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SPILLO/ De Luca-Renzi, lo "scambio" che riporta il Sud ad Achille Lauro

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Vincenzo De Luca (Lapresse)  Vincenzo De Luca (Lapresse)

"Enzo De Luca", ha detto Renzi, "ha un metodo che non è il mio, ma se tutto il Sud fosse stato amministrato come Salerno, avremmo un punto di Pil in più e io ho un problema di Pil perché il Nord è ripartito anche se ancora si può fare meglio ma se non parte il Sud siamo rovinati". Punto. Fermiamoci con i dettagli. De Luca vuole soldi per la sua Campania, a modo suo è in buona fede, e Renzi glieli dà. In cambio, lui gli porta i voti. Chiedersi se servono davvero, quei soldi in più, o se basterebbe spendere bene quei tanti che già si sono? No. Servono più soldi. Per avere in cambio più voti. Basta. E Renzi cita come un suo successo il boom turistico di Pompei e della Reggia di Caserta (e mettiamoci pure Paestum), che peraltro non derivano dai soldi in più, ma da due direttori con gli attributi (De Luca sarebbe più esplicito).

Ma allora liberi tutti: c'è la crisi, ci vogliono soldi, mettiamoceli; si sfora il rapporto deficit/Pil, mettiamo il veto al bilancio europeo (niente veto, in realtà, non è il momento, ma tant'è); ci vogliono soldi, "facciamo come cazzo vogliamo", ma portiamo gli elettori a votare. Se no, arrivano i populisti di Grillo o della Lega, come quelli di Trump. Che depressione. Depressione perché la sensazione è che abbiano ragione loro, quelli del voto di scambio. Settant'anni fa era uguale: il comandante Achille Lauro, ras napoletano degli anni Cinquanta, faceva così: una scarpa prima del voto, l'altra solo se vengo eletto, dopo il voto. Se funziona così, che altro fare? Del resto, alle primarie del Pd, non c'erano forse i seggi dove pur di far votare la gente in un certo modo gli si rimborsava l'euro dovuto al seggio? E allora, sparata per sparata: ma che democrazia è questa, un tot a voto, un tanto al chilo? E che classe dirigente è? E che elettorato è?

P.S.: sotto la soglia della qualificabilità, il presidente del Pd Matteo Orfini, che ha definito "una battuta" quello che era un vero e proprio discorso operativo elettorale di De Luca. Alla faccia della battuta. E nel gioco della torre, buttiamo giù Orfini: almeno De Luca fa ridere, ricorda Crozza.

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