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DIETRO LE QUINTE/ Quel dopo-referendum che divide Renzi e Mattarella

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Sergio Mattarella (LaPresse)  Sergio Mattarella (LaPresse)

La vera incognita è la gestione della vittoria del No. Da qualche giorno i corridoi di Montecitorio hanno preso a sussurrare di un silenzioso braccio di ferro in corso fra Palazzo Chigi e Quirinale. Renzi avrebbe fatto sapere a Mattarella che non ci starebbe a farsi rosolare. Preferirebbe farsi da parte, magari indicando Padoan per la guida del governo, così da prendere la rincorsa verso le successive elezioni. E anche per rintuzzare il probabile assalto della minoranza Pd, che non esiterebbe un solo minuto per chiedere la sua testa.

Si tratta di intenzioni che — se confermate — complicherebbero non poco la tela che sin dal giugno scorso stanno pazientemente tessendo Mattarella e i suoi collaboratori. Un disegno che — per ridurre al minimo le inevitabili fibrillazioni — prevederebbe un rinvio del governo alle Camere o, in alternativa, un Renzi bis, magari con base parlamentare allargata, con il compito di riscrivere non solo l'Italicum, ma soprattutto le regole elettorali del Senato, a quel punto sopravvissuto all'ordalia referendaria. Altri scenari, altri premier, sono ritenuti dalle parti del Colle assai più cedevoli e, di conseguenza, più rischiosi per il paese. Preferibile evitare.

Le premesse di una fase di accentuata instabilità ci sono tutte, visto anche lo stato comatoso in cui versa il centrodestra. Come si dipanerà è troppo difficile da prevedere in questa fase. Bisognerà vedere se davvero Renzi terrà duro su queste posizioni e come deciderà di muoversi il Quirinale di fronte alla sua prima autentica scelta politica. Sarà un lungo e sottile braccio di ferro, per la maggior parte lontano dai riflettori.

In fondo, comunque vada il  4 dicembre, l'unica certezza è che il premier nonché segretario del Pd non perderà affatto la sua centralità nella scena politica italiana. Il redde rationem è ormai alle porte.



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