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REFERENDUM/ 2. Mazzarella: No a una "riforma" che ammazza la democrazia

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Precisamente ciò che deve fornire una legge elettorale ipermaggioritaria come l'Italicum, che consente anche a una forza politica che conti su non più del 25 per cento dell'elettorato di prendere con 340 seggi la maggioranza assoluta alla Camera, ipotecando tutte le maggioranze nevralgiche per le istituzioni: dal Presidente della Repubblica alla Corte Costituzionale. Solo questo concentrarsi del potere in capo al leader della maggioranza uscita dalle urne, la sera stessa del voto, può far funzionare il meccanismo. Che è la tesi intellettualmente onesta dell'inventore dell'Italicum, Roberto D'Alimonte. E che resta la fondamentale convinzione di Renzi, e spiega la sua renitenza ad abbandonare, al di là dell'Italicum, l'idea di una legge elettorale ipermaggioritaria che faccia sapere agli italiani la sera stessa del voto chi ha vinto; in altri termini un effetto presidenziale, anche in un contesto che formalmente resta di democrazia parlamentare.

Ma se questo è vero, allora è anche vero che con l'Italicum la riforma costituzionale consegue un drastico mutamento della forma di governo, che, se non si vuol chiamare autoritario, è certamente uno sbilanciato rafforzamento della "democrazia che decide", della democrazia del leader, con annesso strumentario elettorale e istituzionale per farla funzionare, a scapito della democrazia rappresentativa. Quindi il mutamento della forma di governo c'è, e spinge al No, per chi non lo condivide. La favola che non siano rafforzati i poteri del premier è appunto una favola, e oltretutto non si capirebbe allora perché tanto rumore per nulla.

Ma anche se fosse abolito l'Italicum, cioè una legge elettorale ipermaggioritaria, bisognerebbe votare No, perché in questo caso avremmo un peggioramento funzionale grave delle istituzioni e della produzione legislativa. Se con il combinato disposto il No si giustifica per il mutamento in un presidenzialismo di fatto, sgrammaticato e senza istituzioni di garanzia, della forma di governo, senza il combinato disposto con l'Italicum, il No si giustifica per il drastico peggioramento della funzionalità delle istituzioni. Il No in ogni caso è una strada obbligata per uscire da un vicolo cieco mal pensato e peggio costruito per le nostre istituzioni.

E pensare di uscirne con un Sì estorto per motivi di contesto — lo spread, i mercati, gli investitori esteri — con l'assicurazione di accompagnamento che "poi quello che non va lo aggiusteremo", sarebbe una toppa peggiore del buco, perché questo vorrebbe dire che la stabilità dell'Italia non sta nell'autocentratura, nell'efficienza delle sue istituzioni, ma è rimessa alle oscillazioni di istanze economiche e finanziarie che le sovrastano e alle decisioni politiche che si adeguano. E' un programma cioè di instabilità istituzionale permanente.



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COMMENTI
24/11/2016 - Giusto titolo (ALBERTO DELLISANTI)

Nel giorno di una sorta di festival del SI' al Renzi/Boschi/Napolitan" + "Verdini/Lupi e e Angelin Alfan", a Mazzarella l'onere e l'onore di motivare un necessario NO al "Renzianum". Mazzarella termina con la definizione di "programma di instabilità istituzionale permanente" che diventerebbe il "Renzianum", se approvato da una maggioranza di SI' al Referendum. Lo dice per l'ipotesi che alla vincita del SI' non si accompagni poi il tremendo combinato disposto con l'Italicum (Renzianissimum). In questa fortunata circostanza, il successo di Renzi sarebbe parziale. Ma la sua Costituzione alterata sarebbe sufficiente (chiuse le Province, trasformato il Senato in un bivacco di funzionari portati a Palazzo Madama dal Governo, e poste sotto ricatto le Regioni a Statuto Speciale, alle quali si consentirà ancora di ricevere tanti soldi in più rispetto alle Regioni Normali, ma purché siano sempre ligie ai voleri del Governo), sarebbe sufficiente (dicevo) a poter essere quel "programma" da Governo della Provincia Italiana dell'Impero Euro-Americano, fin qui voluto dalla Washington Clinton-Obamiana e dal tris Berlin/London/Paris. In ottemperanza al waste program del Supremo Potere Occidentale del Super Capitalismo Finanziarizzato dei Soros, e JP Morgan, e Goldman Sachs, e Zuckerberger, ecc ecc. di cui Renzi è l'enfant prodige. E poi vedremo se davvero una nuova legge elettorale impedirà che un Renzi vittorioso in elezioni nazionali sia in grado di nominarsi pure il Quirinale.

 
23/11/2016 - NO e così sia! (Carlo Cerofolini)

E vai con il NO!

 
23/11/2016 - Grazie, Mazzarella! (Luigi PATRINI)

Grazie per le convincenti riflessioni. Resto sempre più convinto che Renzi ha davvero fatto un errore gravissimo non approfondendo in modo serio e costruttivo il dialogo con tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Ha la grave colpa di aver voluto "stravincere" e ormai ha già perso; anche se vincesse il Sì, infatti, sarà molto difficile ricostruire una unità vera nel Paese e su di lui peserà l'onta di aver personalizzato, con una sorta di narcisismo alla Sansone ("muoia Sansone e muoiano tutti i filistei!") le cui conseguenze peseranno a lungo sul Bel Paese. Nonostante l'impegno serio di tanti cattolici e di tanti laici di buona volontà che sanno benissimo che, dal 5 dicembre si volta pagina e si deve tornare a sorridersi senza astio e senza il rancore dello "sfacciato fiorentino"!