier italiano e quindi se l'8 novembre vince la Clinton, Matteo Renzi è convinto che la campagna referendaria sarà verso il 4 dicembre una volata senza rivali.



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