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CASO LUPI/ Ora che l'inchiesta "grandi opere" è archiviata, chi deve dimettersi?

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Maurizio Lupi. Si è dimesso da ministro dei Trasporti il 20 marzo 2015 (LaPresse)  Maurizio Lupi. Si è dimesso da ministro dei Trasporti il 20 marzo 2015 (LaPresse)

Nulla di nuovo sotto il sole, in fondo. Chissà se ormai qualcuno si ricorderà ancora dell'inchiesta del marzo 2015, che aveva portato a quattro ordinanze di custodia. E, in un susseguirsi di indagini, con il consueto "grande lavoro" dei celebri giornalisti "pistard" della "nuova Italia che cresce", e della complicità di una classe politica imbelle, che ormai supera le comiche di Buster Keaton, questa inchiesta aveva sollevato un "polverone" sul governo portando alle dimissioni del ministro alle Infrastrutture, Maurizio Lupi.

Un noto settimanale, quelli che ormai non legge più nessuno, ma le cui copertine vengono riprese in televisione (sic!) per compassione, titolò: "Maurizio Lupi, il ministro tradito da se stesso". Il sottotitolo era più conturbante: "Milano, Cl, Don Giussani, il ministero delle Infrastrutture e ora le dimissioni. La parabola di un uomo colpevole di semplicioneria".

Ora che cosa succede? Un attimo di storia. Il principale dossier dell'inchiesta si basava su associazione a delinquere, corruzione, turbativa d'asta, e indebita influenza ai pubblici ufficiali. Roba che se va avanti così, tra qualche anno, potrebbe portare ai lavori forzati.

Alle quattro ordinanze di detenzione (che ora vengono chiamate "misure restrittive") si aggiunsero altri sette indagati.

La repubblica era ancora una volta "scossa" dallo scandalo! Ora i quattro maggiori imputati erano il più importante dirigente al ministero delle Infrastrutture, Ettore Incalza (personaggio, nel suo campo, di livello mondiale), l'imprenditore Stefano Perotti, il lobbista Francesco Cavallo, il funzionario ministeriale Sandro Pacella.

Per questa inchiesta, Lupi non era affatto indagato, ma era finito nel "tritacarne" delle intercettazioni telefoniche (grande strumento che garantisce la libertà personale, accipicchia!) per un regalo che suo figlio avrebbe ricevuto da Perotti, l'imprenditore.

La tesi accusatoria prevedeva che ci fosse un accordo per spartirsi gli appalti. Incalza avrebbe messo alla direzione dei lavori l'impresa di Perotti per favorire alcune aziende, mentre Cavallo faceva da intermediario. Un intrigo quasi giudaico-massonico.

Quindi, se il figlio di Lupi aveva ricevuto un regalo da Perotti (accipicchia: un Rolex, il cui reale valore è sempre cambiato nel corso di questi due anni), per questioni di "opportunità politica" Maurizio Lupi si doveva dimettere.

E così avvenne, secondo una giurisprudenza che potrebbe ispirarsi ai "grandi principi" degli ayatollah iraniani. Il diritto sciita deve essere ormai, senza dubbio, considerato migliore del diritto positivo occidentale, soprattutto se di ispirazione common law, anche se in Italia molti pubblici ministeri hanno forti dubbi: accipicchia, ci sarebbe la responsabilità personale del reato e magari si finirebbe con il parlare della separazione delle carriere, quella che volevano Montesquieu, Tocqueville, anche il nostro Calamandrei. Ma qui non se ne parla!

Ma, a parte questi incisi, che cosa è successo del grande scandalo? E' accaduto che il gip di Firenze, Antonio Pezzutti, ha archiviato l'inchiesta per infondatezza delle notizie di reato. Scommettiamo che non faranno nessuno "speciale televisivo", nemmeno dalle 2 alle 4 di notte? 



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COMMENTI
26/10/2016 - bla bla bla (Luca Carè)

qui vi preoccupate del Ministro Lupi... preoccupatevi delle centinaia di persone che finirono nella bufera e che non c'entravano assolutamente nulla e che comunque hanno perso il lavoro. Magistrati, giudici e pm non si sono mica preoccupati di queste persone. Lo stato dove era e dove sta?

 
23/10/2016 - Quando si sbaglia bisogna correggersi (Corrado Rizzi)

Nessuno è perfetto, neanche il primo ministro. Ha sbagliato a non credere alla buona fede del suo ministro. Niente di così grave, peccatuccio veniale; già perdonato. Eh si ma ora deve correggere l'erroruccio; se è uomo! Rimetta al suo posto il dimissionario; pensate, potrà anche vantarsi di rispettare la magistratura e L'onestà del suo collaboratore! Ma potrebbe anche non fare niente; e allora si dimostrerebbe senza palle e a questo punto come ci si potrà fidare di lui?

 
23/10/2016 - Speriamo bene (Giuseppe Crippa)

Scorrendo il sito de Il Fatto Quotidiano ho letto il seguente commento alla notizia (di tre giorni fa) relativa all'inchiesta ora archiviata: "Insufficienza di prove. Non che non ci fossero. Ma chi è che decide quanto esse siano sufficienti e quando no e in base a quali parametri? La storia di Incalza proviene da lontano. Fin dalla Prima Repubblica. Non che egli sia incappato nelle maglie della Giustizia in quei tempi ma chissà perchè Di Pietro lo allontanò dal Ministero? Forse perchè da ex Magistrato nonostante non ne avesse le prove sentiva un certo odore? Ma durò poco l'esilio poichè il signor Lupi da ministro decise di richiamarlo ai suoi antichi servigi e lo fece diventare il dominus di tutte le opere. Un pò come se il nuovo proprietario dei depositi del Parmigiano Reggiano facesse rientrare i topi allontanati dal precedente proprietario. Una vera pacchia e si sa l'appetito vien mangiando. Chissà se il topo incontrerà da qualche parte del magazzino una trappola e vi cadrà per eccessiva fiducia? Speriamo bene." Mi associo anch'io allo "Speriamo bene."

 
23/10/2016 - Risposta (francesco taddei)

SI.