BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

REFERENDUM/ Bersani: il Pd sta con le lobby, non col Papa e i più deboli

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Pier Luigi Bersani (LaPresse)  Pier Luigi Bersani (LaPresse)

Per farlo ci sono due strade: il fisco progressivo e l'incremento della fedeltà fiscale, e il welfare, a cominciare dalla sanità. Serve più welfare fatto come si deve e meno bonus. Se rinunciamo all'idea che davanti ad un problema serio di salute non c'è né il povero né il ricco, rinunciamo a una proposta di protezione che possiamo difendere solo noi, non altri.

 

Siamo in stagnazione. Come si fa a uscirne?

Questa situazione di stagnazione e di rischio di deflazione è dovuta in gran parte all'irrompere delle tecnologie, che ricattano il lavoro a vantaggio del consumatore. Ma il lavoratore è un consumatore e se non consuma si abbassano i prezzi ma non aumentano i consumi. Come uscirne? Servono investimenti per dare lavoro, ma è difficile contare su investimenti privati in una fase di stagnazione. Per questo serve un rilancio dell'iniziativa pubblica nel sollecitare il risparmio delle famiglie e delle imprese a fini di investimento.

 

E in Europa come la mettiamo?

In Europa dobbiamo chiedere sì margini di indebitamento, ma solo per investimenti. Per il resto dobbiamo cavarcela da soli, facendo pagare qualcosa in più a chi può farlo.

 

Perché Renzi non ci ha provato?

Bisognerebbe chiederlo a lui. Abbiamo speso 20-25 miliardi in sgravi di vario genere, abbiamo abolito l'Imu per tutti, abbiamo speso 8mila euro per i contratti Jobs Act e altro ancora. Se dei miliardi spesi in queste ultime misure ne avessimo usati la metà destinandoli per esempio ai sistemi locali per un piano di manutenzione del territorio — e non intendo solo opere di cura del suolo ma anche strade, scuole — avremmo fatto una cosa più utile. 

 

Bersani, perché secondo lei il capo del governo ha puntato tutto sulla riforma costituzionale?

In questa vicenda c'è stato qualcosa di imperdonabile, che nasce dalla suggestione innescata da quel 40 per cento ottenuto alle europee e dall'idea di impugnare il cambiamento mediante l'uso di temi centrali come la riforma delle istituzioni e della legge elettorale. E stata una scelta sbagliata e pericolosa.

 

Perché la definisce pericolosa?

In nome di una democrazia più "governabile" e più efficiente si è creduto di instaurare un rapporto più diretto tra popolo e governo, col risultato di esporre il nostro sistema al rischio di ciò che vediamo manifestarsi adesso in mezzo mondo. Di fatto si è preparato il terreno a un'altra eventualità, quella del facile ottenimento del potere da parte di chi ha i mezzi e il facile consenso per ottenerlo. 

 

Per questo lei sul cambiamento della legge elettorale è irremovibile?

Sì. Si è scelto di cambiare la legge elettorale nel modo sbagliato. La strada era un'altra, si doveva puntare di più sulla rappresentanza, cercando un rapporto rappresentanza-governabilità più profondo e più connesso al problema sociale che si è aperto. Avevamo bisogno di un sistema di governo più rappresentativo e quindi più democratico e flessibile, ci ritroviamo con un sistema più rigido. Ma così rischiamo di sigillare una pentola a pressione.

 

Per Renzi "basta un Sì" per cambiare tutto, per lasciarsi indietro il Vecchio e traghettare l'Italia nel Nuovo. Dopo la vittoria di Trump, il presidente del Consiglio ha accentuato ancor di più questa radicalizzazione del Sì.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
01/12/2016 - L'impresentabile (ALBERTO DELLISANTI)

Taddei sembra descrivere sé stesso con il suo commento del 13 novembre, che ho l'occasione di leggere oggi (1 dicembre) perchè il dottor Da Rold cita nel suo odierno articolo l'intervista che fu fatta a Bersani. Taddei mena sempre fendenti (massimo due righe) ma ha l'Angelo Custode che lo protegge. La sua sciabola è senza filo e le sciabolate lasciano il tempo che trovano. Chissà se Taddei (nell'imminenza del S.Natale magari) si metterà allo specchio, guardandosi bene, senza occhiali, senza filtri, ma con un necessario paio di lenti "a contatto", e cercherà di esercitarla TUTTA la sua vista, per capire qualcosa che non va. Quel quid che gli fa distribuire la laurea in impresentabilità a un Bersani, e non pago pure al sottoscritto. "Compagno" Taddei, veda un po' se non vi sia la causa per la quale arrivi a lei quella "impresentabile laurea". Si può sempre cambiare!

 
13/11/2016 - Commento (francesco taddei)

Tra vecchi compagni ci si fa i complimenti. Ma per favore! Bersani l' homo delle cooperative rosse che grida allarmi son le lobby! Impresentabile. Lui e voi che gli date ancora credito.

 
13/11/2016 - Da Bersani a Renzi, dalla cucina nelle fiamme (ALBERTO DELLISANTI)

Correntemente Pier Luigi Bersani, ma Pietro, una roccia. E Luigi, "valoroso in battaglia", come dice l'etimologia remota franco/germanica. Nomen omen, nel caso di Bersani. E il cognome mi dava l'idea protettiva del bersò (alla francese), del nostro pergolato. Anche uomo politico Bersani, tra i migliori in Italia per dote umana e dote di pensiero. E' ai vertici. Lo penso, lo vedo, anche se non ho mai votato il suo partito. Grazie a Bersani e a chi lo intervista per 'ste pagine di "Sussidiario". Sono un conforto, un sollievo, nel prevalente clima soffocante del dibattito politico/referendario originato da Renzi. Per fare (per rifare) memoria di dove origina la bruciante carriera del Renzi post sindaco of Florence, quanto è utile leggere un "Report su i Paesi del Sud Europa", della JP Morgan, del giugno 2013. Una chiara scaturigine del "PD che sta con le lobby, non col Papa e i più deboli", come dice Bersani, sinteticamente riassunto con il titolo del "sussidiario".