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REFERENDUM/ Gen. Mini: la riforma? E' la corsa al potere di una maggioranza di palazzo

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Maria Elena Boschi (LaPresse)  Maria Elena Boschi (LaPresse)

No. In realtà, l'iter di questa riforma, come quella bocciata nel 2006, è stato caratterizzato dalla prevalenza del metodo "a colpi di maggioranza", abbandonando l'equilibrio previsto dalla costituzione tra leggi "consensuali" e "maggioritarie". Si è invece rafforzata la presunta equivalenza fra principio democratico e principio maggioritario. Le modifiche alla Costituzione o alla forma di governo e della rappresentanza (come nel caso della legge elettorale) scaturiscono dalla convenienza della maggioranza di turno: nel periodo 2000-2015, ben nove (su dieci) leggi di revisione della Costituzione sono state approvate con i soli voti della maggioranza parlamentare, senza cercare larghe intese all'interno delle forze. Abbiamo assistito a repentini cambi di orientamento e attivo schieramento di politici, testimonial, cattedratici e interi gruppi di potere, anch'essi confusi e astiosi o palesemente interessati a mostrarsi compiacenti. Simili cambiamenti di rotta non possono che destare sospetti sulle lusinghe o pressioni che li hanno determinati. 

 

Eppure, Renzi continua a dire che questa riforma non altera le istituzioni democratiche.

No; questa riforma nega e offende le istituzioni democratiche: nei fatti stravolge l'impianto istituzionale dello Stato aumentando l'arbitrio individuale, o di un gruppo, e l'arbitrio del potere in generale. Il mio non è un giudizio teorico o di principio. Come uomo, soldato e cittadino con oltre 46 anni di servizio nell'ambito di un'istituzione fondamentale come le forze armate, deputate alla difesa della patria, anche in guerra, voto No ad una riforma che sottrae al Parlamento la decisione sulla più drammatica evenienza di uno Stato: la dichiarazione di guerra. La norma proposta indica infatti nel Governo, attraverso la sua ovvia e artificiosa maggioranza monocamerale, il responsabile di tale decisione. 

 

Sembra però di parlare di una cosa lontanissima sul piano pratico, di una evenienza della prima metà del secolo scorso.

E' vero che può sembrare ininfluente: nessuno più dichiara apertamente la guerra, ad eccezione degli Stati Uniti che ormai scendono in guerra per ogni cosa. Ma anche loro, pur chiamando guerra qualsiasi sforzo interno ed internazionale, pur individuando nemici in ogni interlocutore, pur usando gli strumenti di guerra come prima risorsa d'emergenza e pur avendo inventato la guerra preventiva che non previene ma anzi anticipa la guerra, sono ben attenti ad evitare con cura qualsiasi dichiarazione formale di guerra. Oggi, specialmente da parte dei paesi europei e della Nato, la guerra si fa senza dichiararla o semplicemente cambiandone il nome. E comunque neppure l'impegno della Nato nella difesa collettiva (articolo 5 del Trattato) costringe in modo automatico ad intervenire con le armi. Ogni paese membro può (e deve) scegliere in che maniera contribuire alla difesa collettiva. Se la norma che equipara la dichiarazione di guerra a qualsiasi altro atto amministrativo può sembrare ininfluente sul piano pratico, non lo è affatto sul piano istituzionale e della filosofia del diritto. In questo caso, l'abolizione del bicameralismo perfetto è la chiara manifestazione della volontà di banalizzare il ruolo delle istituzioni a partire dall'atto più drammatico delle loro funzioni: la deliberazione sulla guerra. Il parlamento riformato è squilibrato a favore della Camera e questa, per effetto della legge elettorale maggioritaria e dei premi di maggioranza esagerati, è squilibrata a favore del governo. Di fatto, il nuovo parlamento e lo stesso governo cessano di essere organi rappresentativi di tutto il paese e perdono la qualità fondamentale per autorizzare la guerra in nome del popolo italiano e quindi anche la facoltà di assumere ogni altra decisione che comporti analoghi sacrifici per tutta la popolazione e il trasferimento di risorse, poteri e funzioni da una istituzione all'altra. 

 

Insomma, se tali squilibri consentono di accelerare le decisioni del governo in nome della cosiddetta governabilità… 



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COMMENTI
27/10/2016 - Leggere e rileggere il Signor Cilea (ALBERTO DELLISANTI)

Leggere e rileggere il Generale Fabio Mini. E pure Achille Cilea!

 
27/10/2016 - RESISTERA’ LA COSTITUZIONE PIU’ BELLA DEL MONDO? (Achille Cilea)

Egregio sig Moscatelli, dovrebbe confrontare il testo dell’art 31 della legge sottoposta a referendum con il testo del n. 187 del compendio della dottrina sociale cristiana (Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti) e con quanto ha detto don Giussani ad Assago nel 1987 (La politica, in quanto forma più compiuta di cultura, non può che trattenere come preoccupazione fondamentale l'uomo (Giovanni Paolo II ,discorso all'Unesco, 2 giugno 1980) … determinato dal senso religioso. …. la radice da cui scaturiscono i valori …. Nel gioco di questa responsabilità di fronte ai valori, l'uomo ha a che fare con il potere …che … deve cercare di governare i desideri dell'uomo. ... Così potremmo sintetizzare l'essenza di ciò che ci minaccia: gli stati si programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici, i lettori, ecc. Tutta la società un po' alla volta diviene qualcosa che lo Stato si produce). Avrebbe più chiaro che le ragioni del NO al prossimo referendum, suggerite dal gen Mini, … sono grandi come una casa. Achille Cilea

