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IL CASO/ Da Bankitalia a Obama, aveva proprio ragione Marx…

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Ignazio Visco e Pier Carlo Padoan (LaPresse)  Ignazio Visco e Pier Carlo Padoan (LaPresse)

Poi perde la Clinton e perde Obama, ma il presidente uscente viene in Europa e passa per la Grecia, dove si scaglia contro la politica dell'austerity, che è stata propugnata e difesa con i denti dalla Germania di Angela Merkel. Lo stesso tono Obama aveva usato con Renzi, che attacca la politica di austerity. Schizofrenia palese? Ma no, solo parole in libertà. Ecco Obama che arriva da Angela Merkel e la abbraccia e poi dice: "Abitassi qui, voterei per la Merkel", che è sempre la stessa, quella dell'austerity.

Perplessità o sintomi di incoerenza? Per carità, è solo la politica ai tempi della grande finanza. Altro che referendum. La Merkel alla fine, essendo già figlia di un pastore protestante, si è limitata a toccare ferro per l'endorsement di Obama.

Intanto arrivano notizie inquietanti dagli Usa, dove Donald Trump ha messo a capo della Cia niente meno che un Pompeo, l'ultras Mike Pompeo. Speriamo che non sia un lontano parente di Pompeo Magno (un megalomane) e di suo padre detto Strabone (uno sguercio), altrimenti siamo già arrivati al Cesarismo senza neppure l'ombra lontana di un Bruto, che poi alla fine perde sempre.

 

PS. Per completezza dell'informazione, come si predicava al tempo del Pci, segnaliamo l'intervista di Lanfranco Pace ad Arrigo Sacchi sul Foglio. Pace, militante un tempo di "Potere operaio" e dintorni, contestava da sinistra quel "brav'uomo" di Leonid Breznev e pensava che Ciu En Lai fosse un turatiano. Sacchi sarebbe, per leggenda metropolitana, il riformatore del calcio italiano. Segnaliamo che il nostro maestro Gianni Brera diceva che "era riuscito a perdere due scudetti con quel Milan che allenava". Entrambi sono per il Sì. Ahi!



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