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REFERENDUM/ Gen. Mini: la riforma? E' la corsa al potere di una maggioranza di palazzo

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Maria Elena Boschi (LaPresse)  Maria Elena Boschi (LaPresse)

Ci è stato detto che questa riforma, "dopo un dibattito trentennale infruttuoso e controverso", era diventata improcrastinabile. Non ci è stato detto che la controversia non derivava dalla carenza di norme ma dalla necessità (riconosciuta dalle stesse commissioni bilaterali e da tutti gli altri proponenti di riforme alla Costituzione) di procedere alle riforme con il più largo consenso delle forze politiche. Lo stesso meccanismo dell'articolo 138 della Costituzione, prevedendo più esami incrociati tra Camera e Senato, cauti passi successivi e tempi di riflessione intendeva promuovere un largo consenso. Tant'è che nel caso esso fosse venuto a mancare, si prevedeva la possibilità di ricorrere alla consultazione diretta del popolo. 

 

Adesso invece?

Ora si è arrivati a questa riforma pasticciata e opaca perché invece di ricercare il largo consenso si è preferito imporre la volontà di una maggioranza non rappresentativa della nazione. Abbiamo assistito a manovre di qualsiasi genere, a ricatti politici, disinformazione, emarginazione dei dissidenti o soltanto dei non favorevoli, sostituzione di membri di commissioni parlamentari scomodi, agitazione di spauracchi, promesse populistiche, ghigliottine, canguri, sedute fiume e molto altro e di peggio è avvenuto nell'ombra. La forma non è stata violata, ma il metodo si è rivelato ingiusto e scorretto perché nel frattempo la rappresentatività parlamentare e governativa era passata, con successive "porcate" e "leggi incostituzionali",  dal sistema proporzionale a quello maggioritario a sbarramento. E soprattutto perché le finalità della riforma erano e rimangono tanto confuse da giustificare ogni sospetto di manipolazione. 

 

In passato sono state promulgate leggi costituzionali senza difficoltà.

Appunto; ma quando gli obiettivi delle riforme costituzionali erano chiari, puntuali e condivisi. Dal 1948 ad oggi sono state approvate 38 leggi costituzionali tra cui provvedimenti importanti come le pari opportunità, l'abolizione della pena di morte anche per i reati militari in tempo di guerra, il voto degli italiani all'estero, l'estradizione per delitti di genocidio, il giusto processo, il pareggio di bilancio eccetera. I problemi si sono posti quando le riforme si presentavano strumentali o soltanto imparziali e soprattutto quando rispecchiavano interessi di potere particolari e clientelari.

 

Una delle ragioni del Sì è decidere più in fretta. La "democrazia decidente" di Renzi.

Ci è stato detto: "Abbiamo bisogno di capacità decisionali e di procedimenti legislativi più rapidi e non di un sistema immaginato e pensato a quei tempi in cui forse si credeva si dovesse decidere raramente" (Maria Elena Boschi, l'Unità, 12 marzo 2016, ndr). Ebbene, dobbiamo ricordare che la rapidità non è sinonimo di  migliore qualità o efficacia dei provvedimenti. Anzi. Siamo ancora impantanati nei problemi creati dalla fretta dei governi e dalle loro false priorità. Inoltre, il sarcasmo fuori posto è sempre una forma di denigrazione e in questa frase è chiara la volontà di delegittimare un'Italia che i denigratori non hanno né conosciuto né studiato.  

 

E invece, generale Mini?



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COMMENTI
27/10/2016 - Leggere e rileggere il Signor Cilea (ALBERTO DELLISANTI)

Leggere e rileggere il Generale Fabio Mini. E pure Achille Cilea!

 
27/10/2016 - RESISTERA’ LA COSTITUZIONE PIU’ BELLA DEL MONDO? (Achille Cilea)

Egregio sig Moscatelli, dovrebbe confrontare il testo dell’art 31 della legge sottoposta a referendum con il testo del n. 187 del compendio della dottrina sociale cristiana (Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti) e con quanto ha detto don Giussani ad Assago nel 1987 (La politica, in quanto forma più compiuta di cultura, non può che trattenere come preoccupazione fondamentale l'uomo (Giovanni Paolo II ,discorso all'Unesco, 2 giugno 1980) … determinato dal senso religioso. …. la radice da cui scaturiscono i valori …. Nel gioco di questa responsabilità di fronte ai valori, l'uomo ha a che fare con il potere …che … deve cercare di governare i desideri dell'uomo. ... Così potremmo sintetizzare l'essenza di ciò che ci minaccia: gli stati si programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici, i lettori, ecc. Tutta la società un po' alla volta diviene qualcosa che lo Stato si produce). Avrebbe più chiaro che le ragioni del NO al prossimo referendum, suggerite dal gen Mini, … sono grandi come una casa. Achille Cilea

 
26/10/2016 - La corsa al potere di una maggioranza di palazzo (ALBERTO DELLISANTI)