 
26/10/2016 - La corsa al potere di una maggioranza di palazzo (ALBERTO DELLISANTI)

1) Il Gen. Mini dice NO a coloro che operano per dividere l'Italia e che intendono affondare la nave per assumere il comando di una scialuppa. 2) Sono le motivazioni che siano comuni (e ve ne sono!) "a fare del NO un fronte trasversale espressione di molte anime, non di un pensiero unico". Democratic expression! 3) "Denigrando", "con sarcasmo fuori posto", la Boschi disse a "L'Unità" che i Costituenti pensavano ("a quei tempi") che si dovesse "decidere raramente". Quindi non pensarono al mantra di Maria Elena d'Arezzo sulle "capacità decisionali e i procedimenti legislativi rapidi". (Uhm, ma quanto rapidi?). (Rapidi...sì da abolire i corpi intermedi!...). 4) Il Renzianum "stravolge l'impianto istituzionale dello Stato, aumentando l'arbitrio individuale, o di gruppo, e del potere in generale". 5) NO al Senato, anche, "che non è più una istituzione, ma una costosa conferenza saltuaria di Amministratori Locali, la cui legittimazione nell'incarico (complementare) dipende dall'arbitrio di chi li ha designati". 6) NO a Riforma "che spacca il Paese" foriera di un senso di "rigetto delle opposizioni, di esclusione di minoranze, di ghettizzazione delle intelligenze non allineate". 7) NO vuol dire che il 5/12 qualunque Governo dovrà occuparsi finalmente d'altro: "ripresa economica, compattazione sociale, disaffezione politica". 8) NO, per avere una riforma seria e corretta domani (e non dopo domani). 9) Con il SI', invece, parte la vera corsa al potere di una maggioranza

 
26/10/2016 - Il Generale Mini è una grande persona (ALBERTO DELLISANTI)

C' è poco da ironizzare sul "Sussidario", definito qui sotto come organo della campagna del NO. Chi lo dice, lo tralasci 'sto giornale! I contributi del Sussidiario non sono a senso unico, e ben lo sa chi lo legga davvero. Altro conto è registrare che i fautori del NO hanno molto filo da tessere e tessono i loro articoli. Che parolona "la opposizione evanescente"! Ma forse per il sig. Taddei sono "litigiose e spartitorie le coalizioni", in quel di Germania, in quel di Gran Bretagna, ecc ecc ? E in Italia? Ma ne fecero la fortuna in decenni addietro! L'intervista al Generale Mini è lunga, densa, e a fare un commento ci si arriva dopo avere letto due volte. La seconda la faccio dopo cena. Ma intanto esprimo solidarietà ad Achille Cilea per "i giudizi sparati" attribuitigli a vanvera. Il sig Moscatelli la rileggerà, rendendosi conto di come lei l'abbia letto il "Renzianum", e per questo abbia potuto così ben argomentare il suo commento.

 
26/10/2016 - Referendum (Giovanni Moscatelli)

Penso che non mi pubblicherete nemmeno questo commento perché non mi schiero per il NO come questo giornale. Comunque, signor Cilea, prima di sparare i suoi giudizi sulla riforma si legga il testo e vedrà che le cose non corrispondono a quanto lei paventa. Non ci toglie la libertà, andiamo! E poi lasci stare in questo caso don Giussani. Non costringiamolo a dire tutto quello che vogliamo noi!

 
26/10/2016 - Si, ma anche (Tiziano Villa)

Grazie al generale Mini per l'analisi lucidssima. Una rassicurazione ad Achille Cilea: l'articolo in cui Vittadini veltroneggia l'ha scritto Crozza fingendosi Vittadini che imita Veltroni. Quanto ai cantori del partito di maggioranza relativa, aspettiamo anche che ci indichino tale soglia: 20% o anche meno? (e mi raccomando che non spartiscano niente, forti di maggioranze così qualificate).

 
26/10/2016 - occorrono ragioni adeguate per scegliere (Achille Cilea)

STRAORDINARIO! (e bravo l’anonimo intervistatore che ha fatto venire fuori tutte le ragioni del NO!). Dopo la delusione dovuta all’incontro dell’altro ieri al CENTRO CULTURALE DI MILANO con Violante-Polito-Vittadini (caratterizzato dall’assenza di orientamenti per una scelta ponderata), è emersa chiara la difficoltà di Vittadini, presidente della Fondazione x la Sussidiarietà, a dichiararsi con chiarezza per una scelta (SI o NO) davanti ad un provvedimento che cancella la sussidiarietà dalla Costituzione e ci fa tornare al centralismo dello stato sabaudo. Per districarsi in una situazione resa poco chiara dalla imperante "informazione di Stato", bastava ricordare il discorso di don Giussani ad Assago (1987) e riprendere un passaggio del documento che era la base della discussione "Per recuperare il senso del vivere insieme" dove si afferma come sia necessario "riconoscere come fondamento condiviso il valore della persona e la sua libertà espressiva e associativa". Sarebbe stato chiaro che la riforma proposta va nella direzione opposta (voluta dalle grandi lobby del pensiero unico) cioè quella di rendere più decisiva una oligarchia governativa non eletta, rispetto alla sovranità popolare: questo il motivo che rende necessario liberarsi dei corpi intermedi e puntare tutto sul rapporto diretto cittadino-stato (facendo così rientrare dalla finestra il "centralismo democratico" buttato via dalla porta nel 1989 con la fine dell'URSS). Achille Cilea

 
26/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Caro generale, in ogni paese comanda il partito di maggioranza relativa, senza coalizioni litigiose e spartitorie. Se alla maggioranza corrisponde una opposizione evanescente non dipende dal sistema elettorale.