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Politica

SPILLO/ Piacentini e la "mania" dei supermen di palazzo Chigi

Diego Piacentini, Commissario straordinario per il digitale, è l’ultimo degli esperti chiamati dal Governo Renzi a occuparsi di specifici settori. La riflessione di SERGIO LUCIANO

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“Che mondo sarà, se ha bisogno di chiamare Superman?”: era il 1969, e Lucio Dalla cantava così nel ritornello della sua “Fumetto”, sigla iniziale de “Gli eroi di cartone”. Ma la storia, si sa, è circolare e si ripete sempre, o quasi. Chiamare Superman è una palese tendenza del governo Renzi, sia pure con alterni risultati. Risultati modesti col superman Andrea Guerra, factotum plenipotenziario al ministero per lo Sviluppo economico per sei lunghi mesi, con esiti oggettivamente poco visibili. Convocazione di un altro superman nel caso di Joram Gutgeld, commissario per la spending review, che invece sostiene di aver rimesso sui binari giusti l’infernale macchina dei tagli che aveva guidato con pochi risultati persino il grand-commis internazionale Carlo Cottarelli, ma questi binari condurranno in stazione tra cinque anni, quindi ai posteri l’ardua sentenza.

L’ultimo superman arrivato fresco fresco dall’America, come si conviene, si chiama Diego Piacentini ed è uno dei “numeri due” di Amazon, il colosso mondiale del commercio elettronico, con oltre 100 miliardi di dollari di fatturato (e poco utile, ma meno male: applicano poco ricarico e comprare sul portale conviene). Piacentini è stato nominato Commissario straordinario per il digitale. Diciamo subito che Piacentini è senz’altro un tipo bravissimo, ed è sicuramente in buona fede: ha accettato di lavorare gratis per due anni per il governo del suo Paese - lui che vive negli Stati Uniti da decenni - “per rendere la vita più semplice ai cittadini, semplificando il rapporto con le istituzioni, e per far sì che la macchina dello Stato sia in grado di usare le tecnologie come accade in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. Un rapporto semplice tra Stato e cittadino è condizione necessaria per sviluppo economico, perché stimola gli investimenti anziché frenarli”.

Lo ha dichiarato in una lunga intervista a Repubblica. In cui ha anche spiegato perché ha accettato di lavorare gratis, mettendosi due anni in aspettativa da Amazon e vivendo con i proventi (milionari) della vendita di un pacchettino delle sue azioni: “Perché sono stato stato contagiato da un’idea forte, quella del give-back, quella cioè di restituire al proprio Paese, alla propria scuola, alla propria università qualcosa di ciò che si è avuto e che ha permesso di arrivare a farsi una bella posizione”. “Una mentalità che non è nel ‘dna’ italiano”, ha sottolineato anche Piacentini, “e che ha lasciato perplessi anche i miei genitori quando ho comunicato la mia intenzione di lasciare Amazon per tornare due anni in Italia, per di più gratuitamente”. Peccato che in Italia domini questa cultura del sospetto, ha lamentato Piacentini, per cui se qualcuno fa un’azione generosa dev’esserci “qualcosa sotto”, come l’idea - nel suo caso - che la buona relazione col governo italiano possa un domani servire ad Amazon a fare migliori affari in Italia.

Fermiamoci qua. Diciamo innanzitutto un forte grazie a Piacentini, sicuramente carico di buone intenzioni, e un ancor più forte “in bocca al lupo”. E poi spendiamo due parole di chiarezza sia su questa faccenda del “give back” come alternativa preferibile alla cultura del sospetto, sia su questo tic renziano di chiamare i superman.

Gli Stati Uniti sono un Paese bizzarro, dove effettivamente chi restituisce qualcosa alla comunità dove si è formato non è un eroe isolato e viene molto ammirato. Non si può invece dire che non vi regni una - sia pur diversa - altrettanto forte cultura del sospetto, visto che il secondo emendamento della Costituzione consente a ogni americano di custodire in casa un’arma da guerra, per difendersi in caso di attacco, e tutte le famiglie ne hanno almeno una, per un totale di 89 armi da fuoco ogni 100 abitanti, e 31 morti all’anno ogni milione di abitanti, quindi 9000 all’anno in totale, contro i 4,4 dell’Italia, quindi 250 all’anno. Come cultura del sospetto, niente male.