BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIETRO LE QUINTE/ Il piano di Renzi per rinviare il referendum

Pubblicazione:martedì 18 ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento:giovedì 3 novembre 2016, 23.38

Matteo Renzi (LaPresse) Matteo Renzi (LaPresse)

Certamente. Si potrebbe azzardare una prima conclusione: che l'atto di citazione di Onida, sostanzialmente, e forse anche formalmente, identico a quello di Tani, abbia un valore — e uno scopo — che il primo non aveva.

 

Insomma, Onida offrirebbe il destro al governo per rinviare il referendum. Non aveva senso a luglio, quando Renzi si aspettava una netta vittoria del Sì; ma ha senso adesso, quando la vittoria è incerta e molti fattori lasciano ancora presagire un'affermazione del No.

Io mi limito a osservare due cose. La prima è che l'iniziativa di Onida arriva dopo — dopo, non prima — che la Consulta ha spostato la discussione sull'Italicum a dopo il referendum. La seconda è che il ricorso di Onida è stato ripreso da tutti i giornali. E questo gli dà inevitabilmente una rilevanza tutta politica, poco importa che questo fosse o meno nelle intenzioni del proponente; anzi, sono certo che non lo è affatto. Può andare avanti con le parole di Zagrebelsky per favore?

 

Il professore ha detto di temere che iniziative del genere "venissero catalogate come le solite iniziative da giuristi formalisti che guardano ad aspetti particolari, astratti dal nucleo vero delle questioni". 

Lo dice Zagrebelsky: ho l'impressione che il nucleo vero dell'azione sia tutto politico. Onida, con il suo ricorso al Tar Lazio e con la sua citazione al Tribunale di Milano, ha di fatto il controllo della questione di costituzionalità del quesito referendario; compreso, eventualmente, il potere di rinunciarvi.

 

Cosa accadrebbe se la Consulta venisse investita della questione?

Renzi resterebbe al governo, in attesa della sentenza della Consulta sulla costituzionalità del quesito; nel frattempo la Consulta deciderebbe sull'Italicum; ci sarebbe il tempo per fare una legge elettorale e poi, eventualmente, tenere il referendum costituzionale. Basta che la Corte non abbia fretta di pronunciarsi, congelando la questione sulla legittimità del quesito a contenuto multiplo. 

 

Secondo alcuni rumours dello scorso settembre il giudice Zanon, relatore sull'Italicum, aveva già convinto la maggioranza dei giudici costituzionali ad annullarlo. Cosa pensa di questa ipotesi?

Nessuno può sapere cosa intende fare la Corte costituzionale. E sulla stampa sono circolate soltanto illazioni, che ho letto anch'io, ma che rischiano di rivelarsi infondate. Si può però osservare che, se questa ipotesi fosse vera, sarebbe perfettamente coerente con il rinvio dell'esame di costituzionalità previsto per il 4 ottobre scorso a dopo il referendum. Intanto, se l'Italicum è spacciato, il presidente del Consiglio può facilmente offrirlo come moneta di scambio alla minoranza riottosa del suo partito. Una moneta bucata, perché l'Italicum dovrebbe essere comunque cambiato; ma buona, nel frattempo, per comprare il Sì al referendum ed avere margine di contrattazione. 

 

Sempre che il Sì sia dato vincente.

Appunto. Se così non è, occorre tempo per correre ai ripari. E la soluzione migliore, come abbiamo visto, è un buon ricorso su una questione già proposta, ma, fino ad oggi, ritenuta marginale, che però oggi può offrire il destro per un rinvio. Se devo essere onesto ho l'impressione che ormai, vista la situazione, all'interno dei due schieramenti, del Sì e del No, si stiano formando due fazioni trasversali. Una spingerebbe per andare al voto subito, il 4 dicembre, comunque vada, mentre l'altra, che si ritiene in svantaggio, preferirebbe attendere tempi migliori. Guelfi Bianchi e Guelfi Neri, tanto per restare a Firenze dove, da sempre, di queste cose ce ne si intende. E questo porta ulteriore confusione. Peccato che a farne le spese sia la libertà di ogni elettore di decidere.

 

Ipotizziamo per un attimo il rinvio del referendum. Nel frattempo la costituzione vigente avrebbe da guadagnarci o no? 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
19/10/2016 - Anche nel giorno di Natale del dicembre ultimo (ALBERTO DELLISANTI)

Non lessi, e lo ho fatto oggi, l'intervista del 25 dicembre scorso, "Da Renzi a Monti, passando per la UE: ecco chi affonda l'Italia". Come nota marginale dico che Monti è stato comunque il migliore, o meglio il meno peggiore di tutti. Due cose positive restano agli atti. Rifiutò la logica dei condoni che Renzi ha ripreso come prima ("più di prima", avrebbe detto il Dallara della mia gioventù). L'avere istituito (lui impolitico totale) quel "Scelta Civica" (destinata quindi a perire, poi...) che impedì una vittoria elettorale del solito Berlusconi nel 2013. Oggi ha il merito della scelta del NO al Referendum, come argomentata l'altra sera, da Madame Gruber, e al "cospetto" di un indisponente Ceccanti, renziano di complemento.

 
18/10/2016 - Intervista di un interesse grande (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie molte all'intervistatore Ferraù e al Prof. Alessandro Mangia. Il lungo cammino del leggere, informarsi, documentarsi, è segnato (a volte) da pietre miliari. Tali sono per me tre scritti di quest'anno del Prof. Mangia. L'articolo del 10 maggio "Una riforma che completa il golpe di Tangentopoli" (rileggendolo, riapprezzo un commento del Sig. Pianori); l'articolo del 5 luglio sull'Italia, scritto all'indomani della Brexit (rileggendolo, ritrovo un bel commento di Tiziano Villa); terza pietra, l'odierna intervista fattagli da Ferraù. Che concentrato di scienza del diritto e di intelletto politico. Pensarci su. Sullo spacchettamento ho sempre pensato come rispondesse a un elementare diritto degli Italiani. Intanto, a pelle, esprimo il timore che più il tempo passa, più le doti di grande manipolatore dell'omonimo di Obama in Italia (piccola differenza, Barack è un eletto dal popolo, Renzi Matteo è un nominato da Barack Obama stesso, e dall'ineffabile Giorgio Napolitano in gran consulto anche con i Capi anglo/franco/tedeschi), esprimo il timore (stavo dicendo) che più il tempo passa e più l'ordito di Renzi possa intrappolarci nella sua tela di ragno.

 
18/10/2016 - Ma una volta.... (Luigi PATRINI)

Ma una volta, quando io ero giovane, si parlava di "certezza" del diritto! E' vero che si era nel secolo scorso, ma non eravamo ai tempi nè di di Cicerone nè di Triboniano! Ora non se ne parla più? Forse il "nuovo diritto" - quello che Renzi definirebbe il "new right" - non la prevede più la "certainty"?

 
18/10/2016 - Intervista interessante ma anche inquietante (Franco Labella)

Al momento non aggiungo altro al titolo se non un grande grazie a Ferraù e al prof. Mangia. Sicuramente per la chiarezza e poi anche per le riflessioni che la lettura induce...