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REFERENDUM/ Gen. Mini: la riforma? E' la corsa al potere di una maggioranza di palazzo

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Maria Elena Boschi (LaPresse)  Maria Elena Boschi (LaPresse)

Non è detto che favoriscano solo i provvedimenti giusti ed equanimi, adottati in nome e per conto del bene pubblico. Abbiamo continuamente esperienze di provvedimenti "ad personam" e a favore di gruppi di potere e di avventure che non hanno nulla a che vedere con il bene pubblico. Ora veniamo chiamati ad avallare un Senato riformato che non è più una istituzione, ma una costosa conferenza saltuaria di amministratori locali la cui legittimazione nell'incarico "complementare" dipende dall'arbitrio di chi li ha designati. 

 

Dunque salta l'equilibrio dei contrappesi istituzionali?

E' evidente. L'eliminazione di tale equilibrio conduce all'arbitrio del potere del partito di maggioranza del momento. Ma voto No anche al vilipendio delle istituzioni parlamentari (e non solo) esercitato da un partito che designa parlamentari e senatori non per esigenze di rappresentatività, ma per clientelismo e corruzione. Voto No perché non voglio essere rappresentato in parlamento e nelle altre istituzioni nazionali ed europee da personaggi ignoranti, compromessi, immorali e pregiudicati soltanto perché nominati dal boss di turno. Abbiamo già vissuto il tempo del disprezzo nei confronti delle nostre istituzioni quando ad occuparle venivano designati amici, clienti e compagni e/o compagne d'alcova. Me ne sono vergognato profondamente quando in campo internazionale, politico e militare, si lanciavano battutacce sui nostri governanti. Voto No perché ciò non si ripeta. E comunque non si ripeterà con il mio sostegno o la mia indifferenza.

 

E cosa ne pensa, invece, dello stile fatto proprio del capo del governo? E' la cosiddetta personalizzazione. Ma ancor prima, nella primavera scorsa, si è cominciato facendo circolare appelli da sottoscrivere, nelle università e fuori.

Ben prima della decisione di ricorrere al referendum, il governo intero ha occupato tutti gli spazi di comunicazione tramutando il legittimo sostegno ad una propria proposta in bagarre affaristica e campagna ideologica a dispetto e scapito dell'equilibrio e dell'unità nazionale. Con il ricorso al referendum, la consultazione si è trasformata in una sfida tra Sì e No a prescindere da che cosa significassero. C'è stata la conta degli amici e dei nemici, dei clienti riconoscenti e dei candidati a posti e poltrone accondiscendenti. La giusta perorazione della causa riformistica è stata volutamente personalizzata fino a farla diventare una scommessa sulla stessa sopravvivenza del governo. Come tutte le scommesse è stato un gioco, un azzardo, un "bluff", un rischio e un ricatto sostenuti da una mobilitazione mediatica senza precedenti. Gli spazi d'informazione pubblica, che sono una risorsa pubblica, sono stati spesi (anche in senso economico) solo per fare marketing politico. 

 

Generale, al No si obietta di non essere costruttivo, di essere distruttore in partenza. Gran parte della cosiddetta moral suasion del premier si basa su questo sentimento. 

E' disfattismo non volere che il mio Paese rimanga intrappolato in un sistema che assegna i poteri dello Stato ad una maggioranza risicata e faziosa, frutto dell'allontanamento dei cittadini dalla politica, senza nessun organo di controllo e bilanciamento dei poteri? Voto No ad una riforma che spacca il paese e prelude ad una frattura ancora più ampia e pericolosa fatta di rigetto delle opposizioni, esclusione delle minoranze  e ghettizzazione delle intelligenze non allineate: tutti segni storicamente premonitori di guerra civile. Soltanto con il No si può pensare di rettificare questo stato di fatto e avviare la stagione delle riforme equilibrate, condivise ed efficaci.

 

Quindi non è che al No manchi una prospettiva, come sostiene il presidente del Consiglio. 



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COMMENTI
27/10/2016 - Leggere e rileggere il Signor Cilea (ALBERTO DELLISANTI)

Leggere e rileggere il Generale Fabio Mini. E pure Achille Cilea!

 
27/10/2016 - RESISTERA’ LA COSTITUZIONE PIU’ BELLA DEL MONDO? (Achille Cilea)

Egregio sig Moscatelli, dovrebbe confrontare il testo dell’art 31 della legge sottoposta a referendum con il testo del n. 187 del compendio della dottrina sociale cristiana (Il principio di sussidiarietà protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti) e con quanto ha detto don Giussani ad Assago nel 1987 (La politica, in quanto forma più compiuta di cultura, non può che trattenere come preoccupazione fondamentale l'uomo (Giovanni Paolo II ,discorso all'Unesco, 2 giugno 1980) … determinato dal senso religioso. …. la radice da cui scaturiscono i valori …. Nel gioco di questa responsabilità di fronte ai valori, l'uomo ha a che fare con il potere …che … deve cercare di governare i desideri dell'uomo. ... Così potremmo sintetizzare l'essenza di ciò che ci minaccia: gli stati si programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici, i lettori, ecc. Tutta la società un po' alla volta diviene qualcosa che lo Stato si produce). Avrebbe più chiaro che le ragioni del NO al prossimo referendum, suggerite dal gen Mini, … sono grandi come una casa. Achille Cilea

 
26/10/2016 - La corsa al potere di una maggioranza di palazzo (ALBERTO DELLISANTI)

