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DIETRO LE QUINTE/ Renzi contro l'Ue per prendere i voti di Berlusconi e M5s

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

Dal momento che da tempo Renzi ha maturato la convinzione che la battaglia sarà vinta se saprà sfondare dentro l'elettorato tradizionalmente di centrodestra, sparare a zero contro l'Europa matrigna può rassicurare una certa fascia di delusi dell'Unione, che altrimenti seguirebbero le indicazioni di Salvini, della Meloni e di Berlusconi. Il presidente del Consiglio si vuol porre come garante dell'antieuropeismo. Sembra intenzionato a "rubare" in ogni fascia dell'elettorato. 

Un certo antieuropeismo è anche patrimonio del Movimento 5 Stelle, ma in questo caso la sfida si svolge soprattutto sul piano dell'antipolitica. Non diversamente si può leggere infatti l'attacco frontale al vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, sul dimezzamento dello stipendio dei parlamentari. La provocazione di ridurlo in base alle presenze in aula (Di Maio sta appena al 37%) è il tentativo di accreditarsi come il vero castigamatti dei costi della politica agli occhi di chi non lo voterà mai, ma potrebbe lasciarsi sedurre almeno al punto di appoggiare la riforma costituzionale. 

Renzi quindi antieuropeista per sfondare al centro-destra e antipolitico per scardinare il consenso dei grillini. La strategia a tutto campo di Palazzo Chigi diventa così chiara ed evidente. Quello che lo è molto meno è che cosa potrebbe succedere all'indomani della consultazione popolare. Tra 40 giorni tutti saranno pronti a presentargli il conto. Se l'offensiva avvolgente avrà avuto successo, il premier avrà buon gioco a concedere qualcosa all'Europa, e uscirà dall'angolo. C'è chi teme una manovra correttiva dei conti pubblici in primavera, ma solo chi vivrà, vedrà.

Ben diverso sarà lo scenario se sarà il No a trionfare, come appare ancora probabile sulla base dei sondaggi. In quel caso l'attacco al premier sarà concentrico. Sarà tutt'altro che facile uscirne, anche se Renzi oggi sembra non porsi neppure il problema, sicuro com'è di riuscire a risalire la china del consenso. Il gioco è sempre al rialzo, e ormai rien ne va plus. 



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COMMENTI
24/10/2016 - Due camaleonti: Renzi e Napolitano (ALBERTO DELLISANTI)

Il secondo ha lo stile posato del gran borghese della borghesia napoletana colta, che chiunque ha in grande considerazione. Il che non ha impedito a Napolitano l'andare da un Capo all'Altro. Dall'uno all'altro, vi è anche un quid di positività del suo cammino, che gli è riconosciuta. Ma insomma, si va dal suo alzare la mano (in coro) per l'esecuzione della pena di morte per il patriota ungherese Imre Nagy nel 1956 a Budapest, al divenire organico al Direttorio anglo franco super-tedesco, e molto super-statunitense, che esige docile sudditanza dal resto d'Europa alla citata cupola. Sì, il termine lo usano i mafiosi. Ma perché devo lasciargliene l'esclusiva? Rende bene l'idea, e lo uso anche se lorsignori non sono la mafia. Su scala più piccola, King George votò NO al Referendum del 2006 (ci viene ricordato oggi) affermando che riforme costituzionali non se ne fanno a colpi di maggioranze (e risicate). Con opposta mens, oggi è una colonna dal SI'. Renzi non è posato, è sempre all'attacco, e non fu "anti europeo" (la cupola ora lo lascia fare! vogliono il SI'!) quando doveva e poteva (semestre di sua presidenza europea). Fu diligentemente merkeliano. Adesso gli conviene il contrario, come dice Del Duca, e bombarda. Solo dopo il 4/12 sapremo se torna all'ovile per vittoria del SI'. O se manterrà con i fatti (al di là di parole bombarole) un forte confronto di verità, sia che vinca il SI', sia che vinca il NO. Solo là si parrà la sua virtude (se c'è, oggi sommersa dal fumo).