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SCENARIO/ Da Grillo a Renzi, verso la "repubblica iraniana" d'occidente?

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Enrico Berlinguer (LaPresse)  Enrico Berlinguer (LaPresse)

Forse non avevano calcolato che una globalizzazione di tale portata avrebbe certamente liberato dalla fame una parte della popolazione del nuovo mondo emergente, ma avrebbe provocato gravi contraccolpi in alcuni classi dei paesi occidentali. Si può vedere facilmente che questo fenomeno di abbandono dei partiti riformisti comincia fin dal 1992.

Ma le crisi di democrazia in tanti paesi occidentali appaiono particolarmente delicate oggi in due "paesi": l'Italia e la Francia. A Parigi oggi si gioca una partita fra tre destre (Le Pen e due "reduci" del gollismo) e i resti di una sinistra che fu solamente resuscitata da François Mitterrand, dopo che c'era stata un'egemonia comunista tra le più settarie di Europa. Il Pcf di Maurice Thorez non partecipò neppure al Fronte popolare del socialista Leon Blum, l'unico governo che appoggiava la Repubblica spagnola in lotta con il franchismo. Lo stesso Pcf appoggiò il patto tra comunisti e nazisti nel 1939 e nessuno può dimenticarsi che il quotidiano comunista L'Humanité, quando fu eletto Hitler, titolò: "Il minore dei mali".

Un simile partito non poteva che essere destinato a sparire e a provocare le critiche più documentate e pesanti al comunismo francese e mondiale. Furono i "nouveaux philosophes" francesi a contestare fin degli anni Settanta il comunismo. Fu Stéphane Courtois a scrivere Il libro nero del comunismo europeo, i crimini, il terrore, la repressione, che indusse un intellettuale di sinistra italiano, come Norberto Bobbio, a stilare una condanna storica terribile del comunismo, come un sistema criminale. Difficile immaginare come finirà la democrazia francese: il rischio lepenista c'è e sembra una reazione all'incapacità di una reale politica di integrazione, tra la vecchia Francia colonialista e la nuova Francia multiculturale. E' un fenomeno particolare, che non è semplice affrontare e che sinora la classe politica francese democratica non ha saputo risolvere.

Il rischio italiano è di carattere diverso, ma rappresenta ugualmente una situazione di pericolo. In Italia si è affermato un movimento di protesta che appare moderato nella sua azione, ma che è pericolosamente un intreccio tra dilettantismo e giustizialismo. E' il Movimento 5 Stelle del comico Beppe Grillo. Sembra la svolta finale di una crisi innestata nel 1992 su una democrazia fragile, per due motivi principalmente.

Da un lato la spinta di una cultura politica cattolica che si era esaurita presto con l'esperienza di Alcide De Gasperi e qualche altro leader. Di fatto, De Gasperi è l'uomo più aperto e più innovatore nel dopoguerra: ha grande fiuto politico, ottimi rapporti con gli alleati occidentali, è consapevole della necessità di dover governare con una coalizione, altrettanto consapevole di potersi fidare di laici nella gestione economica e finanziaria del Paese. In più, De Gasperi sa di rappresentare con la Democrazia cristiana una diga contro il comunismo, che ha violato alcuni punti dell'accordo di Yalta: colpo di Stato in Cecoslovacchia, destabilizzazione in Polonia, rovesciamento del risultato elettorale in Ungheria. 



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COMMENTI
28/11/2016 - Alquanto criptico sulla doppia I (Italia Iran) (ALBERTO DELLISANTI)

Speriamo di meno la prossima volta