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REFERENDUM/ Gargani e Tani, i due ricorsi che spiazzano Renzi

Pubblicazione:giovedì 6 ottobre 2016

LaPresse LaPresse

"Il quesito? E' quello che prevede la legge". E' questa la risposta di Renzi, al termine della giornata di ieri, ai nuovi ricorrenti contro il quesito del referendum costituzionale. Non solo: il capo del governo ha avuto buon gioco nel sottolineare il lato più imbarazzante della vicenda, e cioè che due dei firmatari del ricorso presentato al Tar del Lazio contro il quesito referendario, vale a dire Vito Crimi per M5s e Loredana De Petris per Sinistra Italiana, fanno ricorso contro se stessi, perché figurano tra i delegati dei 103 senatori che hanno sottoscritto la proposta di referendum presentata in Cassazione il 26 aprile scorso. Il ricorso depositato ieri ha le firme degli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi (attuali difensori dei ricorrenti di Messina dinanzi alla Consulta nel giudizio per l'incostituzionalità dell'Italicum), nella loro qualità di elettori e di esponenti del Comitato Liberali per il No e del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, e dei senatori Crimi e De Petris. Un altro aspetto curioso della vicenda è che i ricorrenti hanno attribuito al Quirinale la formulazione del quesito. Una tesi peregrina che la presidenza della Repubblica ha subito rigettato, facendo osservare che il quesito che comparirà sulla scheda il 4 dicembre è stato ammesso dall'Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione. 

La parola passa ora alla giustizia amministrativa. Sul tappeto resta comunque un quesito che ha sollevato obiezioni a tutto campo e sul quale pendono altri ricorsi che Renzi farebbe bene a non snobbare. Il perché lo ha spiegato nella tarda serata di ieri lo stesso avvocato Palumbo. "Non si dica che la legge impone di ricopiare il titolo della legge approvata dal parlamento: in passato si è fatto così ma solo perché si trattava di formulazioni neutre basate sui titoli e dunque l'indicazione dell'articolo era superflua. In uno stato di diritto — ha concluso Palumbo — i comportamenti delle istituzioni non sono regolati dalle persone che ricoprono quel ruolo, ma dalla legge".

Le parole di Palumbo vanno interpretate. Davvero la Cassazione si è limitata a fare il copia-incolla del titolo della legge di riforma? Se questo fosse il suo compito, non ci sarebbe bisogno di un articolo di legge (il 16 della legge 352 del 1970) che indica ai giudici della Cassazione in base a quali criteri si deve redarre il quesito, cioè specificando quali sono gli articoli oggetto di referendum. Cosa che sulla scheda elettorale formato Renzi-Boschi non accade. 

Ma non è questa l'unica incognita che grava sul quesito. A spiegare il resto ci pensa Giuseppe Gargani, prima democristiano di area demitiana, poi in Forza Italia come europarlamentare e infine fondatore del movimento politico EuropaSud. Oggi Gargani è presidente del Comitato Popolare per il No.

 

Gargani, lei ha presentato una memoria che la Cassazione non ha accolto.


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COMMENTI
09/10/2016 - Ancora velocemeente su Tani e Gargani (ALBERTO DELLISANTI)

Senza incappare in un ping pong che piacerebbe al Prof. Labella ancor meno che a me, ribadisco la mia stima del Professore e dei suoi contributi (compresa l'opinione qui sotto ribadita). Non ho meno stima degli Avvocato Tani che svolgono iniziative di segno diverso, anch'esse giuridicamente fondate (vista la competenza di chi vi presiede) e che sento valere, anche se la mia è sensibilità politica, è pensiero di chi non ha specializzazione nel campo molteplice del diritto. In tale campo ascolto la varietà dei pareri e qualcuno è quello che mi convince.

 
07/10/2016 - Perchè non si può spacchettare... (Franco Labella)

Ringrazio Dellisanti per quello che scrive ma lo deluderò: sono ancora convinto (non l'ho approfondito da un punto di vista normativo e quindi stavolta scrive il lettore e non il docente lettore) che spacchettare non sia possibile. Perchè? Ma perchè a meno di isolare singoli temi (ad esempio sarebbe possibile, probabilmente, per il solo articolo relativo all'abolizione del CNEL) il proporre l'approvazione o meno di singoli articoli collegati tra loro per materia potrebbe portare, in caso di voto non omogeneo (approvato uno, bocciato l'altro) ad un impossibile lavoro di collage sul testo finale. Insomma di pasticci costituzionali basta e avanza già il testo Boschi-Verdini.

