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Politica

L'ANTI-RENZI/ Enrico Rossi: Matteo? Solo bonus e mancette, ora sta coi poteri forti

Enrico Rossi (LaPresse)Enrico Rossi (LaPresse)

Il punto fondamentale che è mancato è la ripresa degli investimenti. Se avessimo investito 15 miliardi in più all’anno si sarebbero creati 300mila posti di lavoro. Bastava rinunciare a qualche bonus alle famiglie e a qualche detassazione generalizzata alle imprese. Ciò avrebbe significato pensare davvero ai giovani e al futuro.

 

Basta questo per fare ripartire l’economia?

Nel mio programma ci sono tre pilastri. Il primo, come le ho detto, sono gli investimenti. Il secondo è la scelta di supportare in modo selettivo le aziende: le risorse vanno concentrate sull’impresa dinamica che fanno fatturato e occupazione. Il terzo pilastro è la lotta alla povertà, per la quale sarebbero necessari 5-6 miliardi.

 

In un’intervista lei ha detto: “Renzi cambi o rischia di essere finito”. Che cosa intendeva dire?

Se noi continuiamo a spostarci a destra e a perdere i voti dei ceti popolari, come è avvenuto nelle ultime elezioni, il rischio è che rapidamente la spinta che Renzi ha dato si esaurisca e che quel dinamismo che lui ha voluto imprimere finisca. Il premier ha fatto cessare la rottamazione alla soglia politica, per il resto ha finito di identificarsi con l’establishment.

 

Lei si considera come l’anti-Renzi?

La dialettica politica non si può ridurre a uno scontro tra leader. Vorrei che il prossimo congresso del Pd sia soprattutto un confronto sulle questioni che prima le dicevo. Vorrei provare a superare la logica renziani-antirenziani. La gente è anche stanca delle polemiche personali, e quindi quella di “anti-Renzi” è una definizione che non mi convince. Mi sento piuttosto alternativo a Renzi e alle sue politiche.

 

Distinguere premier e segretario significa rinunciare a un partito personalistico. Eppure ovunque nel mondo non si sta forse andando verso il partito del leader?

I leader sono evidentemente necessari. Si dovrà ragionare sull’eventualità di come organizzarci se il premier dovesse fare ancora il segretario del partito. Quello che posso garantire è che nell’eventualità in cui io vincessi il congresso, per quattro anni mi dedicherò a costruire il partito. Questa è l’esigenza prioritaria per il Paese, per la democrazia e per lo stesso Pd.

 

Lei come voterà al referendum costituzionale?

Voterò Sì perché questa legislatura nasce con l’obiettivo di fare le riforme. La ponderazione tra ciò che è positivo e ciò che è meno positivo nella legge costituzionale mi porta a esprimermi in questo modo. Non si può fare il gioco dell’oca sulle riforme istituzionali come già è successo tante volte. Il superamento del bicameralismo perfetto e una revisione del ruolo delle Regioni, sia pure pasticciata come è venuta fuori, in ogni caso rappresenta un passo in avanti. Voterò Sì, però capisco anche chi ha deciso di fare diversamente.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
08/10/2016 - Giusta osservazione di Labella (ALBERTO DELLISANTI)

Nel frattempo è entrato il commento di Labella. Da condividere molto l'osservazione su quel SI' che (contraddittoriamente) il buon Rossi e chi come lui non negano al Renzi.

 
08/10/2016 - "La vacuità "Bomba" (ALBERTO DELLISANTI)

Condivido il bel commento di Patrini

 
08/10/2016 - Analitico...ma fino ad un certo punto. (Franco Labella)

E' singolare lo sforzo di Rossi di argomentare su tutto (o quasi) i punti di diversità nella visione e nell'operare. Sul referendum, invece, un atto di fede o qualcosa di simile, non spiegato e addirittura contraddittorio: perchè sulle Regioni parla di soluzione pasticciata (e sì che dovrebbe essere l'ambito a cui interessarsi di più visto il suo attuale ruolo istituzionale), niente altro sul resto e però dice di votare SI. Contradditorio e confuso questo atteggiamento in chiusura di intervista e non credo dipenda dal fatto che Vernizzi gli abbia tagliato lo spazio :-)))) Del resto sul punto specifico quasi tutti i non renziani del PD fanno lo stesso... tante chiacchiere ma al dunque posizioni incerte e poco plausibili. Aridatece D'Alema che avrà (ha) tutti i difetti di questo mondo ma per lo meno non sta arzigogolando....

 
08/10/2016 - Bravo Rossi! (Luigi PATRINI)

Dunque Rossi ha il merito di aver scoperto la "positività" di Renzi. Qual è? E' presto detto: Renzi ha fatto capire a chi, della sinistra, non è populista ma popolare e vuole una sinistra seria ed identitaria cosa NON si deve fare. Renzi ha trasformato l'eredità di Togliatti (e dei tanti Peppone della nostra storia nazionale) in un partito liquido, come quello di Berlusconi. Ora finalmente all'interno della sua Area si accorgono e capiscono la vacuità del "Bomba"! Meglio tardi che mai. Con gente come Rossi si può non essere d'accordo, ma tra identità forti e chiare, se sono serie, non può che nascere il dialogo, quello vero, utile a trovare quel "compromesso" che, come ci ha insegnato già l'allora Card. Ratzinger, è un "Com-pro-mitto", cioè un "mandare-avanti-insieme", cosa che presuppone un concetto di Politica molto simile a quello di Sant'Ambrogio: la politica come "arte di costruire amicizia in città". Forza!

 
08/10/2016 - Investimenti (delfini paolo)

Investimenti per creare occupazione e sconfiggere la povertà, altro che "rivoluzione liberale".Grazie ad Enrico Rossi per l'interessantissimo articolo.