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REFERENDUM/ Caldarola: gli indecisi sono voti per Renzi

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

Che il Sì dato oggi per sconfitto sia invece sottostimato. A mio avviso gli argomenti renziani più comuni — meglio una camera sola, meno senatori, costi ridotti, più crescita, eccetera — sono quelli che possono lavorare di più sugli indecisi e spingerli al Sì. 

 

Quindi, Caldarola, gli indecisi sono per la riforma.

Ne sono convinto. Non ci sono indecisi per il No. Il No difficilmente è espansivo, il Sì lo è. 

 

Ma non era un referendum su Renzi?

Renzi non sta simpatico, però c'è anche l'altra verità: nemmeno i capi del No sono simpatici. L'impopolarità di Renzi è importante, ma l'impopolarità di Salvini, Grillo, Bersani e D'Alema nei mondi elettorali più larghi è altrettanto consistente. Renzi ha capito che il tema di maggiore insofferenza nell'opinione pubblica italiana è l'antiparlamentarismo e lo cavalca. Ha capito che c'è una disaffezione verso l'Europa e invece di fare dichiarazioni fa piccole cose concrete, anche se simboliche: nessun premier prima di lui ha messo il veto sul bilancio Ue. "Ce lo chiede l'Europa" è un refrain di cui si è sbarazzato.

 

Insomma le due ultime settimane possono favorire il Sì.

Esatto. Per questo la partita di Renzi non è ancora interamente giocata.

 

Se Renzi vince nettamente, asfalta tutti. 

Sì, perché in tal caso vince su tutto il sistema politico. 

 

Immaginiamo invece una vittoria del Sì risicata. Che cosa succede?

Come analista la considero probabile, ma come cittadino tifo per questa soluzione.

 

E perché?

Perché il Sì vincente ma risicato significa almeno due cose. La prima è che la riforma continua. La seconda è che Renzi ha il mandato politico di continuare, ma l'obbligo di trattare. 

 

Non certo sulla legge di revisione costituzionale.

Sulla riforma no. Ma un Renzi che vince di uno o due punti sarebbe costretto a tener conto che la metà del paese gli ha detto di no e a quel punto non potrebbe più fare Mandrake. Dovrebbe sedersi e mediare. 

 

Esiste però anche l'ipotesi di un No che vince di misura. 

In tal caso lo scenario potrebbe non comportare le dimissioni di Renzi, ma un Renzi che dice all'altra parte: avete vinto, ma io sono la metà del paese. E qui arriverebbe il bello.

 

Ci lasci indovinare. Farebbe come con l'Italicum.

Esatto. Direbbe: fatemi voi una proposta unitaria. E lì si scoprirebbe che il No non ce l'ha. 

 

Perché dice che una vittoria di misura sarebbe negli interessi degli italiani, riforma a parte? 



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COMMENTI
19/11/2016 - La sentenza dell' on. Caldarola (ALBERTO DELLISANTI)

Di Enrico Letta non si sa nulla. Sì, ha detto che vota SI'. E si è trincerato in un grande silenzio. I Rossi? i Chiti? Toscani. Per il resto del Paese, solo mezze figure. Cuperlo si è prenotato come parlamentare per la prossima legislatura. L'intellettualismo è il suo peccato (traballa tra tanti sì e tanti no). Non è questione di solo referendum. Contava poco, conterà ancor meno. Violante e Pisapia sono gli unici due che se avessero messo a frutto la loro storia delle idee, non avrebbero scelto quei SI' a prescindere. Gentile Caldarola, ma il dopo referendum sarà "meno subalterno a Renzi" perché esistono Violante e Pisapia? E forse perché esistono persone come lei? Lei dice: "Meglio una Camera sola, meno Senatori, costi ridotti, più crescita". E' IL PROGRAMMA DI QUELLI DEL NO!! UNA SOLA CAMERA (la Camera) CHE DA' LA FIDUCIA. Ma con il SENATO ELETTO A SUFFRAGIO UNIVERSALE, E LA META' (la metà!!) DEI PARLAMENTARI OGGI ESISTENTI. Non più 945, ma 475. E NON I 730 che Renzi trascina ancora, di cui 100 non eletti a suffragio universale!! LA RIDUZIONE DEI COSTI è così BEN MAGGIORE!! Solo Renzi vuole la crescita? Ma dai! Intanto lui ha combinato pochissimo, con lo scialo di soldi per catturare consenso.