 
06/10/2016 - "I quesiti referendari a scelta multipla: vietati" (ALBERTO DELLISANTI)

Così risponde l'avv. Tani con ragioni da vendere. Che saranno tradite da Renzi e da Mattarella, gli unici due (mi pare si dica nell'intervista) che se avessero CORAGGIO, avrebbero titolo per rinviare un Referendum Costituzionale già varato, ma indebitamente impostato. Concependolo per una risposta secca (sì o no) a vari quesiti, suscettibili di riscontri diversi l'uno dall'altro. Grazie avvocato Tani! E Gargani! E Ferraù! Oggi ringrazio Labella per suoi contributi vari. Ma in luglio ero in dissenso con lui perché vedevo l'importanza di un tentativo di spacchettare il Referendum. Renzi fu contrarissimo. Ebbe l'improntitudine di dire quella frase (insignificante, da bullo) "che il Referendum non è un menù à la carte". Per la nostra Costituzione, e per tutte le Svizzere che si avvalgono dello strumento, il Referendum non può essere una accozzaglia di piatti da ingurgitare tutti insieme. Tutti prevedono unicità di quesito su 1 argomento. E 1 specifica risposta su quello. Altro conto è dire che nel medesimo giorno l'elettore può rispondere a più argomenti, con libertà e diritto di risposte distinte. Il Referendum di Renzi giocatore d'azzardo, è in realtà la richiesta di un Plebiscito a favore del programma politico del suo Governo. Caspita, che differenza con il Referendum come lo spiega il Vocabolario Treccani: "Istituto giuridico per il quale è consentita o richiesta al corpo elettorale una decisione su singole questioni...".

 
06/10/2016 - Bene. Sempre più NO! (Luigi PATRINI)

Bene, menomale che ci sono persone esperte di diritto e di procedure attinenti che hanno il coraggio di contestare una riforma contorta, farraginosa nei contenuti, piena di norme da precisare che il Parlamento, con la sua congenita rapidità (!!!) deve pensare, formulare e approvare. Ma chissà quando. Grazie a IlSussidiario che dà ampio e qualificato spazio ad un dibattito serio e rispettoso della verità. Alle obiezioni di merito e di contenuto formale, aggiungo la difficoltà di far realmente operare il nuovo futuro Senato. Vogliamo farli lavorare almeno 10 giorni al mese i futuri senatori? Bene, vorrò vedere chi riuscirà a fissare 10 giorni al mese a senatori che sono sindaci di Comuni diversi e a membri che fanno parte di 20 Consigli regionali! Non riusciranno neppure a tirar fuori un giorno al mese che vada bene per tutti!!! E come potranno lavorare insieme seriamente persone così impegnate, che non hanno indennità di carica specifica, ma indennità di Sindaco e di Consigliere regionale che sono, ovviamente molto diversificate? Qual è l'indennità percepita dal Sindaco di Amatrice o di Casalpusterlengo e l'indennità del Sindaco di Ancona o di Napoli? E quella dei Consiglieri della Liguria e di quelli della Sicilia? Queste persone dovrebbero lavorare gomito a gomito e seriamente, perché i compiti del nuovo Senato non sono cosette di poco conto! Sempre più convintamente NO al referendum del "bomba"!

 
06/10/2016 - Ricorsi uguali ma di peso diverso (Giuseppe Crippa)

Tanto non mi piacciono i politici professionisti come Gargani quando trasferiscono le loro battaglie dalle camere alle aule di giustizia quanto ammiro i semplici cittadini come Tani che spendono tempo e denaro per affermare quanto credono nel quadro delle leggi vigenti e senza alcuna prospettiva di ottenere vantaggi personali!

 
06/10/2016 - Il testo dell'art. 70 versione Boschi (Franco Labella)

Art. 70. -- La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
06/10/2016 - Quello che i cittadini non sanno... (Franco Labella)

Oggi nella sez. Educazione c'è un articolo che si interroga su cosa sappiano gli studenti italiani sulla Costituzione. Non studiando più il Diritto ne sanno poco o nulla. Anche il tema di questo interessante articolo può utilmente essere ricollegato alla necessità di competenze di cittadinanza minime. Perché? Ma perché sfido un cittadino medio che legge il testo della legge che è questo: "Il quesito da sottoporre a referendum consiste nella formula seguente: "Approvate il testo della legge di revisione dell'articolo... (o degli articoli...) della Costituzione, concernente... (o concernenti...), approvato dal Parlamento e pubblicato - nella Gazzetta Ufficiale numero... del... ?"; ovvero: "Approvate il testo della legge costituzionale.. concernente... approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero... del... ?"." a capire se la formulazione della scheda è corretta e fedele e soprattutto in grado di non orientare il voto. Nella lettera della norma, come si può agevolmente constatare, non c'è alcun riferimento al titolo della legge. E quindi l'alzata di spalle di Renzi è l'ennesimo segnale di "bullismo" istituzionale. Faccio un esempio minimo: è corretto parlare di "superamento del bicameralismo paritario" in presenza di Senato non abolito ed ancora dotato di potestà legislativa sia pure in un numero limitato di casi? Non ci si crede? Questo è il testo dell'art. 70 versione Boschi: segue