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REFERENDUM & CL/ Quel ragionevole "dubbio" che può guarirci dalla guerra civile

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“Occorre abbandonarsi al dubbio, cioè pensare che quello che dice il nostro contraddittore magari potrebbe anche essere vero. E quindi starlo a sentire, ascoltare le argomentazioni, aprirsi all’altro”. Sono le parole di Marco Cianca, giornalista del Corriere della Sera, sul quale nei giorni scorsi ha pubblicato un editoriale dal titolo: “Nello scontro sul referendum è in gioco la convivenza civile”. Ha scritto Cianca: “Un vociare insolente. Sì, no. No, sì. Tu progetti di diventare un dittatore. Voi volete sfasciare tutto. Ci porti nel baratro. Bisogna andare avanti. Ti sfrattiamo da Palazzo Chigi. Aspirate solo a spartirvi il potere. Avventurista. Passatisti. Il dibattito sul referendum costituzionale è assordante. (...) Lo scontro sulle modifiche alla Carta rischia di alimentare il fuoco che cova sotto la cenere e riaffiora la tentazione di una resa dei conti che non ci ha mai abbandonato dalla nascita della Repubblica”.

 

Come è nato in lei questo articolo?

E’ nato assistendo alle mortificanti immagini che abbiamo tutti sotto gli occhi. Quanto è avvenuto a Gorino per esempio è qualcosa di terribile. I pescatori di vongole con le loro famiglie hanno impedito a 12 giovani con otto bambini di accedere al locale che avrebbe dovuto ospitarli. Tra l’altro i pescatori hanno festeggiato la vittoria con una grigliata, cioè con un’immagine barbarica come l’odore della carne che suggella la forza della tribù. Immagini come queste fanno chiedere: “Ma a che punto siamo arrivati?”.

 

Nell’articolo sul Corriere lei parla di una “tentazione della resa dei conti che non ci ha mai abbandonato”. Quali sono le cause?

Le cause risalgono alla fine della guerra. E’ come se i vinti, cioè i fascisti, non avessero mai ammesso davvero la sconfitta o il loro errore, e avessero sempre pensato al tradimento. I vincitori invece non hanno riconosciuto le ragioni dei vinti. Non c’è stato uno sforzo reale di voltare pagina tutti insieme, ma si è rimasti a una contrapposizione che non si è mai risolta e che sta in qualche modo ancora attraversando tutta la storia repubblicana dal 1945 a oggi. Ogni volta è come se riemergesse questa questione irrisolta.

 

Dove la vede?

Quando osservo la classe politica, il suo discredito, il suo ripiegarsi su se stessa, mi viene da dire: ma perché oggi non c’è un Alcide De Gasperi che abbia una visione d’insieme?. E’ come se la resa dei conti non fosse mai finita, e quindi come se non fosse mai stata inglobata nel nostro Dna la bellezza della democrazia.

 

Ma nel frattempo i fascisti non sono tutti morti?

Anche i comunisti sono tutti morti, e del resto forse è un errore ragionare per categorie politiche di questo tipo. La questione è più generale, è un problema di democrazia fragile.

 

Prima la politica era consociativa, ora è l’opposto. Che cosa è intervenuto nel mezzo?

Prima c’era una sorta di patto non scritto: la Dc governava e il Pci faceva opposizione. Lo stesso Palmiro Togliatti diceva ai suoi: “Sarebbe sbagliato andare al governo perché non saremmo in grado”. In questo senso si può parlare di consociativismo, con tutti gli errori che sono stati commessi in campo sia politico sia sindacale sia economico. Ma con la caduta del muro di Berlino si è buttato via il bambino con l’acqua sporca. Gli stessi “corpi intermedi”, come sindacati, Confindustria e associazioni cattoliche, sono stati dipinti come una zavorra rispetto a un malinteso decisionismo.

 

Quali sono state le conseguenze?



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COMMENTI
29/10/2016 - Ma due punti non li trovo chiari (ALBERTO DELLISANTI)

Parlando di Goro e Gorino si attribuisce ai pescatori la frase "Non voglio l'altro", che incontra la disapprovazione di Cianca. Occorrerebbe maggiore chiarezza, ed osservare che a Goro si è esercitata un'inaccettabile violazione nei confronti della solita popolazione di strato povero, o comunque di strato poco abbiente. (Così come lo Stato, condotto da Renzi e da Al Fano, esercita una inaccettabile violazione nei confronti di dodici povere donne con prole, che si lasciano scappare dai Paesi di origine, senza alcun programma di loro reale inserimento nella sofferente società italiana). Il governo dell'immigrazione del tipo di Renzi e di Al Fano troverà credibilità solo quando si decreterà che gli immigrati di qualunque tipo devono innanzitutto trovar collocazione nei quartieri alti delle città. Contro una distinzione inutile, dico che mi sembra evidente che chi vota SI' al Renzianum vota SI' a Renzi, mentre chi vota NO, vota NO a Renzi (pur senza pretendere di mandarlo a casa). La modifica in senso oligarchico voluta dal vertice stesso euroamericano, caratterizza Renzi e il suo modo di intendere il governare. Ecco che potrà restare a Palazzo Chigi solo se in grado di cambiare musica. Ma è difficile crederlo, dopo averlo visto stasera in TV da Mentana. Ha dibattuto con un lucido ammirevole De Mita, con infinita arroganza, con innata capacità di manipolare la conversazione e incantare i non informati.

 
29/10/2016 - Dubbio o certezza? (Nicola Maleci)

Quanta banalità in una volta sola. Ora il dubbio diventerebbe costruttore di civiltà. Credevo che la certezza in una Presenza lo fosse. La nostra civiltà non si è costruita sul dubbio e neanche per uno sforzo di dialogo, ma sulla certezza della fede che fonda la speranza. Questo articolo mi sembra succube della mentalità dominante.

 
29/10/2016 - Quel che dice l'altro potrebbe essere vero... (Giuseppe Crippa)

Di questa intervista a Marco Cianca apprezzo soprattutto la capacità del giornalista di ascoltare e comprendere le ragioni dei pescatori di vongole di Gorino e delle loro famiglie.