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REFERENDUM/ Renzi, Boschi e le "gag" che spingono a votare No

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Si avvicina la fatidica data del referendum costituzionale e gli animi delle fazioni del Sì e del No si infiammano sempre più a ogni dichiarazione dell'una o dell'altra parte, a ogni iniziativa che possa avere risonanza mediatica nazionale, a ogni dibattito tra esponenti dei due schieramenti. A un mese dalla data fatidica mi espongo e voglio dettagliare le motivazioni del mio secco e immodificabile No alla riforma della Costituzione proposta dall'attuale Parlamento, con la speranza di spostare anche solo un elettore ad aggiungersi alle mie convinzioni.

Premetto che non sono un sostenitore del fatto che la Costituzione Italiana sia "la più bella del mondo", anzi, ha limiti e falle dovuti al fatto che è stata scritta da uomini e non da Dio con il fuoco sulle tavole del Monte Sinai, dal fatto che è stata il frutto di continui compromessi tra estreme e opposte posizioni politiche, su tutte quella democristiana e quella comunista, dal fatto che ha cementato la struttura di Stato unitario, monoblocco, quando invece erano maturi tempi ed esperienze per la realizzazione di una forma statuale federale. Più in generale sono convinto che ogni generazione dovrebbe avere la possibilità di scrivere in tutto o in parte la carta costituzionale per aggiornarla a specifiche e mutevoli esigenze sociali e politiche nel tempo venutesi a creare.

Tutto ciò premesso farebbe presupporre una mia propensione a votare a favore della riforma costituzionale maturata in Parlamento, invece sono qui a perorare la causa del No, con motivazioni forti e credo largamente condivisibili.

No perché la riforma Costituzionale non cambierà pressoché nulla degli enormi problemi che fanno dell'Italia il pericolo numero uno che si aggira per l'Europa. Infatti, sarebbero state necessarie da attuare ben altre riforme, come la semplificazione del sistema tributario italiano, una massiccia sburocratizzazione di tutto il comparto pubblico e un sensibile abbassamento delle tasse, magari introducendo proprio una "flat-tax", così da incidere sulla carne viva dello spreco di denaro pubblico (e annesse corruttele), liberando le energie di coloro che producono onestamente ricchezza portando a un diffuso benessere alla collettività.

No perché la crisi politica che ci trasciniamo dagli anni Ottanta del secolo scorso con la cosiddetta Prima Repubblica, travolta dalle proprie miserie grazie a Mani Pulite, è proseguita indisturbata e ancor più perniciosa anche nella Seconda Repubblica e sino ai nostri giorni, non a causa di particolari difetti legislativi presenti qua e là nell'attuale Costituzione, bensì per una crisi di valori politici che il sistema dei partiti ha la colpa di aver avviato decenni addietro e che ha riversato con tutta la propria forza cancerogena in tutti gli ambiti e i gangli istituzionali dove allungavano le proprie sporche mani affaristico-clientelari. La crisi politica è la diretta conseguenza della crisi valoriale dei partiti politici, non delle istituzioni in sé, e ancor meno della Carta che ne disciplina gli ambiti e le competenze.

No perché se si vuole per davvero modificare la Costituzione, anche la forma ha la sua dignità, allora tanto vale indire apposite elezioni politiche al fine di permettere ai cittadini di eleggere con il sistema proporzionale un'Assemblea Costituente con l'unico e specifico obiettivo di scrivere in tutto o in parte la Carta Costituzionale da far approvare comunque al popolo sovrano.

No perché è inaccettabile arrendersi all'idea che il testo giuridico fondamentale di un Paese, quello con maggiore forza giuridica in caso di controversie tra leggi dello Stato, sia redatto da un Parlamento composto da nominati, da non-eletti in virtù di una leggere elettorale sulla quale pende una pronuncia di illegittimità costituzionale da parte proprio della Corte Costituzionale. Un Parlamento di "cani sciolti", dove oltre un terzo dei suoi componenti ha già cambiato casacca politica almeno una volta (!), mostrando così sia una scadente etica personale, partitica e ideologica, sia una più che elastica propensione allo scranno, al servilismo per tornaconto, alla grettezza.



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COMMENTI
16/11/2016 - GRAZIE MILLE a ROBERTO LOCATELLI (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie Dottore Roberto Locatelli. Con me apre una porta apertissima. Ma la ringrazio moltissimo per l'ausilio che lei offre, con il suo articolo, a chiunque lo legge e può trarne ispirazione per la sacrosanta opera (ciascuno nei propri ambiti) di illustrazione delle ragioni per esprimere un NO, un ALT al nocivo "change" settario della Costituzione, partorito dal Gran Principe di Rignano sull'Arno, dalla sua socia Principessa Maria Elena, dall'eterno centralista democratico Napolitano, dal personaggio per tutte le stagioni e per tutte le combine Denis Verdini (maneggione legatissimo a Berlusconi come a Renzi). Grazie molte.