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REFERENDUM/ I "nemici" (e gli amici) del compromesso possibile

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E tuttavia, una trasformazione costituzionale di tal fatta, oltre a essere assolutamente discutibile, avrebbe presupposto una piena condivisione delle forze parlamentari. Essa, al contrario, non solamente è stata pilotata da una minoranza politica elettoralmente maggioritaria grazie al Porcellum; più ancora, presenta carenze tecniche ed errori madornali, che minano la relativa funzionalità e l'equilibrio dei poteri. A titolo meramente esemplificativo, basti pensare al recente documento degli "esperti" del Pd (pubblicato sul Corriere della Sera del 2 novembre scorso), dove si dichiara che i nuovi senatori "dopolavoristi", al fine di conciliare i tempi di lavoro sul territorio con quelli di Roma, si recheranno a Palazzo Madama solamente due volte al mese; sicché, per il resto, voteranno via mail da casa (mai vi fu regalo più gradito alle lobby!).

Ed è rispetto a una simile prospettiva, verticistica e riduttiva delle capacità democratiche della Costituzione, che ha iniziato a prendere forma l'effetto certamente paradossale e indiretto provocato dalla riforma Renzi-Boschi. I cittadini hanno cominciato a non fidarsi più della propaganda governativa impartita a reti unificate. Hanno cominciato a uscire di casa, a incontrarsi, a dialogare, a confrontarsi. Le precedenti barriere divisive sono state progressivamente vinte (un tempo si diceva: "quasi senza accorgersene") da una nuova esigenza di comprensione e di partecipazione. Negli incontri pubblici, variamente convocati da movimenti civici, comitati spontanei, ordini professionali, sindacati e organizzazioni di partito, i dibattiti sono proseguiti ben oltre l'orario stabilito. Le domande hanno riguardato i fondamenti del vivere civile, le modalità dello stare insieme, le ragioni di speranza verso il futuro e, dunque, il destino delle istituzioni. Senza volerlo ha preso inizio quanto aveva preconizzato il presidente Mattarella allo scorso Meeting di Rimini: "Il nostro Paese ha bisogno di rinnovato entusiasmo, di fraternità, di curiosità per l'altro, di voglia per il futuro, del coraggio di misurarsi con le nuove sfide che abbiamo di fronte". Una nuova trasversalità, questa volta consapevole e non più mercenaria, si è posta e imposta autonomamente quale soggetto politico informale e decisivo.

Con tutte le necessarie differenziazioni storiche, il fenomeno tratteggiato presenta sorprendenti analogie con le dinamiche precostituzionali del periodo del Cln, le quali aprirono la via alla successiva fase costituente. Anche allora, come ora, da una resistenza (ovviamente ben più drammatica) a un disegno politico ritenuto avverso alle esigenze nazionali, sorse e si realizzò una riaggregazione politica prima impensabile; si compì una convergenza fra parti profondamente diverse (comunisti, cattolici e azionisti), il cui confronto fu poi coronato dal successivo "compromesso" costituzionale. Del resto, se le costituzioni nascono da un compromesso, bisogna anche dire che il compromesso si stipula tra forze avverse e non già contigue. 



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COMMENTI
15/11/2016 - GRAZIE MILLE PROF. TONDI DELLA MURA (ALBERTO DELLISANTI)

NO a nuove regole costituzionali basate su puri slogan: cambiamento, semplificazione, rapidità. SI'alla maturazione in corso di una RIFORMA VERA. Che mantenga il carattere del Patto tra tutti gli Italiani ("inclusivo delle differenti forze popolari, e rispettoso delle reciproche diversità"). Il Renzi/Boschi/Napolitan/Verdini" vuole un Esecutivo senza apporti corresponsabili di Regioni e Province, abolendo la ponderazione degli interessi, e la riflessione politica collettiva, proprie della democrazia. La MINORANZA politica di Renzi, elettoralmente MAGGIORITARIA grazie al PORCELLUM, pretende una trasformazione costituzionale di parte. Con madornali svarioni alla Senato "change". Mantenuto per farne organo dopolavoristico di Senatori non elettivi, designati dal Potere Esecutivo. Romani due volte al mese. Per il resto, votanti via email visto che devono eseguire ordini di scuderia. Fatta la Riforma di parte, Renzi ha indetto il Referendum imprimendogli il carattere di derby tra due fazioni (la sua, governativa, forte delle relative protezioni lobbistiche, economiche, mediatiche). Anche dal palco della Leopolda ha configurato lo scontro all'ultimo sangue fra due parti della popolazione. A fronte di tale Renzi è scaturito il NO di quanti superano barriere divisive per convergere in un ALT, foriero di una Costituente nuova, come nel 1946/47.

 
15/11/2016 - Molto vero (Luigi PATRINI)

L'articolo è davvero interessante nel segnalare un effettivo risultato positivo della insistente e - per certi aspetti vergognosa e sfacciata - campagna elettorale del Governo e di Renzi per il Sì. Per una sorta di eterogenesi dei fini, ci sarà comunque un risultato positivo: che la gente tornerà ad interessarsi di Politica e a guardare con più attenzione a chi sceglie di mandare in Parlamento. C'è una trasversalità tra Sì e No che attraversa tutti i partiti, tutti i gruppi, tutte le associazioni e i movimenti presenti nella nostra società (tutti o quasi tutti!): questo è un bene, perché costringe la singola persona (cioè la vera unità di misura di ogni corpo sociale) a scegliere con responsabilità personale. Speriamo che di ciò i cittadini si accorgano fin che hanno ancora le mani libere per votare: non vorrei che se ne accorgessero dopo che qualcuno ha già "mozzato loro le mani", perché non sono andati "a caccia di farfalle sotto l'arco di Tito"! Se vince il NO è meglio: l'irritazione contro una classe politica impostora e menefreghista susciterà quella giusta "ira" che dà energia e coraggio e costringe a non ripiegarsi narcisisticamente sul proprio io e sui propri interessi contingenti. Incipit (finalmente!) la Seconda Repubblica!