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REFERENDUM/ Bersani: il Pd sta con le lobby, non col Papa e i più deboli

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Pier Luigi Bersani (LaPresse)  Pier Luigi Bersani (LaPresse)

E' ora di sdrammatizzare, su questo appuntamento referendario s è voluto e imposto un clima da giudizio di dio che non condivido. Quando si parla di Costituzione i banchi del governo dovrebbero essere vuoti, diceva Calamandrei, e anch'io la penso così. Non ci si doveva imbarcare in una riforma costituzionale governativa, ma se passa il No non sarà la fine del mondo. 

 

Non sarà la fine del mondo, ma cosa dobbiamo aspettarci?

Se vince il No la vita continua, e anche il governo deve continuare. Però prima del voto il segretario del Pd dovrebbe dire al partito e a chi lo segue che il Pd dà la sua indicazione, ma che davanti a temi costituzionali c'è assoluta libertà di coscienza e di voto. Renzi faccia la campagna elettorale che vuole, ma conceda il diritto di cittadinanza a chi la pensa altrimenti.

 

Bersani, c'è o non c'è un problema democratico?

C'è, e sta nel collegamento della riforma costituzionale con la legge elettorale. In presenza di una sola camera è evidente che avere un meccanismo elettorale dove chi ha il 20-25 per cento prende tutto, compresi gli organi di garanzia, fa un parlamento fatto per tre quarti di nominati, fa il governo del capo in un sistema dove non c'è né una legge sui partiti né sulle primarie, è una cosa che ammala la democrazia. 

 

Eppure Renzi e la Boschi dicono che anche lei ha votato le riforme, e ora si oppone per ragioni di bottega: fare fuori il presidente del Consiglio.

Per favore. Sanno benissimo che io non ho mai votato l'Italicum né la fiducia sull'Italicum. Sanno anche che ho votato la riforma costituzionale con il patto che si cambiasse l'Italicum e si procedesse all'elezione diretta dei senatori. Ma non si è visto niente di tutto ciò. 

 

Cuperlo prima della Leopolda ha firmato un accordo in vista di cambiare la legge elettorale. Non basta?

E un foglio che contiene una proposta fumosa. Purtroppo è passato un anno inutilmente. La realtà è che su questo punto Renzi si vuole tenere le mani libere. Io non sto affatto sereno. 

 

E' un fatto che il vostro No alla riforma potrebbe portare a una rottura. Lei continua a dire che dal Pd non se ne va perché è casa sua. Come accade che si diventa estranei in casa propria?

Estranei non direi. Credo che sia molto un problema di vertice, certamente anche nella base ci sono diverse opinioni, compreso il disagio, mi creda. Non pretendo certo di arruolarla tutta con me, non l'ho mai pensato, però suggerisco di avere uno sguardo ampio e di tenere presente tutte le situazioni italiane, soprattutto dalle amministrative a questa parte. C'è una parte rilevante del nostro mondo che non è soddisfatta, non va a votare o addirittura vota qualcun altro. Io lavoro perché questa parte importante del Pd, che non è certamente la peggiore, continui a impegnarsi nel partito. Non contemplo nessuna ipotesi di scissione o di rottura.

 

Ma è davvero possibile al punto in cui siete arrivati, con Renzi che vuol essere il dominus assoluto del partito?



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COMMENTI
01/12/2016 - L'impresentabile (ALBERTO DELLISANTI)

Taddei sembra descrivere sé stesso con il suo commento del 13 novembre, che ho l'occasione di leggere oggi (1 dicembre) perchè il dottor Da Rold cita nel suo odierno articolo l'intervista che fu fatta a Bersani. Taddei mena sempre fendenti (massimo due righe) ma ha l'Angelo Custode che lo protegge. La sua sciabola è senza filo e le sciabolate lasciano il tempo che trovano. Chissà se Taddei (nell'imminenza del S.Natale magari) si metterà allo specchio, guardandosi bene, senza occhiali, senza filtri, ma con un necessario paio di lenti "a contatto", e cercherà di esercitarla TUTTA la sua vista, per capire qualcosa che non va. Quel quid che gli fa distribuire la laurea in impresentabilità a un Bersani, e non pago pure al sottoscritto. "Compagno" Taddei, veda un po' se non vi sia la causa per la quale arrivi a lei quella "impresentabile laurea". Si può sempre cambiare!

 
13/11/2016 - Commento (francesco taddei)

Tra vecchi compagni ci si fa i complimenti. Ma per favore! Bersani l' homo delle cooperative rosse che grida allarmi son le lobby! Impresentabile. Lui e voi che gli date ancora credito.

 
13/11/2016 - Da Bersani a Renzi, dalla cucina nelle fiamme (ALBERTO DELLISANTI)

Correntemente Pier Luigi Bersani, ma Pietro, una roccia. E Luigi, "valoroso in battaglia", come dice l'etimologia remota franco/germanica. Nomen omen, nel caso di Bersani. E il cognome mi dava l'idea protettiva del bersò (alla francese), del nostro pergolato. Anche uomo politico Bersani, tra i migliori in Italia per dote umana e dote di pensiero. E' ai vertici. Lo penso, lo vedo, anche se non ho mai votato il suo partito. Grazie a Bersani e a chi lo intervista per 'ste pagine di "Sussidiario". Sono un conforto, un sollievo, nel prevalente clima soffocante del dibattito politico/referendario originato da Renzi. Per fare (per rifare) memoria di dove origina la bruciante carriera del Renzi post sindaco of Florence, quanto è utile leggere un "Report su i Paesi del Sud Europa", della JP Morgan, del giugno 2013. Una chiara scaturigine del "PD che sta con le lobby, non col Papa e i più deboli", come dice Bersani, sinteticamente riassunto con il titolo del "sussidiario".