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REFERENDUM/ Le due scommesse che Renzi ha perduto

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

Il presidente del Consiglio ha fatto in questo modo una duplice scommessa: una ripresa economica, o dei segnali confortanti e incisivi di autentica inversione, nel giro di alcuni mesi, e un collegamento politico con il centrodestra per diventare il "pacificatore" di una dura contrapposizione, cominciata nel 1994. In modo anche di avere consensi da una parte consistente dell'elettorato moderato. Una operazione alla Tony Blair.

Renzi di fatto queste due scommesse le ha già perdute, anche se vincesse il referendum del 4 dicembre.

Vediamo in dettaglio. La crisi economica non si è affatto risolta, l'area della povertà si è allargata, la disoccupazione ha sempre livelli altissimi, il debito è cresciuto fino al 133 per cento e i dati che si possono definire positivi sono talmente piccoli da essere spesso insignificanti.

Così, il consenso elettorale Renzi lo ha perduto alle elezioni amministrative e il centrodestra non si è trasferito sotto la sua "protezione", ma si è frantumato in diversi tronconi: una parte resta una sorta di testimonianza berlusconiana, una parte non va più a votare, un'altra ha scelto il grillismo. In più, si è spaccato anche il Pd, facendo perdere a Renzi voti a sinistra.

Se si guarda la cronologia di questi fatti, si può notare che la riforma costituzionale, che pareva all'inizio quasi una formalità, anche se doveva passare attraverso un referendum, è diventata con il tempo una sorta di ordalia che ha spaccato in due il Paese.

A questo punto il discorso politico, costituzionale, economico ed europeo, è diventato un "polverone" dove tutti si accusano a vicenda e dove lo stesso Renzi sembra ripetere la storia di rappresentare un "partito di lotta e di governo" allo stesso tempo.

Visto che la perdita di consensi in Italia aumentava, Renzi ha letteralmente rovesciato il tavolo europeo, ribadendo la necessità di flessibilità, la revisione dei parametri, minacciando veti sul bilancio comunitario, mettendo in discussione il fiscal compact e ribadendo con Barack Obama la necessità di una politica economica espansiva, connotata come neokeynesiana, parola quasi "proibita" dal 1990 in avanti.

I rischi di questa scommessa perduta, comunque finisca il risultato del referendum del 4 dicembre, sono sia quello di una profonda divisione del Paese sia quello di una nuova spinta verso quell'intreccio di giustizialismo e dilettantismo, che ha caratterizzato sinora la politica dei grillini, e che è alla base della loro politica e probabilmente della svolta italiana del 1992. E' quella politica che sta deludendo di già gli elettori del nuovo sindaco di Roma, Virginia Raggi.

Alcuni uomini della vecchia sinistra comunista e socialista dicevano di Renzi che fosse "un avventuriero". Speriamo che non sia vero, perché i guai italiani si moltiplicherebbero. In ogni caso le contraddizioni della politica italiana di questi ultimi venticinque anni sono emerse tutte proprio con l'avvento di chi doveva essere il "rottamatore" della storia repubblicana.



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COMMENTI
31/10/2016 - Commento da sottoscrivere (ALBERTO DELLISANTI)

Non cambierei una parola di quanto detto da Patrini con la testa e con il cuore. Aggiungo solo che il regalo di Renzi non ce lo ha fatto Napolitano da solo. I primi "talent scout" che si erano accorti che a Firenze vi era un "fenomeno" al Municipio, fanno parte delle JP Morgan e delle Goldman Sachs varie. Un Tony Blair ha messo a fuoco Renzi Matteo, in anticipo rispetto a un Napolitano. Re Giorgio ricevette la dritta. La apprezzò molto.

 
31/10/2016 - Ma quando ci libereremo di Renzi? (Luigi PATRINI)

Oggi è sempre più urgente liberarsi di Renzi. Sta spaccando il Paese, non ha risolto i problemi (anche se in gran parte non li ha creati lui, per carità, ma non è Capo del Governo da due giorni!!!), costituisce una vera e seria minaccia per la nostra democrazia, non solo per i suoi progetti (chissà se poi li ha, o se sta giocando?), ma anche la superficialità che ha portato nella nostra vita politica nazionale. Renzi è il regalo avvelenato che Napolitano ci ha lasciato: quanto parla bene, quanto è commovente quando parla del futuro del Paese, ma quanto è distruttivo con le scelte concrete che fa. Sembra che sia un maestro nel distruggere, ma difficilmente si vede la solidità di un progetto vero di ricostruzione del tessuto sociale del nostro popolo! Non capisco come mai tanti gli credano e lo seguano nella logica del "cambiamo così qualcosa si metterà in moto e cambierà": verso dove? verso cosa? verso quale positività? E' l'espressione più pericolosa di una classe politica piena di retorica e attenta ai suoi interessi particolari. Ma da gente che non ha storia, che non sa trarre dal passato nulla di buono, cosa ci si può aspettare?