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SCENARIO/ Se la fine dell'Europa comincia in Francia

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Mai come in questo momento bisognerebbe prendere in mano il vecchio “classico” di Albert Camus “L’uomo in rivolta”, per comprendere parte di quello che sta accedendo sotto gli occhi di tutti. Invece la Francia è stata per anni con un’aria scanzonata e superficiale alla finestra, accontentandosi di un asse preferenziale con Berlino sulla vicenda europea che ora appare in profonda crisi. François Fillon è in fondo la risposta più classica di una destra gollista, cattolica, che vuole frenare i flussi migratori, vuole regolamentarli, ma nello stesso tempo intende difendere lo spirito de “la république”. Basterà, se Fillon si aggiudicherà domenica prossima il ballottaggio contro Juppé, vincere una delle battaglie decisive per la politica francese ed europea, lo scontro tra aprile e maggio con Marine Le Pen?

Se quello che avviene al di là dell’Atlantico, negli Stati Uniti, ha ormai un effetto dirompente anche nell’emulazione sul mondo intero, la Francia, storicamente, ha sempre avuto un ruolo decisivo nelle grandi svolte politiche. Una sconfitta delle destra democratica in Francia sarebbe l’autentica fine dell’Europa e l’apertura di uno scontro drammatico. Non vincerebbe tanto il cosiddetto generico “populismo”, con cui tutti si “sciacquano ormai la bocca”, ma vincerebbe una concezione xenofoba, antipolitica e antidemocratica, che aprirebbe scenari imprevedibili, senza escludere lampi sinistri di guerra.

Forse qualcuno, a forza di pensare alle turbolenze finanziarie, si è dimenticato che poi la politica si vendica e la storia detta inevitabilmente le sue dure pieghe e, a volte, le sue tragiche scadenze.

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