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IL CASO/ Da Bankitalia a Obama, aveva proprio ragione Marx…

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Ignazio Visco e Pier Carlo Padoan (LaPresse)  Ignazio Visco e Pier Carlo Padoan (LaPresse)

Tra i sottoprodotti della farsa: "La casta" messa in onda dal duo Mieli-Montezemolo; una serie di contorti pentimenti su quello che è avvenuto fino alla recente definizione (è anche il titolo di un libro uscito da poco) "repubblica dei brocchi". Il risultato finale è arrivato in questi mesi alla riforma costituzionale, che ha soprattutto un merito (si fa per dire): quello di avere letteralmente diviso un Paese in due. I giuristi e i politici dell'Assemblea Costituente fecero degli slalom geo-strategici, trangugiarono diktat da ambasciatori di Stati esteri per arrivare a una unità accettabile, oggi si cambia la Costituzione grazie a un voto in più o meno di maggioranza; i giuristi di quasi tutto il mondo sulle Costituzioni scelgono la proporzionalità maggiore che garantisca norme condivise, qui si spera nel maggioritario duro dello 0,1 per cento.

Dopo la farsa si è arrivati alla comica finale. A poco più di quindici giorni dal voto è arrivata anche la famosa Banca d'Italia, su cui ci si accapiglia per sapere con esattezza se è pubblica o privata (le quote sono delle banche private, quelle che Bankitalia dovrebbe controllare), e che ha meno poteri di un tempo, ma ha sempre il suo prestigio e appunto un potere di controllo che non sembra funzionare molto bene in questi ultimi tempi.

Che cosa riesce a fare questa famosa Banca d'Italia? Riesce a mettere su una scadenza come il referendum costituzionale ancora più "pepe" del necessario. Con quindici giorni di anticipo, mentre esponenti del Sì e del No si insultano come al bar sport, Bankitalia prevede "turbolenze finanziarie nella settimana del voto referendario, facendo intendere, altro che balle!, che un No sarebbe un disastro.

E' probabile che siamo di fronte al più gigantesco "insider trading" della storia della finanza. Si è parlato in passato delle agenzie di rating, del gioco sporco e pericoloso di insider che hanno fatto Moody's, Fitch e la straripante Standard&Poor's in diverse circostanze. Il tempo di parlare a mercati aperti è ormai un fatto normale e profondamente immorale. Ma in tempi di cosiddetta "finanza etica" è il minimo che ci si può aspettare. Gli esempi vanno da George Soros a Warren Buffett, al nostro De Benedetti, alle realtà finanziarie di ogni tipo: "le vedove scozzesi", le "parrocchie calviniste", "i professori del Kansas" (sono solo alcuni fondi), ma c'è un limite a tutto, anche alla comicità bancario-finanziaria.

Di fatto, tutto questo si inserisce in una serie di comportamenti scorretti e di schizofrenia politica che lascia tutti di stucco se si seguono con un minimo di attenzione le notizie.

Guardate solo quello che è avvenuto in questo ultimo periodo. Matteo Renzi va negli Stati Uniti con la moglie, Benigni e pure John Elkann (esempio classico di disoccupazione giovanile) e prende l'endorsement di Barack Obama, che benedice Hillary Clinton e il Sì al referendum italiano. Siamo al primo passaggio. 



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