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FINANZA E POLITICA/ La sconfitta di Renzi sulla manovra

Pubblicazione:mercoledì 5 ottobre 2016

Pier Carlo Padoan (LaPresse) Pier Carlo Padoan (LaPresse)

Pier Carlo Padoan ha replicato alle “critiche” arrivate alle previsioni sul Pil contenute nella nota di aggiornamento al Def, spiegando che la crescita dell’1% è un obiettivo “ambizioso, ma realizzabile”, grazie a “una manovra che dà un boost, una spinta alla crescita”. E sulla Legge di bilancio sono arrivate anche le parole di Matteo Renzi nella sua e-news, nella quale ha annunciato che il provvedimento sarà pronto verso la fine della settimana prossima: “Il deficit continua a scendere, il Pil continua a salire. Passo dopo passo, piano piano, ma la direzione è quella. Ci sarà un primo intervento per aiutare i pensionati al minimo e consentire di uscire dal lavoro un po’ prima”. Il Premier aggiunge anche che “tutti i soldi per le scuole saranno fuori dal patto di stabilità: ragione per cui mi appello ai sindaci chiedendo loro di tornare a progettare, progettare, progettare”. «Se la legge di bilancio 2017 è quella illustrata nella sua ultima e-news, Matteo Renzi ammette dichiaratamente una netta sconfitta», ci dice però Francesco Forte, ex ministro delle Finanze.

 

Professor Forte, quale Legge di bilancio dobbiamo aspettarci?

I termini elusivi usati nell’e-news fanno capire che ci sarà una crescita molto modesta rispetto a quella di quest’anno, che poi non si sa di quanto sia. La crescita dell’anno prossimo potrebbe essere pari allo 0,1% in più rispetto a quest’anno, che a sua volta potrebbe sperare di essere dello 0,1% in più rispetto all’anno scorso. In questo modo avremmo +0,7% nel 2015, +0,8% nel 2016 e +0,9% nel 2017. Inoltre non si indica di quanto sarà il deficit 2016, e potrebbe calare dello 0,1% rispetto all’anno scorso.

 

Come valuta questa politica economica?

È una politica economica che non funziona, anche perché non si dice nulla sul debito, mentre la chiave di tutto è sapere se a causa di questa Legge di bilancio il debito salirà o scenderà. Renzi non dice nemmeno se la pressione tributaria aumenterà o diminuirà, e io penso che tenderà a restare perlomeno invariata o forse salirà lievemente. Per quanto riguarda gli investimenti fuori dal patto di stabilità, l’invito ai sindaci a fare progetti per le scuole significa che i fondi pubblici arriveranno solo in un secondo tempo. Fatto sta che la spesa in questione non è ancora stata messa a bilancio.

 

È soddisfatto delle misure relative a pensioni e fisco?

Per quanto riguarda le misure a favore delle pensioni, dal momento che Renzi non indica alcuna cifra significa che sarà un pasto molto magro. Il fatto poi che il Premier non dica nulla sulla riduzione delle imposte implica che quest’ultima non ci sarà. Sembra di capire che se questa è la legge di bilancio 2017, Renzi con questa e-news ammette una netta sconfitta.

 

Padoan ha spiegato che la manovra contribuirà per lo 0,4% al +1% del Pil nel 2017. Lo ritiene possibile?

Se noi spendiamo una cifra addizionale pari a 3.200 euro per ciascun immigrato, l’Italia avrà lo 0,2% di crescita in più. Poiché un immigrato costa 500 euro per il suo recupero e 1.200 per il suo mantenimento, è chiaro che la spesa per 100mila immigrati corrisponde allo 0,1% del Pil e quella per 200mila immigrati allo 0,2%. Le spese correnti per il terremoto sono fuori dal patto di stabilità e valgono lo 0,1% di Pil in più.

 

E con questo siamo al +0,3%…


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COMMENTI
05/10/2016 - Ma quale crescita? (Michele Ballarini)

La crescita, l'incremento del PIL, lo sviluppo, si basano essenzialmente sui consumi, nel senso più ampio.Ma per "consumere" sono necessari denari, e proprio questi scarseggiano.Il Governo si ostina ad elargirli alle imprese, attraverso molteplici forme di aiuto/agevolazione. Peccato che poche di queste imprese possano utilizzarli, realizzando investimenti produttivi e, magari, incrementando gli organici offrendo così posti di lavoro. Sì, vi sono anche queste imprese, ma troppo poche: non c'è mercato. In realtà non esiste un vero ricambio generazionale sui luoghi di lavoro perché l'età della pensione è troppo alta e i posti di lavoro assai scarsi. I giovani cercano il lavoro, anche stage sottopagati (nel corso dei quali lavorano tanto quanto dipendenti fissi,venendo però retribuiti con una cicca di tabacco).Dunque, stando così le cose, moltissimi giovani vivono ancora in famiglia, con gli aiuti dei genitori o dei nonni (per ora). E' evidente che l'insostenibilità del welfare sia una palla liberista. Una vera flessibilità pensionistica (possibilità di pensione con 62 anni di età e almeno 35 di contributi) sarebbe l'unica soluzione per aumentare l'occupazione: giovani al lavori spendono, consumano, progettano, ecc.; pensionati giovani e in salute viaggiano e consumano a loro volta. Inoltre, se i giovani non lavorano, tra 20 o 30 anni, quando noi non ci saremo più, che ne sarà del loro welfare? Lavoreranno in eterno morendo sul posto di lavoro? Gli schiavisti vorrebbero così....