1) Il Gen. Mini dice NO a coloro che operano per dividere l'Italia e che intendono affondare la nave per assumere il comando di una scialuppa. 2) Sono le motivazioni che siano comuni (e ve ne sono!) "a fare del NO un fronte trasversale espressione di molte anime, non di un pensiero unico". Democratic expression! 3) "Denigrando", "con sarcasmo fuori posto", la Boschi disse a "L'Unità" che i Costituenti pensavano ("a quei tempi") che si dovesse "decidere raramente". Quindi non pensarono al mantra di Maria Elena d'Arezzo sulle "capacità decisionali e i procedimenti legislativi rapidi". (Uhm, ma quanto rapidi?). (Rapidi...sì da abolire i corpi intermedi!...). 4) Il Renzianum "stravolge l'impianto istituzionale dello Stato, aumentando l'arbitrio individuale, o di gruppo, e del potere in generale". 5) NO al Senato, anche, "che non è più una istituzione, ma una costosa conferenza saltuaria di Amministratori Locali, la cui legittimazione nell'incarico (complementare) dipende dall'arbitrio di chi li ha designati". 6) NO a Riforma "che spacca il Paese" foriera di un senso di "rigetto delle opposizioni, di esclusione di minoranze, di ghettizzazione delle intelligenze non allineate". 7) NO vuol dire che il 5/12 qualunque Governo dovrà occuparsi finalmente d'altro: "ripresa economica, compattazione sociale, disaffezione politica". 8) NO, per avere una riforma seria e corretta domani (e non dopo domani). 9) Con il SI', invece, parte la vera corsa al potere di una maggioranza

 
26/10/2016 - Il Generale Mini è una grande persona (ALBERTO DELLISANTI)

C' è poco da ironizzare sul "Sussidario", definito qui sotto come organo della campagna del NO. Chi lo dice, lo tralasci 'sto giornale! I contributi del Sussidiario non sono a senso unico, e ben lo sa chi lo legga davvero. Altro conto è registrare che i fautori del NO hanno molto filo da tessere e tessono i loro articoli. Che parolona "la opposizione evanescente"! Ma forse per il sig. Taddei sono "litigiose e spartitorie le coalizioni", in quel di Germania, in quel di Gran Bretagna, ecc ecc ? E in Italia? Ma ne fecero la fortuna in decenni addietro! L'intervista al Generale Mini è lunga, densa, e a fare un commento ci si arriva dopo avere letto due volte. La seconda la faccio dopo cena. Ma intanto esprimo solidarietà ad Achille Cilea per "i giudizi sparati" attribuitigli a vanvera. Il sig Moscatelli la rileggerà, rendendosi conto di come lei l'abbia letto il "Renzianum", e per questo abbia potuto così ben argomentare il suo commento.

 
26/10/2016 - Referendum (Giovanni Moscatelli)

Penso che non mi pubblicherete nemmeno questo commento perché non mi schiero per il NO come questo giornale. Comunque, signor Cilea, prima di sparare i suoi giudizi sulla riforma si legga il testo e vedrà che le cose non corrispondono a quanto lei paventa. Non ci toglie la libertà, andiamo! E poi lasci stare in questo caso don Giussani. Non costringiamolo a dire tutto quello che vogliamo noi!

 
26/10/2016 - Si, ma anche (Tiziano Villa)

Grazie al generale Mini per l'analisi lucidssima. Una rassicurazione ad Achille Cilea: l'articolo in cui Vittadini veltroneggia l'ha scritto Crozza fingendosi Vittadini che imita Veltroni. Quanto ai cantori del partito di maggioranza relativa, aspettiamo anche che ci indichino tale soglia: 20% o anche meno? (e mi raccomando che non spartiscano niente, forti di maggioranze così qualificate).

 
26/10/2016 - occorrono ragioni adeguate per scegliere (Achille Cilea)

STRAORDINARIO! (e bravo l’anonimo intervistatore che ha fatto venire fuori tutte le ragioni del NO!). Dopo la delusione dovuta all’incontro dell’altro ieri al CENTRO CULTURALE DI MILANO con Violante-Polito-Vittadini (caratterizzato dall’assenza di orientamenti per una scelta ponderata), è emersa chiara la difficoltà di Vittadini, presidente della Fondazione x la Sussidiarietà, a dichiararsi con chiarezza per una scelta (SI o NO) davanti ad un provvedimento che cancella la sussidiarietà dalla Costituzione e ci fa tornare al centralismo dello stato sabaudo. Per districarsi in una situazione resa poco chiara dalla imperante "informazione di Stato", bastava ricordare il discorso di don Giussani ad Assago (1987) e riprendere un passaggio del documento che era la base della discussione "Per recuperare il senso del vivere insieme" dove si afferma come sia necessario "riconoscere come fondamento condiviso il valore della persona e la sua libertà espressiva e associativa". Sarebbe stato chiaro che la riforma proposta va nella direzione opposta (voluta dalle grandi lobby del pensiero unico) cioè quella di rendere più decisiva una oligarchia governativa non eletta, rispetto alla sovranità popolare: questo il motivo che rende necessario liberarsi dei corpi intermedi e puntare tutto sul rapporto diretto cittadino-stato (facendo così rientrare dalla finestra il "centralismo democratico" buttato via dalla porta nel 1989 con la fine dell'URSS). Achille Cilea

 
26/10/2016 - Commento (francesco taddei)

Caro generale, in ogni paese comanda il partito di maggioranza relativa, senza coalizioni litigiose e spartitorie. Se alla maggioranza corrisponde una opposizione evanescente non dipende dal sistema elettorale.