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REFERENDUM/ I "nemici" (e gli amici) del compromesso possibile

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Ove confermata, insomma, l'iniziativa referendaria del Governo sembra avere favorito in modo paradossale e non ricercato il compiersi di quanto invece osteggiato nel trascorso ventennio. Quella reciproca legittimazione politica fra i principali partiti, che prima era mancata per un insieme di ragioni storiche, geopolitiche e culturali, sembra ora trovare riconoscimento in via di fatto e senza alcuna teorizzazione da parte delle rispettive basi elettorali. Per un'imprevista eterogenesi dei fini, quanto prima era irrealizzabile ora è divenuto praticabile. Spetta ai vertici di quei partiti, pertanto, la responsabilità di portare a compimento quanto già avviato nella realtà delle cose.

Ed è questa la strada per chiudere i conti con il passato e per aprire la via a un cambiamento non solamente declamato. Il problema non è tanto la difesa cieca e intransigente della Costituzione del '48, bensì la necessaria salvaguardia del metodo di scrittura costituzionale allora sperimentato; un metodo capace di sostituire il vecchio compromesso di Yalta con uno nuovo compromesso parimenti pacificante e garantista.

Da tale punto di vista, la maggiore responsabilità del Governo risiede proprio nell'aver violato consapevolmente una tale metodologia; nell'avere trasformato l'iniziativa referendaria nel derby fra due fazioni, una delle quali, per giunta, forte delle protezioni lobbistiche, economiche e mediatiche derivanti dalla copertura governativa. Risuonano ancora le parole di Matteo Renzi alla Leopolda del 6 novembre, con le quali è stato brandito ancora una volta il bastone delle riforme contro le minoranze, senza considerare le relative conseguenze: "Nelle prossime 4 settimane il derby è tra il canto di speranza per i nostri figli o la cultura della rassegnazione e piagnistei che ha visto l'Italia bloccata per la responsabilità di una classe dirigente che ora vuole tornare ma ha fatto schizzare il debito pubblico. Il derby è tutto lì, tra chi non vuole cambiare nulla e un 2017 come anno della ripresa". 

E tuttavia, la trasformazione del referendum costituzionale in un giudizio di dio, in uno scontro all'ultimo sangue fra due parti della popolazione, si presta solamente a dare gloria ai vincitori, condannando i vinti alla damnatio memoriae del prossimo futuro. 

Ecco perché le forze politiche contrarie alla riforma Renzi-Boschi hanno il dovere di portare a termine quanto la realtà già manifesta come possibile; hanno la responsabilità di affermare il No all'attuale progetto di revisione in vista di un Sì a un cambiamento ben più comprensivo, inclusivo, rispettoso ed equilibrato. 



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COMMENTI
15/11/2016 - GRAZIE MILLE PROF. TONDI DELLA MURA (ALBERTO DELLISANTI)

NO a nuove regole costituzionali basate su puri slogan: cambiamento, semplificazione, rapidità. SI'alla maturazione in corso di una RIFORMA VERA. Che mantenga il carattere del Patto tra tutti gli Italiani ("inclusivo delle differenti forze popolari, e rispettoso delle reciproche diversità"). Il Renzi/Boschi/Napolitan/Verdini" vuole un Esecutivo senza apporti corresponsabili di Regioni e Province, abolendo la ponderazione degli interessi, e la riflessione politica collettiva, proprie della democrazia. La MINORANZA politica di Renzi, elettoralmente MAGGIORITARIA grazie al PORCELLUM, pretende una trasformazione costituzionale di parte. Con madornali svarioni alla Senato "change". Mantenuto per farne organo dopolavoristico di Senatori non elettivi, designati dal Potere Esecutivo. Romani due volte al mese. Per il resto, votanti via email visto che devono eseguire ordini di scuderia. Fatta la Riforma di parte, Renzi ha indetto il Referendum imprimendogli il carattere di derby tra due fazioni (la sua, governativa, forte delle relative protezioni lobbistiche, economiche, mediatiche). Anche dal palco della Leopolda ha configurato lo scontro all'ultimo sangue fra due parti della popolazione. A fronte di tale Renzi è scaturito il NO di quanti superano barriere divisive per convergere in un ALT, foriero di una Costituente nuova, come nel 1946/47.

 
15/11/2016 - Molto vero (Luigi PATRINI)

L'articolo è davvero interessante nel segnalare un effettivo risultato positivo della insistente e - per certi aspetti vergognosa e sfacciata - campagna elettorale del Governo e di Renzi per il Sì. Per una sorta di eterogenesi dei fini, ci sarà comunque un risultato positivo: che la gente tornerà ad interessarsi di Politica e a guardare con più attenzione a chi sceglie di mandare in Parlamento. C'è una trasversalità tra Sì e No che attraversa tutti i partiti, tutti i gruppi, tutte le associazioni e i movimenti presenti nella nostra società (tutti o quasi tutti!): questo è un bene, perché costringe la singola persona (cioè la vera unità di misura di ogni corpo sociale) a scegliere con responsabilità personale. Speriamo che di ciò i cittadini si accorgano fin che hanno ancora le mani libere per votare: non vorrei che se ne accorgessero dopo che qualcuno ha già "mozzato loro le mani", perché non sono andati "a caccia di farfalle sotto l'arco di Tito"! Se vince il NO è meglio: l'irritazione contro una classe politica impostora e menefreghista susciterà quella giusta "ira" che dà energia e coraggio e costringe a non ripiegarsi narcisisticamente sul proprio io e sui propri interessi contingenti. Incipit (finalmente!) la Seconda Repubblica!