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REFERENDUM/ Gen. Mini: la riforma? E' la corsa al potere di una maggioranza di palazzo

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Maria Elena Boschi (LaPresse)  Maria Elena Boschi (LaPresse)

Sì. Intendeva istituire il "regime del primo ministro" al posto del "regime dei partiti". "Perché — diceva — il governo della Repubblica deve governare anche per chi gli vota contro, anche per i senza partito, anche per gli extraparlamentari, anche per chi ancora non vota e voterà domani". Era una proposta al limite della liceità costituzionale e valeva finché ci si credeva. Ma lui era Spadolini e governò a modo suo senza modificare una sola virgola della Costituzione. E se fosse stata necessaria una riforma, "Il governo — disse Spadolini — ricercherà sempre con l' opposizione lo "idem sentire de Constitutione". Questa riforma è lontana anni luce dall'idem sentire di Spadolini e di tutti i padri costituenti.

 

Le cito adesso un passo della relazione illustrativa al disegno di legge costituzionale presentato dall'esecutivo al Senato l'8 aprile 2014. Si dice che la riforma è necessaria per realizzare "un processo organico di riforma in grado di razionalizzare in modo compiuto il complesso sistema di governo multilivello articolato tra Unione europea, Stato e Autonomie territoriali"…

Sa in cosa si concreta quel "complesso sistema di governo multilivello"? Esso implica lo "spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea e, in particolare, l'esigenza di adeguare l'ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea (da cui sono discesi, tra l'altro, l'introduzione del Semestre europeo e la riforma del patto di stabilità e crescita) e alle relative stringenti regole di bilancio (quali le nuove regole del debito e della spesa); le sfide derivanti dall'internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale". Sono parole testuali della proposta, ma più che un proposito, lo sproloquio sembra una captatio benevolentiae nei confronti dell'Europa. Una inutile piaggeria, che non ha più senso visto che l'integrazione europea è più lontana che mai, la governance europea è in crisi grazie anche agli atteggiamenti estemporanei del nostro governo (Bratislava) e che nella cosiddetta riforma non c'è nulla che risponda alle sfide "dell'internazionalizzazione economica". 

 

Noi vogliamo cambiare la nostra carta, ma qual è il contesto nel quale lo stiamo facendo, secondo lei? Come è mutato?

Oggi in campo internazionale siamo ad un livello di guerra fredda molto vicino alla guerra calda tra blocchi contrapposti, come nel 1946, in Europa, in Asia e quindi in tutto il mondo. Gli equilibri stanno cambiando rapidamente ed in modo pressoché incontrollato. Gli stessi Stati Uniti non sanno dove andare oggi, e domani forse scopriranno di non voler e non poter andare da nessuna parte. 

 

E in Italia?

Oggi in Italia siamo sicuramente in piena guerra fredda interna. Da vent'anni siamo prigionieri di una spaccatura fra destra e sinistra che ancora parla di comunismo e fascismo. Grazie all'arroganza di partiti personalizzati il paese è spaccato apparentemente in due, ma sostanzialmente in cento pezzi. I partiti hanno interpretato l'articolo 49 della Costituzione come l'investitura di ciascuno di essi alla rilevanza costituzionale. Il segretario di un partito si sente e di fatto è stato considerato dagli stessi presidenti della Repubblica come un "organo costituzionale". In realtà l'articolo 49 stabilisce la libertà dei cittadini di associarsi in partiti ma non assegna ad essi altra funzione se non quella di permettere che i cittadini concorrano con metodo democratico a determinare la politica nazionale. La rilevanza costituzionale è dei cittadini e non dei partiti. In realtà i tre partiti maggiori del panorama italiano non assicurano affatto il metodo democratico, ma quello monocratico, o al massimo oligarchico, autoritario e personalizzato. Non danno alcuno spazio di dissenso al loro interno e sono da tempo impegnati in una delegittimazione reciproca che ha prodotto la sclerosi delle strutture interne e la completa sfiducia dei cittadini nella politica in generale. 

 

Ci è stato detto che questa riforma ha rispettato tutti i parametri costituzionali e democratici. 



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COMMENTI
27/10/2016 - Leggere e rileggere il Signor Cilea (ALBERTO DELLISANTI)

Leggere e rileggere il Generale Fabio Mini. E pure Achille Cilea!

 
27/10/2016 - RESISTERA’ LA COSTITUZIONE PIU’ BELLA DEL MONDO? (Achille Cilea)

Egregio sig Moscatelli, dovrebbe confrontare il testo dell’art 31 della legge sottoposta a referendum con il testo del n. 187 del compendio della dottrina sociale cristiana (Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti) e con quanto ha detto don Giussani ad Assago nel 1987 (La politica, in quanto forma più compiuta di cultura, non può che trattenere come preoccupazione fondamentale l'uomo (Giovanni Paolo II ,discorso all'Unesco, 2 giugno 1980) … determinato dal senso religioso. …. la radice da cui scaturiscono i valori …. Nel gioco di questa responsabilità di fronte ai valori, l'uomo ha a che fare con il potere …che … deve cercare di governare i desideri dell'uomo. ... Così potremmo sintetizzare l'essenza di ciò che ci minaccia: gli stati si programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici, i lettori, ecc. Tutta la società un po' alla volta diviene qualcosa che lo Stato si produce). Avrebbe più chiaro che le ragioni del NO al prossimo referendum, suggerite dal gen Mini, … sono grandi come una casa. Achille Cilea

 
26/10/2016 - La corsa al potere di una maggioranza di palazzo (ALBERTO DELLISANTI)

