BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIETRO LE QUINTE/ Il piano di Renzi per rinviare il referendum

Matteo Renzi (LaPresse) Matteo Renzi (LaPresse)

Direi di no; perché si creerebbe un ulteriore periodo di incertezza in cui si fa passare l'idea che la costituzione del 1948 è sub iudice e quindi è già cosa del passato. Nel frattempo si lavora pancia a terra per guadagnare consenso a quella nuova. Dopo un certo periodo di transizione, modificarla diventerebbe quasi una necessità. Come dire: basta vivere nell'incertezza, votiamo sì ed usciamo da questa situazione ridicola.

 

La questione dello spacchettamento è davanti a diversi giudici. Cosa può accadere?

Fermo restando che, da un punto di vista giuridico, la questione è tutt'altro che peregrina, ed ha solide fondamenta nella giurisprudenza della Corte, le ipotesi astratte sono tre. Il giudice, che sia il Tar Lazio o il Tribunale di Milano, può trovare una ragione processuale per eludere il merito della questione e chiuderla lì. Oppure, seconda ipotesi, può dire che la questione è manifestamente infondata; ma è difficile che questo accada. Infine, terza ipotesi, può rinviare la questione alla Corte costituzionale. Tenga conto, però, che in questo caso il rinvio del Tar o del Tribunale di Milano sospenderebbe solo il processo ma non il referendum. In tal caso il giudice che rimettesse la questione alla Corte si libererebbe del problema e metterebbe tutto nelle mani della Corte e del Governo. Il quale dovrebbe porsi il problema di fare un referendum su cui pende una questione di costituzionalità. 

 

Nei primi due casi?

Nei primi due casi la cosa finisce in niente. E intanto che decorrono i tempi per riproporre la questione in altra sede, il referendum si fa e tutta la questione diventa accademica. Ma è possibile anche un rinvio che, per qualche ragione, sposti tutto innanzi nel tempo, a ridosso del 4 dicembre, quando un rinvio alla Corte sarebbe sostanzialmente inutile. Teniamo conto che è una questione molto delicata e il battage pubblicitario degli ultimi giorni ha avuto l'effetto di sovraccaricare politicamente una vicenda che, a rigore, dovrebbe essere solo processuale. L'interferenza tra vicenda processuale e battage mediatico è spesso una strategia nei processi penali. Non so quanto bene possa fare in situazioni come queste. E a chi.

 

Una vera e propria telefonata pubblica alla Corte costituzionale.

E' lei il giornalista…

 

(Federico Ferraù)

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
19/10/2016 - Anche nel giorno di Natale del dicembre ultimo (ALBERTO DELLISANTI)

Non lessi, e lo ho fatto oggi, l'intervista del 25 dicembre scorso, "Da Renzi a Monti, passando per la UE: ecco chi affonda l'Italia". Come nota marginale dico che Monti è stato comunque il migliore, o meglio il meno peggiore di tutti. Due cose positive restano agli atti. Rifiutò la logica dei condoni che Renzi ha ripreso come prima ("più di prima", avrebbe detto il Dallara della mia gioventù). L'avere istituito (lui impolitico totale) quel "Scelta Civica" (destinata quindi a perire, poi...) che impedì una vittoria elettorale del solito Berlusconi nel 2013. Oggi ha il merito della scelta del NO al Referendum, come argomentata l'altra sera, da Madame Gruber, e al "cospetto" di un indisponente Ceccanti, renziano di complemento.

 
18/10/2016 - Intervista di un interesse grande (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie molte all'intervistatore Ferraù e al Prof. Alessandro Mangia. Il lungo cammino del leggere, informarsi, documentarsi, è segnato (a volte) da pietre miliari. Tali sono per me tre scritti di quest'anno del Prof. Mangia. L'articolo del 10 maggio "Una riforma che completa il golpe di Tangentopoli" (rileggendolo, riapprezzo un commento del Sig. Pianori); l'articolo del 5 luglio sull'Italia, scritto all'indomani della Brexit (rileggendolo, ritrovo un bel commento di Tiziano Villa); terza pietra, l'odierna intervista fattagli da Ferraù. Che concentrato di scienza del diritto e di intelletto politico. Pensarci su. Sullo spacchettamento ho sempre pensato come rispondesse a un elementare diritto degli Italiani. Intanto, a pelle, esprimo il timore che più il tempo passa, più le doti di grande manipolatore dell'omonimo di Obama in Italia (piccola differenza, Barack è un eletto dal popolo, Renzi Matteo è un nominato da Barack Obama stesso, e dall'ineffabile Giorgio Napolitano in gran consulto anche con i Capi anglo/franco/tedeschi), esprimo il timore (stavo dicendo) che più il tempo passa e più l'ordito di Renzi possa intrappolarci nella sua tela di ragno.

 
18/10/2016 - Ma una volta.... (Luigi PATRINI)

Ma una volta, quando io ero giovane, si parlava di "certezza" del diritto! E' vero che si era nel secolo scorso, ma non eravamo ai tempi nè di di Cicerone nè di Triboniano! Ora non se ne parla più? Forse il "nuovo diritto" - quello che Renzi definirebbe il "new right" - non la prevede più la "certainty"?

 
18/10/2016 - Intervista interessante ma anche inquietante (Franco Labella)

Al momento non aggiungo altro al titolo se non un grande grazie a Ferraù e al prof. Mangia. Sicuramente per la chiarezza e poi anche per le riflessioni che la lettura induce...