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SCENARIO/ Da Grillo a Renzi, verso la "repubblica iraniana" d'occidente?

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Enrico Berlinguer (LaPresse)  Enrico Berlinguer (LaPresse)

L'Unione Sovietica ha rosicchiato il possibile, ma non può spingersi oltre perché persino la Jugoslavia rivendica una sua autonomia dal blocco sovietico e l'Italia è intoccabile per l'Alleanza Atlantica. La cultura politica cattolica gode, per anni, più di una posizione di rendita invece che rappresentare un'autentica alternativa moderna democratica. E' un limite, un grave limite.

L'altro fatto negativo è la presenza in Italia non di una tradizione socialdemocratica o di riformismo socialista, ma di massiccia presenza comunista, ambigua, che predica nello stesso tempo la rivoluzione e la "via italiana al socialismo" all'insegna di una cosiddetta "democrazia progressiva". Ci vorranno anni per accettare l'Europa e la Nato, dopo la genuflessioni al blocco del Patto di Varsavia. La via d'uscita a tutti gli errori la trova un'improbabile ed evanescente "questione morale" Enrico Berlinguer. Una scelta politicamente paracomica che servirà solo alla magistratura.

Nel Pci ci sono stati autentici riformisti, primo tra tutti Giorgio Amendola, che cercano di cambiare addirittura il nome al partito. Almeno in cinque occasioni: nel 1956, nel 1961, nel 1964, nel 1979, nel 1981 ci sono battaglie durissime dei riformisti all'interno del Pci. Vengono sempre sconfitti, così come furono sconfitti i riformisti di sinistra nella storia italiana. Salvo poi pentirsi sempre in ritardo.

I comunisti Umberto Terracini e Camilla Ravera dissero nel 1969 che era giusto il discorso di Filippo Turati nel 1921. Non è vero che è sempre "meglio tardi che mai".

Togliatti, alias Ercoli, alias Alfredo, alias Mario Correnti, alias Roderigo di Castiglia sarà sempre perdonato da una storia ben poco documentata dai nostri storici accademici: sulla svolta di Salerno, sui torbidi di Barcellona, sulla liquidazione del Pc polacco, sul brindisi del 1956 per l'invasione russa in Ungheria, sul voto per la morte di Nagy.

E' stato così seminato un terreno avvelenato, in cui è impossibile reagire oggi, così come era impossibile reagire nel 1992, quando fu salvato il "resto" del partito di Togliatti insieme ai fascisti dalla magistratura "democratica e interventista".

Il rischio è che proprio qui, in Italia, tra una cultura politica cattolica che ha esaurito il suo compito storico da tempo e un postcomunismo ormai da operetta, sia all'orizzonte la "repubblica iraniana" d'Occidente. La rissa sul referendum costituzionale può essere solo l'antipasto di questo prodotto culturale.



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COMMENTI
28/11/2016 - Alquanto criptico sulla doppia I (Italia Iran) (ALBERTO DELLISANTI)

Speriamo di meno la prossima volta