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REFERENDUM/ Se a Renzi ora conviene far vincere il No

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Beppe Grillo (Lapresse)  Beppe Grillo (Lapresse)

Ovviamente il "vento americano" soffierà forte anche in Europa e darà alimento a quelle tensioni che avvelenano, ormai da anni, i pozzi del vivere civile del Vecchio Continente: un vento mefitico che gonfierà le vele dei vari Grillo, Le Pen, Salvini d'Europa e che entrerà, prepotente anche nelle urne del 4 dicembre. A questo punto, capita che una persona, come chi scrive, orientata a votare No nel referendum per motivi essenzialmente tecnici (considerando la riforma malfatta e sbagliata) si ferma a porsi una domanda inquietante: di fronte al diffondersi del virus del populismo è venuto il momento di turarsi il naso e votare Sì per salvare il Governo Renzi? 

Ho riflettuto a lungo e mi sono convinto del fatto che, dopo il voto dell'8 novembre, sono emersi dei sostanziali ed importanti motivi politici che inducono a votare No. Ritengo, infatti, che l'Italicum, anche se sarà modificato, aprirà una via d'accesso al potere per il M5S, che potrà, quindi, avvalersi in modo autoritario di una Costituzione riformata e spogliata di contrappesi e garanzie. Il mantenimento dell'attuale sistema istituzionale (col bicameralismo paritario) porrebbe l'esigenza di una nuova legge elettorale che garantisca meglio la rappresentanza e renda più complesso il formarsi delle maggioranze. Renzi ha sbagliato a ritagliare un abito su quella che credeva essere la sua misura, mentre che oggi si attaglia perfettamente a Grillo. Se vince il No, è vero, ci sono dei rischi, ma è l'unica uscita di sicurezza anche per il premier/segretario il quale esprime pur sempre, nonostante la sua prosopopea e i suoi errori, una forza utile contrastare la vittoria dei barbari. Quindi è bene che Renzi continui a essere un protagonista della politica italiana anche se perde il referendum. 

Ma il prevalere del No lo salverebbe anche da se stesso. Se vincesse il Sì, non verrebbe cambiata in modo adeguato la legge elettorale (per me dobbiamo smaltire la sbornia del maggioritario come abbiamo smaltito quella del federalismo); e diventerebbe operativa una Costituzione che potrebbe essere usata in senso totalitario dal M5S la cui vittoria nelle prossime elezioni sarà favorita proprio dal nuovo "vento" anglo-americano (e dai suoi effetti già nelle elezioni del 2017). Così, nel 2018 l'Italia diventerebbe una repubblica islamica, con tanto di Supremo Guardiano della Rivoluzione. Il cosiddetto combinato disposto Italicum-legge Boschi è una pistola carica che sta per cadere nelle mani di pericolosi killer seriali. Va disarmata e tolta di mezzo. 

Sarebbe suicida semplificare la "prise du pouvoir" del nuovo fascismo. Il mondo sta con il fiato sospeso perché, per almeno due anni, Donald Trump concentrerà su di sé tutto il potere istituzionale; nel frattempo, noi ci stiamo preparando a regalare cinque anni di dominio assoluto a Beppe Grillo, con la pretesa di semplificazione delle regole. Nel secolo scorso, l'ascesa al potere di Benito Mussolini fu favorita, certamente, anche da errori gravissimi delle forze liberali, democratiche e socialiste. La legge maggioritaria (Acerbo) e le modifiche in senso autoritario dello Statuto Albertino il fascismo se le dovette procurare da solo; non gli furono offerte su di un piatto d'argento dalla dabbenaggine delle opposizioni. Renzi, invece, ha combinato il guaio di propria iniziativa. Come Brancaleone da Norcia che, nel celebre film, finisce per cadere, insieme al suo sgangherato esercito, nella botola in cui sarebbero dovuti precipitare gli invasori saraceni. 



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