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REFERENDUM/ Stato o cittadino, ecco chi vince con il Sì e il No

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Sotto questa luce storica quelli del premier appaiono allo stesso tempo argomenti pre-democratici e, probabilmente, post-democratici: il Re Sole decideva da solo e in conseguenza i costi delle decisioni di governo erano irrisori rispetto alle democrazie contemporanee, ma le sue decisioni non erano certo nell'interesse dei sudditi. Per evitare i danni alla collettività prodotti da quell'efficientissimo e velocissimo decisore rappresentato dal monarca assoluto a un certo punto è stata introdotta la democrazia rappresentativa, costituita da un sistema di vincoli, più o meno costosi, progressivamente diffusi in tutti i paesi evoluti per evitare che i governi potessero fare quello che desideravano a danno dei loro cittadini.

"Lo Stato è il servitore del popolo, non il suo padrone" sosteneva W. Churchill. Ma com'è possibile che questo auspicio si traduca in realtà? Come può il popolo evitare di essere asservito allo Stato, e dunque di essere posto in balia di chi è in grado di controllarlo? Occorre evidentemente che i cittadini siano in grado di dominare lo Stato perché in caso contrario sarà lo Stato a dominarli. È il caso del cavallo e del cavaliere: andrà il cavallo dove vuole il cavaliere, oppure sarà il cavaliere a essere portato dove vuole il cavallo? Se il cavaliere non è in grado di controllare il cavallo avverrà infatti l'opposto. Il cavallo è lo Stato, il cavaliere è il popolo e la democrazia è quella procedura che permette al cavaliere di mettere le briglie al cavallo e di guidarlo grazie alle redini; le briglie sono la separazione dei poteri, attuata dalle Costituzioni, le redini il Parlamento. 

Chi è stato a inventare le briglie? John Locke, che le ha descritte per la prima volta nel 1690 nel "Secondo trattato sul governo". In tale opera ha precisato i caratteri che sarebbero stati successivamente posti a fondamento di ogni democrazia liberale. Primo: l'unico titolare della sovranità è il popolo. La "comunità pone il potere legislativo nelle mani che giudica opportune, con la fiducia che sarà governata per mezzo di leggi dichiarate (…) tuttavia essendo il legislativo solo un potere fiduciario inteso a certi fini, resta sempre al popolo il potere di destituire o mutare il legislativo quando ritiene che esso agisce in modo contrario alla fiducia in esso riposta". Se la fiducia viene meno "il potere (deve) ritornare nelle mani di coloro che l'hanno conferito". 

Secondo: la certezza della legge. La democrazia è il governo di leggi introdotte dopo una lunga deliberazione da parte di rappresentanti scelti a ragion veduta dal popolo, e che vengono promulgate in modo che tutti possano venirne a conoscenza. Terzo: la separazione dei poteri. Chi fa le leggi non è lo stesso potere che le applica, a garanzia che esse si applichino anche a chi le ha fatte: "Data la debolezza umana, incline a impossessarsi del potere, per coloro che hanno il diritto di fare le leggi può essere troppo grande la tentazione d'impadronirsi anche del diritto di eseguirle, esonerandosi così dall'obbedienza alle leggi stesse ch'essi fanno…". Pertanto il potere legislativo e quello esecutivo sono separati. 



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