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DIETRO LE QUINTE/ Il piano di Renzi per rinviare il referendum

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

Non io, ma la Corte costituzionale. Nel 1978 i radicali avevano proposto un quesito referendario unico che prevedeva l'abrogazione di novantasette articoli del codice penale. La Corte disse che di fronte alla modifica di 97 articoli del codice c'era un problema di eterogeneità del quesito: non ci possono essere quesiti a contenuto multiplo, perché costringerebbero l'elettore a uniformare sul sì o sul no diverse opzioni possibili, o, in altri termini, a disvolere ciò che vuole — o viceversa.

 

Cosa significa questo oggi?

E' molto semplice. Le chiedo: che nesso c'è fra l'abolizione del Cnel e la riforma del titolo V? E tra la riforma della decretazione d'urgenza e quella del sistema bicamerale? E tra l'abolizione delle Provincie e la riforma del procedimento legislativo? Perché dovrei prendere tutto assieme e votare sì o no in blocco? 

 

In altri termini, io potrei essere per la soppressione del Cnel, ma non volere affatto riformare il bicameralismo; o voler cambiare il titolo V ma eleggere direttamente i senatori.

Appunto. La questione si ripropone nel 1987, con il referendum dei radicali sull'articolo 842 del codice civile: il primo comma riguardava la caccia, il secondo la pesca. I radicali, mirando all'abolizione di tutte le attività venatorie sul territorio, volevano abrogare l'articolo intero ma la Corte non ammise il referendum perché era a quesito multiplo e andava a coartare la libertà dell'elettore. Oggi il governo pretende dagli elettori un sì o un no all'intero pacchetto. Prendere o lasciare: è questa, come sappiamo, la logica del referendum renziano.

 

Se questi sono i problemi che incombono sul quesito, vien difficile credere che al governo non lo sapessero.

Sono d'accordo con lei. Ma queste sono considerazioni politiche e non tecniche, anche se queste ultime sono spesso e volentieri connesse alle prime. Diciamo che c'è stata fretta di andare avanti e lasciare da parte i dettagli di ciò che si faceva.

 

Onida l'11 ottobre scorso ha presentato un suo atto di citazione, coincidente nel merito e, forse, anche nella forma con quello già pendente davanti al Tribunale di Milano. Perché, se l'obiettivo comune è quello di tutelare il diritto di voto?

Anche questa è, probabilmente, una questione politica. E' così politica che Gustavo Zagrebelsky si è premurato di dire venerdì che "esistono ottimi argomenti per sostenere la tesi di Onida". Che, aggiungo io, è la stessa di Tani, pendente da mesi davanti allo stesso tribunale. Ma non solo. Zagrebelsky vede nientemeno che "il rischio di un rinvio del voto sul referendum" e aggiunge che, conoscendo i tempi della Corte, se la questione venisse sollevata dal Tribunale di Milano si andrebbe a decisione a primavera. 

 

Non può svolgersi un referendum se la Consulta deve giudicare sulla salvaguardia della libertà dell'elettore. Ma chi ha la facoltà di sospendere un referendum incipiente?

Questo è un punto dirimente. Onida nella sua citazione al Tribunale di Milano e nel ricorso al Tar del Lazio chiede che la Corte costituzionale sospenda il referendum. Ma questa eventualità è senza precedenti e, al momento, non sta scritta da nessuna parte. E' vero che ormai la Corte, negli ultimi tempi, ci ha abituato a soluzioni, diciamo così, creative, facendosi in cucina le categorie processuali che le servono. Ma questo sarebbe clamoroso.

 

Allora il nodo è ancora politico.


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COMMENTI
19/10/2016 - Anche nel giorno di Natale del dicembre ultimo (ALBERTO DELLISANTI)

Non lessi, e lo ho fatto oggi, l'intervista del 25 dicembre scorso, "Da Renzi a Monti, passando per la UE: ecco chi affonda l'Italia". Come nota marginale dico che Monti è stato comunque il migliore, o meglio il meno peggiore di tutti. Due cose positive restano agli atti. Rifiutò la logica dei condoni che Renzi ha ripreso come prima ("più di prima", avrebbe detto il Dallara della mia gioventù). L'avere istituito (lui impolitico totale) quel "Scelta Civica" (destinata quindi a perire, poi...) che impedì una vittoria elettorale del solito Berlusconi nel 2013. Oggi ha il merito della scelta del NO al Referendum, come argomentata l'altra sera, da Madame Gruber, e al "cospetto" di un indisponente Ceccanti, renziano di complemento.

 
18/10/2016 - Intervista di un interesse grande (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie molte all'intervistatore Ferraù e al Prof. Alessandro Mangia. Il lungo cammino del leggere, informarsi, documentarsi, è segnato (a volte) da pietre miliari. Tali sono per me tre scritti di quest'anno del Prof. Mangia. L'articolo del 10 maggio "Una riforma che completa il golpe di Tangentopoli" (rileggendolo, riapprezzo un commento del Sig. Pianori); l'articolo del 5 luglio sull'Italia, scritto all'indomani della Brexit (rileggendolo, ritrovo un bel commento di Tiziano Villa); terza pietra, l'odierna intervista fattagli da Ferraù. Che concentrato di scienza del diritto e di intelletto politico. Pensarci su. Sullo spacchettamento ho sempre pensato come rispondesse a un elementare diritto degli Italiani. Intanto, a pelle, esprimo il timore che più il tempo passa, più le doti di grande manipolatore dell'omonimo di Obama in Italia (piccola differenza, Barack è un eletto dal popolo, Renzi Matteo è un nominato da Barack Obama stesso, e dall'ineffabile Giorgio Napolitano in gran consulto anche con i Capi anglo/franco/tedeschi), esprimo il timore (stavo dicendo) che più il tempo passa e più l'ordito di Renzi possa intrappolarci nella sua tela di ragno.

 
18/10/2016 - Ma una volta.... (Luigi PATRINI)

Ma una volta, quando io ero giovane, si parlava di "certezza" del diritto! E' vero che si era nel secolo scorso, ma non eravamo ai tempi nè di di Cicerone nè di Triboniano! Ora non se ne parla più? Forse il "nuovo diritto" - quello che Renzi definirebbe il "new right" - non la prevede più la "certainty"?

 
18/10/2016 - Intervista interessante ma anche inquietante (Franco Labella)

Al momento non aggiungo altro al titolo se non un grande grazie a Ferraù e al prof. Mangia. Sicuramente per la chiarezza e poi anche per le riflessioni che la lettura induce...