1) Il Gen. Mini dice NO a coloro che operano per dividere l'Italia e che intendono affondare la nave per assumere il comando di una scialuppa. 2) Sono le motivazioni che siano comuni (e ve ne sono!) "a fare del NO un fronte trasversale espressione di molte anime, non di un pensiero unico". Democratic expression! 3) "Denigrando", "con sarcasmo fuori posto", la Boschi disse a "L'Unità" che i Costituenti pensavano ("a quei tempi") che si dovesse "decidere raramente". Quindi non pensarono al mantra di Maria Elena d'Arezzo sulle "capacità decisionali e i procedimenti legislativi rapidi". (Uhm, ma quanto rapidi?). (Rapidi...sì da abolire i corpi intermedi!...). 4) Il Renzianum "stravolge l'impianto istituzionale dello Stato, aumentando l'arbitrio individuale, o di gruppo, e del potere in generale". 5) NO al Senato, anche, "che non è più una istituzione, ma una costosa conferenza saltuaria di Amministratori Locali, la cui legittimazione nell'incarico (complementare) dipende dall'arbitrio di chi li ha designati". 6) NO a Riforma "che spacca il Paese" foriera di un senso di "rigetto delle opposizioni, di esclusione di minoranze, di ghettizzazione delle intelligenze non allineate". 7) NO vuol dire che il 5/12 qualunque Governo dovrà occuparsi finalmente d'altro: "ripresa economica, compattazione sociale, disaffezione politica". 8) NO, per avere una riforma seria e corretta domani (e non dopo domani). 9) Con il SI', invece, parte la vera corsa al potere di una maggioranza

 
26/10/2016 - Il Generale Mini è una grande persona (ALBERTO DELLISANTI)

C' è poco da ironizzare sul "Sussidario", definito qui sotto come organo della campagna del NO. Chi lo dice, lo tralasci 'sto giornale! I contributi del Sussidiario non sono a senso unico, e ben lo sa chi lo legga davvero. Altro conto è registrare che i fautori del NO hanno molto filo da tessere e tessono i loro articoli. Che parolona "la opposizione evanescente"! Ma forse per il sig. Taddei sono "litigiose e spartitorie le coalizioni", in quel di Germania, in quel di Gran Bretagna, ecc ecc ? E in Italia? Ma ne fecero la fortuna in decenni addietro! L'intervista al Generale Mini è lunga, densa, e a fare un commento ci si arriva dopo avere letto due volte. La seconda la faccio dopo cena. Ma intanto esprimo solidarietà ad Achille Cilea per "i giudizi sparati" attribuitigli a vanvera. Il sig Moscatelli la rileggerà, rendendosi conto di come lei l'abbia letto il "Renzianum", e per questo abbia potuto così ben argomentare il suo commento.

 
26/10/2016 - Referendum (Giovanni Moscatelli)

Penso che non mi pubblicherete nemmeno questo commento perché non mi schiero per il NO come questo giornale. Comunque, signor Cilea, prima di sparare i suoi giudizi sulla riforma si legga il testo e vedrà che le cose non corrispondono a quanto lei paventa. Non ci toglie la libertà, andiamo! E poi lasci stare in questo caso don Giussani. Non costringiamolo a dire tutto quello che vogliamo noi!

 
26/10/2016 - Si, ma anche (Tiziano Villa)

Grazie al generale Mini per l'analisi lucidssima. Una rassicurazione ad Achille Cilea: l'articolo in cui Vittadini veltroneggia l'ha scritto Crozza fingendosi Vittadini che imita Veltroni. Quanto ai cantori del partito di maggioranza relativa, aspettiamo anche che ci indichino tale soglia: 20% o anche meno? (e mi raccomando che non spartiscano niente, forti di maggioranze così qualificate).

 
26/10/2016 - occorrono ragioni adeguate per scegliere (Achille Cilea)

STRAORDINARIO! (e bravo l’anonimo intervistatore che ha fatto venire fuori tutte le ragioni del NO!). Dopo la delusione dovuta all’incontro dell’altro ieri al CENTRO CULTURALE DI MILANO con Violante-Polito-Vittadini (caratterizzato dall’assenza di orientamenti per una scelta ponderata), è emersa chiara la difficoltà di Vittadini, presidente della Fondazione x la Sussidiarietà, a dichiararsi con chiarezza per una scelta (SI o NO) davanti ad un provvedimento che cancella la sussidiarietà dalla Costituzione e ci fa tornare al centralismo dello stato sabaudo. Per districarsi in una situazione resa poco chiara dalla imperante "informazione di Stato", bastava ricordare il discorso di don Giussani ad Assago (1987) e riprendere un passaggio del documento che era la base della discussione "Per recuperare il senso del vivere insieme" dove si afferma come sia necessario "riconoscere come fondamento condiviso il valore della persona e la sua libertà espressiva e associativa". Sarebbe stato chiaro che la riforma proposta va nella direzione opposta (voluta dalle grandi lobby del pensiero unico) cioè quella di rendere più decisiva una oligarchia governativa non eletta, rispetto alla sovranità popolare: questo il motivo che rende necessario liberarsi dei corpi intermedi e puntare tutto sul rapporto diretto cittadino-stato (facendo così rientrare dalla finestra il "centralismo democratico" buttato via dalla porta nel 1989 con la fine dell'URSS). Achille Cilea

 
26/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Caro generale, in ogni paese comanda il partito di maggioranza relativa, senza coalizioni litigiose e spartitorie. Se alla maggioranza corrisponde una opposizione evanescente non dipende dal sistema elettorale.