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SCENARIO/ Da Juncker a Salvini, gli effetti "perversi" del terremoto-Trump

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Matteo Salvini ieri sul palco a Firenze (LaPresse)  Matteo Salvini ieri sul palco a Firenze (LaPresse)

Di fronte alla crisi economica, sociale e politica di questi anni, sembra di scoprire l'esistenza del "nulla di nuovo sotto il sole". La storia pare ripetersi con una monotonia indisponente e fastidiosa. Scriveva Joseph Schumpeter, nel 1942 e poi nell'edizione-aggiornamento del 1945 del suo Capitalismo, socialismo e democrazia: "Appena ci allontaniamo dalle preoccupazioni primarie della famiglia e della professione, ed entriamo nel campo degli affari nazionali e internazionali che mancano di un rapporto diretto con quelle preoccupazioni private, vi è un forte declino nel dominio dei fatti. Ciò che più mi colpisce è che vi si perde in modo così preoccupante il senso della realtà. La perdita di senso della realtà provoca a sua volta la caduta del senso di responsabilità e quindi l'assenza di una volontà precisa. Il cittadino sogna a occhi aperti e sceglie in base a simpatie e antipatie". Nelle sue considerazioni Schumpeter parlava quasi di una regressione infantile.

In un'altra parte della sua opera, Schumpeter analizzava anche il "paradosso" che funziona, quello della democrazia rappresentativa. Si può dire che siamo sempre di fronte a un "paradosso" soggetto a rischio, sempre legato alla capacità di classi dirigenti responsabili e dotate di grande senso di realtà, che di fatto compensano il generale, quasi inevitabile, "declino" nel dominio dei fatti dei cittadini.

C'è un rischio ulteriore in tutto questo, quello dei passaggi storici epocali, dove rivoluzioni economiche e sociali ridisegnano lentamente nel sottoterra una società e poi, come la "vecchia talpa" di marxiana memoria, appaiono in superficie a giochi fatti. Qualche cosa del genere è avvenuto in questi ultimi 30 anni, soprattutto dopo il crollo del comunismo, dopo la famosa "caduta del Muro di Berlino".

In Occidente, a una tollerabile regressione infantile, tutelata e curata da partiti politici ben strutturati, si è improvvisamente aggiunta una regressione infantile di una intera classe dirigente che, liberatasi dall'incubo della guerra fredda, si è messa a sognare il Bengodi finanziario e a straparlare. Si pensi che solamente in Italia, due tra i più noti economisti e nello stesso tempo tra i più noti editorialisti del Corriere della Sera, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, davano alle stampe nel 2006 un libretto dal titolo Il liberismo è di sinistra.

C'era un grande entusiasmo liberista anche nel secondo governo di Romano Prodi, tra il 2006 e il 2008, e nelle cosiddette "lenzuolate" liberalizzanti del ministro Pier Luigi Bersani. Il tutto si rivelò un delirio, perché a livello mondiale, nel 2007, scoppiò la più grande crisi economica e finanziaria del dopoguerra (figlia diretta del liberismo), che sbarcò in Europa nel 2008 e in Italia venne oltretutto ratificata da un'inchiesta contro il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, dell'indomabile procura di Santa Maria Capua Vetere, che con la crisi economica non c'entrava nulla, ma suggellava la confusione della nuova classe dirigente italiana, tra liberismo, entusiasmo europeistico a casaccio e giustizialismo. 



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