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SCENARIO/ Da Grillo a Renzi, verso la "repubblica iraniana" d'occidente?

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Enrico Berlinguer (LaPresse)  Enrico Berlinguer (LaPresse)

Esiste certamente una crisi della democrazia rappresentativa nella parte di mondo, l'Occidente, dove è stata fondata e realizzata. Ma non è la prima volta che questo accade e, in genere, dove il sistema democratico ha coltivato gli anticorpi necessari, le crisi sono passate e i Paesi hanno continuato a vivere in un sistema largamente imperfetto, sapendo comunque che "purtroppo non c'è nulla di meglio". Oggi si parla di una sorta di accerchiamento "populista" alla democrazia e della caduta delle culture politiche tradizionali, soprattutto di quella cattolica-cristiana e di quella socialdemocratica.

Uno sguardo generale appare superficiale e non tiene conto delle realtà particolari, dei singoli Paesi. Appare un po' semplicistico assimilare la Brexit, l'uscita dalla Gran Bretagna dall'Unione Europea e la vittoria dello stesso Donald Trump negli Stati Uniti, alla crisi delle culture politiche di una gran parte dell'Europa. Se solo si riguarda storicamente, anche con scarse letture, la crisi del primo dopoguerra mondiale e poi la successiva grande crisi del 1929 negli Stati Uniti e nel mondo, ci si accorge che crollarono le più fragili democrazie dell'epoca: l'Italia e la Germania nel giro di dieci anni. Eppure la crisi aveva interessato gli Stati Uniti, con un'intera generazione di scrittori e di intellettuali che aveva "sposato" il comunismo, e con masse tali di disoccupati che solo Franklin Delano Roosevelt e il suo grande aiutante Harry Hopkins riuscirono a tenere a bada e a rassicurare.

Nella stessa Inghilterra c'era una parte della classe dirigente, compreso il famoso re dimissionario Edoardo VIII, "che guardava alla Germania" e non esistevano solo i fenomeni folkloristici alla Oswald Mosley. La figuraccia di Monaco fatta da Neville Chamberlain nel 1938 fu smascherata dal discorso solitario ai Comuni di un grandissimo Winston Churchill, con queste parole epiche: "E' la più grande sconfitta che l'Inghilterra abbia mai subito".

Vinsero alla fine tradizioni radicate e un dna democratico che non veniva mai messo in discussione dalla grande maggioranza della popolazione e da una classe dirigente storicamente abituata alla democrazia. In un contesto del tutto differente, oggi si assiste alla caduta, all'appannamento e allo scarso potere di attrazione di culture democratiche che si sono sviluppate nel secondo dopoguerra. In Europa si guarda soprattutto alla crisi della grande tradizione socialdemocratica, che poi è quella del socialismo riformista o di origine laburista, che ha letteralmente abbandonato i capisaldi della rappresentanza delle classi più deboli, abbracciando la logica del capitalismo soprattutto in chiave finanziaria.

Fu addirittura il leader laburista Tony Blair, in accordo con il democratico americano Bill Clinton, e in parte con il tedesco Gerhard Schroeder, a cavalcare globalizzazione, scambi finanziari mondiali e una politica di privatizzazione e di liberalizzazioni senza precedenti. 



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COMMENTI
28/11/2016 - Alquanto criptico sulla doppia I (Italia Iran) (ALBERTO DELLISANTI)

Speriamo di meno la prossima volta