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SENTENZA CONSULTA/ Caso Madia, con la riforma Boschi-Renzi cosa sarebbe cambiato?

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Marianna Madia (LaPresse)  Marianna Madia (LaPresse)

Anzi, con la riforma quei tre oggetti sarebbero non più di competenza concorrente, bensì di più stretta competenza esclusiva regionale, per cui lo Stato potrebbe intervenire solo attraverso un'iniziativa preventiva del governo con una apposita legge che motivasse la ragione per la quale lo Stato disciplinerebbe materie di competenza regionale (c.d. clausola di supremazia) e questa proposta di legge sarebbe deliberata con uno dei quattro procedimenti legislativi previste dal famigerato nuovo articolo 70, ed esattamente con quello che prevede una partecipazione rafforzata del Senato.

Questo per la legge Madia, mentre per i suoi decreti legislativi — sempre dopo l'entrata in vigore della riforma costituzionale — sarebbe sempre necessaria la previa intesa tra governo ed esecutivi regionali in sede di Conferenza (non c'entra per nulla, almeno questa volta, la burocrazia accusata da Renzi di essere un ostacolo).

Renzi non conosce la riforma che propone e, sin qui, è come uno studente impreparato. Cosa fa di lui uno studente che risponde in modo assurdamente logico?

Fa credere che la sua riforma superi gli ostacoli procedurali e che in questo modo lui, o chi governa (non è detto che sarà sempre lui), può assumere decisioni incontestabili e perciò stesso efficienti.

Questo è sicuramente il suo sentimento e molto di questo sentimento sta nella riforma, la filosofia dell'uomo solo al comando, con una legge elettorale ipermaggioritaria per la Camera dei deputati, che può consentire di decidere in proprio dell'inquilino del Quirinale, e un Senato composto da amici come i presidenti delle Giunte o, se non amici, che in ogni caso devono stare attenti, perché le Regioni finanziariamente sarebbero ormai fortemente condizionate dal Governo.

Tuttavia, persino questo sogno infausto si inserisce in un contesto costituzionale più complesso della stessa riforma proposta, che si chiama costituzione materiale ispirata ai principi del costituzionalismo (quello dell'art. 16 della dichiarazione del 1789). Un contesto che fu opposto dal giudice costituzionale, pur nella sua particolare generosità con i vari governi, ieri a Berlusconi e oggi timidamente a Renzi.

Se Renzi non vuole correre il rischio di essere bloccato in futuro, bisogna suggerirgli di non fidarsi del testo proposto, nonostante non sia di certo bello, e di fare una modifica costituzionale che abroghi il costituzionalismo e magari consenta al presidente del Consiglio de ministri di nominare direttamente i quindici giudici della Consulta e possibilmente solo se prestano giuramento, non alla Costituzione, ma alle leggi volute dal Governo: Italicum, Sblocca Italia, Delrio, Buona scuola, Jobs Act, ecc.

Sarebbe il massimo dell'efficienza.



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