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REFERENDUM/ Chi sono i veri "sponsor" della riforma Renzi-Boschi?

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Maria Elena Boschi (LaPresse)  Maria Elena Boschi (LaPresse)

REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016. Da alcuni giorni la campagna referendaria è condizionata da una comunicazione pubblica formalmente esterna ed estranea al contesto politico nazionale, che continua a lanciare segnali di favore verso la riforma costituzionale, prefigurando scenari sinistri nel caso di un insuccesso al prossimo pronunciamento popolare. 

Non si è spenta, infatti, l'eco del documento redatto nel 2013 dalla Banca Jp Morgan con cui, senza mezzi termini, si esortano gli Stati europei a liberarsi delle Costituzioni antifasciste, "inadatte a favorire la maggiore integrazione dell'area europea" perché fortemente condizionate dal peso di una cultura socialista che ha finito per marcarne in senso sociale i contenuti. Di recente, il condirettore del Financial Times ed esperto di Unione Europea Wolfgang Münchau, in un'intervista ha offerto una rappresentazione piuttosto catastrofica delle conseguenze di un eventuale fallimento della riforma Renzi-Boschi, da cui trarrebbero nuovo vigore i populismi europei e si genererebbe uno sfaldamento dell'euro, con l'abbandono da parte dell'Italia della moneta unica (per Münchau "il 5 dicembre l'Europa potrebbe svegliarsi con l'immediata minaccia della disintegrazione"). 

Se si eccettua il recentissimo editoriale dell'Economist ("Italy votes on constitutional reform", 26 novembre, disponibile on line e anticipato dalla stampa italiana) si tratta di un flusso di comunicazione che intende suscitare un senso di paura nel cittadino-elettore, con l'obiettivo di scardinare il fronte solido dei contrari alla riforma ed incoraggiare il fronte dei favorevoli, che pure annoverano dalla propria parte l'impegno alacre del presidente del Consiglio e di altri esponenti dell'esecutivo. 

In presenza di questo flusso, su cui le forze politiche favorevoli al Governo costruiscono argomentazioni a sostegno della riforma, non è del tutto inutile provare a chiarire alcuni aspetti dell'intero dibattito.

1. La Costituzione vigente va senz'altro assolta dall'accusa di essere la ragione della crisi finanziaria strutturale e della lenta ripresa economica del nostro Paese. La tanto auspicata (e finora mancata) riforma fiscale, ad esempio, non troverebbe impedimento alcuno nel testo della Carta costituzionale attuale. 

2. La riforma costituzionale riflette, nei suoi contenuti (densi di incoerenze sistemiche), una percezione prettamente funzionalista della Costituzione, fortemente sbilanciata a favore della funzione di governo. Rafforzando in maniera sensibile il potere di azione politica dell'Esecutivo e ponendo in un cono d'ombra la consistenza dell'istanza rappresentativa (le camere), pur senza formalmente produrre alterazioni della forma di governo parlamentare, tale riforma intende, in buona sostanza, favorire il transito verso un modello di democrazia decisionista (di governo). In tale modello evapora la dimensione sostanziale propria della Costituzione repubblicana, legata al primato della sovranità popolare, alla centralità del Parlamento come luogo di espressione del pluralismo politico, alla razionalità argomentativa dei processi di integrazione politica. 



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COMMENTI
30/11/2016 - Per cavalleria, facciamo Boschi-Renzi (ALBERTO DELLISANTI)

L'articolo del Prof. Baldini sul "Renzianum" è eccellente come tutti quelli che lo hanno preceduto, e che sono tra le fonti di informazione BASILARI di cui il SUSSIDIARIO ci ha dato una insostituibile disponibilità da un anno a questa parte... Conferma (a chi già era informato bene sugli sponsor effettivi del "fenomeno" scovato a Firenze da Tony Blair e dai talent scout suoi colleghi), che tutta la vicenda degli ormai tre anni del Governo Renzi + Boschi (l'altra incontrastata padrona del Consiglio dei Ministri, e dei salotti televisivi italiani dove imperversa con il suo sorriso beffardo, mettendo in riga perfino la sua servile, sdraiatissima compare, Lilli Gruber, affinché zittisca il Prof. Onida) ha la propria sorgente nel vertice massimo del Capitalismo Bancario Finanziario Euro Americano, che trotta per il mondo per conto proprio, e per conto delle QUATTRO "Casa Bianca" di Washington/Londra/Berlino/Parigi, le quali sempre attingono alle Supreme Fonti (... Goldman Sachs...e JP Morgan...e Soros... ecc ecc). Ma in questi ultimissimi giorni che precedono il voto, si sente il bisogno di letture più brevi, schematiche, riassuntive, riepiloganti di una molteplicità di ragioni che consigliano il NO a un radicale cambiamento scaraventato dall'alto sull'Italia. (Per la gioia dell'illuministico commento di Assogna, quello, sì, molto illuministico).

 
27/11/2016 - Decisionalità (Pierluigi Assogna)

L'articolo si basa sull'assunto illuministico che maggiore è il numero di persone che prendono decisioni in successione su argomenti interlacciati e maggiore è la razionalità delle stesse. Assunto sconfessato dalla storia e dalla matematica.