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REFERENDUM/ Foa: Renzi esca dalla bolla, oggi non bastano Rai, Mediaset e giornali per vincere

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

E questo deficit di credibilità, combinato al fattore mediatico citato, spiega perché la propaganda messa in campo non riesce a suscitare quel consenso che invece sarebbe lecito aspettarsi. Con tutta l'energia che Renzi vi ha messo finora, il Sì dovrebbe essere al 70 per cento e il No al 30. E invece non si schioda da percentuali deludenti e per ora minoritarie. 

 

Dopo la vittoria di Trump, Renzi ha rapidamente rielaborato il messaggio: l'America ha svoltato, "basta un Sì" e potete farlo anche voi. Lo schema è sempre lo stesso: piccole astuzie ("con il No torna l'Italietta", "il Sì fa scendere lo spread"), il nuovo contro il vecchio, lui contro tutti. Una cosa del genere in Italia non si era mai vista. Da dove arriva?

Dalle tecniche di spin doctoring che Renzi applica con i suggerimenti di Filippo Sensi e degli spin doctor americani. Ma andare a cena da Obama per sostenere Hillary Clinton e saltare sul carro di Trump è ridicolo e rischia di essere un boomerang terribile. 

 

Di nuovo, Foa: come fa a dirlo?

Ma perché tutte queste cose un tempo passavano, oggi non passano più. Quando c'era il monopolio dell'informazione la gente "beveva" tutto quello che diceva la tv, oggi la tv è vista in modo costante soprattutto dagli over 60-65. Il resto della popolazione bazzica social media, blog, siti di informazione alternativa, integra da sola le fonti e i frammenti. Oggi il messaggio di propaganda pura, tradizionale, non è più efficace come prima.

 

Le prove?

Brexit, in cui tutti i media tradizionali erano schierati contro, in un clima di terrorismo psicologico. Poi il voto Usa: il mondo doveva crollare, invece il giorno dopo tutto è andato bene come il giorno prima, mercati compresi. Oggi la gente non crede più che l'Italia andrebbe a catafascio se il Sì dovesse perdere.

 

I sondaggi restituiscono da tempo la stessa situazione, il No davanti ma di poco e il Sì che insegue. Secondo lei sono veritieri o no? 

Bisognerebbe chiederlo ai sondaggisti…

 

Naturalmente. Ma si sentirebbe di escludere un uso politico dei sondaggi?

L'uso politico c'è senz'altro. Lo abbiamo visto anche nella campagna americana. Tra tutti i sondaggi che uscivano, ad azzeccare il trend sono stati quelli nettamente minoritari. 

 

Lei lo ha scritto un mese prima del voto: attenzione, perché Trump sta rimontando. 

Il fatto è che in Italia mi pare non ci siano finora sondaggi distonici. Se ci fossero uno o due sondaggi autorevoli e credibili che costantemente restituissero un dato in controtendenza, allora dubitare dei sondaggi sarebbe lecito. Attualmente invece cambiano le cifre, ma la tendenza è la stessa. Che poi il No sia più o meno davanti, non ho elementi per dirlo e non posso fare previsioni.

 

Secondo un sondaggio di Tecnè del 12 novembre gli indecisi sono il 16,5%, mentre la percentuale del non voto è al 50%. Cosa dice questa quota di indecisi, se vi mettiamo anche coloro che oggi non hanno intenzione di recarsi alle urne? 



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COMMENTI
18/11/2016 - Renzi: ossessivo, un tornado di affabulazione (ALBERTO DELLISANTI)

Re, Re, Re. Renzi, Renzi, Renzi: Re della affabulazione. Grazie all'articolazione delle domande di Ferraù, Marcello Foa chiarisce come Renzi se ne stia in una bolla che gli impedisce di cogliere gravi limiti del suo straripante, ossessivo apparire ed affabulare. Ma risponde anche come non si possa prudentemente preconizzare una vittoria del NO. Matteo da Rignano sull'Arno è un cumulo di scorie che rotola rotola diviene valanga. Può piombare sui suoi ed è un conto. Se piomba sugli altri è un disastro per tutti. Ricordo il motivetto che si cantava da ragazzi nel Varesotto (d'estate in campagna): La Svizzera! La Svizzera! La Svizzera! E'un grande Cantone! (ma detto nel dialetto locale). L'Italia è un grande ammalato. Che può guarire se verrà sottratto alle prescrizioni nocive del "Sistema Tosco-Renzi-Boschivo", e del "Sistema JP Morgan/Clinton/Merkel/May più la mascotte Hollande. Le nuove cure richiedono Il Collegio dei Primari Italiani.