1) Il Gen. Mini dice NO a coloro che operano per dividere l'Italia e che intendono affondare la nave per assumere il comando di una scialuppa. 2) Sono le motivazioni che siano comuni (e ve ne sono!) "a fare del NO un fronte trasversale espressione di molte anime, non di un pensiero unico". Democratic expression! 3) "Denigrando", "con sarcasmo fuori posto", la Boschi disse a "L'Unità" che i Costituenti pensavano ("a quei tempi") che si dovesse "decidere raramente". Quindi non pensarono al mantra di Maria Elena d'Arezzo sulle "capacità decisionali e i procedimenti legislativi rapidi". (Uhm, ma quanto rapidi?). (Rapidi...sì da abolire i corpi intermedi!...). 4) Il Renzianum "stravolge l'impianto istituzionale dello Stato, aumentando l'arbitrio individuale, o di gruppo, e del potere in generale". 5) NO al Senato, anche, "che non è più una istituzione, ma una costosa conferenza saltuaria di Amministratori Locali, la cui legittimazione nell'incarico (complementare) dipende dall'arbitrio di chi li ha designati". 6) NO a Riforma "che spacca il Paese" foriera di un senso di "rigetto delle opposizioni, di esclusione di minoranze, di ghettizzazione delle intelligenze non allineate". 7) NO vuol dire che il 5/12 qualunque Governo dovrà occuparsi finalmente d'altro: "ripresa economica, compattazione sociale, disaffezione politica". 8) NO, per avere una riforma seria e corretta domani (e non dopo domani). 9) Con il SI', invece, parte la vera corsa al potere di una maggioranza

 
26/10/2016 - Il Generale Mini è una grande persona (ALBERTO DELLISANTI)

C' è poco da ironizzare sul "Sussidario", definito qui sotto come organo della campagna del NO. Chi lo dice, lo tralasci 'sto giornale! I contributi del Sussidiario non sono a senso unico, e ben lo sa chi lo legga davvero. Altro conto è registrare che i fautori del NO hanno molto filo da tessere e tessono i loro articoli. Che parolona "la opposizione evanescente"! Ma forse per il sig. Taddei sono "litigiose e spartitorie le coalizioni", in quel di Germania, in quel di Gran Bretagna, ecc ecc ? E in Italia? Ma ne fecero la fortuna in decenni addietro! L'intervista al Generale Mini è lunga, densa, e a fare un commento ci si arriva dopo avere letto due volte. La seconda la faccio dopo cena. Ma intanto esprimo solidarietà ad Achille Cilea per "i giudizi sparati" attribuitigli a vanvera. Il sig Moscatelli la rileggerà, rendendosi conto di come lei l'abbia letto il "Renzianum", e per questo abbia potuto così ben argomentare il suo commento.

 
26/10/2016 - Referendum (Giovanni Moscatelli)

Penso che non mi pubblicherete nemmeno questo commento perché non mi schiero per il NO come questo giornale. Comunque, signor Cilea, prima di sparare i suoi giudizi sulla riforma si legga il testo e vedrà che le cose non corrispondono a quanto lei paventa. Non ci toglie la libertà, andiamo! E poi lasci stare in questo caso don Giussani. Non costringiamolo a dire tutto quello che vogliamo noi!

 
26/10/2016 - Si, ma anche (Tiziano Villa)

Grazie al generale Mini per l'analisi lucidssima. Una rassicurazione ad Achille Cilea: l'articolo in cui Vittadini veltroneggia l'ha scritto Crozza fingendosi Vittadini che imita Veltroni. Quanto ai cantori del partito di maggioranza relativa, aspettiamo anche che ci indichino tale soglia: 20% o anche meno? (e mi raccomando che non spartiscano niente, forti di maggioranze così qualificate).

 
26/10/2016 - occorrono ragioni adeguate per scegliere (Achille Cilea)

STRAORDINARIO! (e bravo l’anonimo intervistatore che ha fatto venire fuori tutte le ragioni del NO!). Dopo la delusione dovuta all’incontro dell’altro ieri al CENTRO CULTURALE DI MILANO con Violante-Polito-Vittadini (caratterizzato dall’assenza di orientamenti per una scelta ponderata), è emersa chiara la difficoltà di Vittadini, presidente della Fondazione x la Sussidiarietà, a dichiararsi con chiarezza per una scelta (SI o NO) davanti ad un provvedimento che cancella la sussidiarietà dalla Costituzione e ci fa tornare al centralismo dello stato sabaudo. Per districarsi in una situazione resa poco chiara dalla imperante "informazione di Stato", bastava ricordare il discorso di don Giussani ad Assago (1987) e riprendere un passaggio del documento che era la base della discussione "Per recuperare il senso del vivere insieme" dove si afferma come sia necessario "riconoscere come fondamento condiviso il valore della persona e la sua libertà espressiva e associativa". Sarebbe stato chiaro che la riforma proposta va nella direzione opposta (voluta dalle grandi lobby del pensiero unico) cioè quella di rendere più decisiva una oligarchia governativa non eletta, rispetto alla sovranità popolare: questo il motivo che rende necessario liberarsi dei corpi intermedi e puntare tutto sul rapporto diretto cittadino-stato (facendo così rientrare dalla finestra il "centralismo democratico" buttato via dalla porta nel 1989 con la fine dell'URSS). Achille Cilea

 
26/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Caro generale, in ogni paese comanda il partito di maggioranza relativa, senza coalizioni litigiose e spartitorie. Se alla maggioranza corrisponde una opposizione evanescente non dipende dal sistema elettorale.