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FINANZA E POLITICA/ La sconfitta di Renzi sulla manovra

Pubblicazione:mercoledì 5 ottobre 2016

Pier Carlo Padoan (LaPresse) Pier Carlo Padoan (LaPresse)

Esattamente. Inoltre la spesa per le pensioni è finanziata in gran parte con credito bancario, e quindi non va a formare deficit, ma è comunque spesa pubblica sia pure finanziata da prestiti bancari. La spesa per le pensioni fa aumentare il Pil di un altro 0,1-0,15%. Attraverso questa spesa pubblica, che in parte è fuori bilancio per l’Italia e in parte lo è per l’Unione Europea, il governo fa aumentare il Pil dello 0,4%. Anche gli stessi aumenti ai dipendenti statali fanno parte della spesa pubblica che fa aumentare il Pil.

 

L’aumento del Pil farà crescere in misura corrispondente la domanda interna?

No. Naturalmente se le entrate aumentano in misura corrispondente, la loro percentuale sul Pil rimane invariata. Ciò comporta il fatto che noi avremo meno soldi da spendere, mentre chi ne avrà di più saranno i pensionati, gli impiegati pubblici e gli immigrati. Il resto degli italiani invece non beneficerà di questa crescita del Pil, anzi la pagherà con maggiori imposte.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
05/10/2016 - Ma quale crescita? (Michele Ballarini)

La crescita, l'incremento del PIL, lo sviluppo, si basano essenzialmente sui consumi, nel senso più ampio.Ma per "consumere" sono necessari denari, e proprio questi scarseggiano.Il Governo si ostina ad elargirli alle imprese, attraverso molteplici forme di aiuto/agevolazione. Peccato che poche di queste imprese possano utilizzarli, realizzando investimenti produttivi e, magari, incrementando gli organici offrendo così posti di lavoro. Sì, vi sono anche queste imprese, ma troppo poche: non c'è mercato. In realtà non esiste un vero ricambio generazionale sui luoghi di lavoro perché l'età della pensione è troppo alta e i posti di lavoro assai scarsi. I giovani cercano il lavoro, anche stage sottopagati (nel corso dei quali lavorano tanto quanto dipendenti fissi,venendo però retribuiti con una cicca di tabacco).Dunque, stando così le cose, moltissimi giovani vivono ancora in famiglia, con gli aiuti dei genitori o dei nonni (per ora). E' evidente che l'insostenibilità del welfare sia una palla liberista. Una vera flessibilità pensionistica (possibilità di pensione con 62 anni di età e almeno 35 di contributi) sarebbe l'unica soluzione per aumentare l'occupazione: giovani al lavori spendono, consumano, progettano, ecc.; pensionati giovani e in salute viaggiano e consumano a loro volta. Inoltre, se i giovani non lavorano, tra 20 o 30 anni, quando noi non ci saremo più, che ne sarà del loro welfare? Lavoreranno in eterno morendo sul posto di lavoro? Gli schiavisti vorrebbero così....