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REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016 - LA GUIDA/ Più potere ai cittadini, Sì o No?

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016, COME SI VOTA? Il quesito del 4 dicembre non li nomina, ma la riforma prova a ridisegnare anche gli istituti di democrazia diretta. E lo fa in tre modi diversi.

1. In primo luogo modifica la disciplina dell'art. 75 Cost. in punto di referendum abrogativo, riscrivendo la disciplina del quorum di partecipazione. Se le firme raccolte sono oltre le 500.000, ma non raggiungono la soglia delle 800.000, nulla cambia. Se le firme superano le 800.000 il quorum per la validità della consultazione non è più calibrato sulla metà degli aventi diritto al voto, come è stato finora, ma sulla metà della percentuale dei votanti nelle ultime elezioni politiche (che diverrebbero poi le elezioni della Camera dei Deputati). 

Così, per intenderci, se a votare si reca, come ormai è abitudine, il 65% circa degli aventi diritto, il quorum sarebbe fissato al 33% degli aventi diritto al voto e non più al 50%. Anche il referendum abrogativo diverrebbe, insomma, un istituto a geometria variabile, a seconda che le firme raccolte siano oltre le 500.000, ma non raggiungano la soglia delle 800.000.

Si tratta di una modifica intesa ad intervenire sul funzionamento delle consultazioni referendarie, stante che dal 1997 al 2009 nessuno dei referendum proposti ha raggiunto il quorum previsto dall'art. 75. 

2. In secondo luogo si introdurrebbero, alla fine dell'art. 71 attuale, i "referendum propositivi e di indirizzo", nonché "altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali". 

Va detto però che l'entrata in vigore della riforma non sarebbe sufficiente ad istituire queste nuove tipologie di consultazione: tutto sarebbe rinviato — per espressa volontà del legislatore — ad una successiva legge costituzionale, da approvarsi in seguito: "la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e di indirizzo". Mentre "le modalità di attuazione" di questa legge costituzionale dovrebbero essere fissate con "legge bicamerale" ai sensi del nuovo art. 70. 

Il rinvio ad una fonte successiva non è una cosa nuova: anche la Costituzione del '48 prevedeva l'istituto del referendum abrogativo e si sa che fino alla approvazione, 22 anni dopo, della l. 352/1970, il referendum è restato sulla carta. 

Il punto è che l'art. 75 disciplinava direttamente, già nel 1948, il profilo del referendum, definendone effetti, casi di inammissibilità e, come si è visto, quorum di partecipazione. E rinviava ad una legge ordinaria successiva la definizione delle modalità di svolgimento delle consultazioni.

Qui si adotta una tecnica molto diversa: si dice, in una legge costituzionale, che una successiva legge costituzionale istituirà i referendum propositivi e di indirizzo. La riforma, insomma, non inserisce questi istituti nell'ordinamento, ma rinvia ad una riforma successiva

Il che lascia ben capire quale sia la portata normativa di questa prescrizione che, per quanto possa riuscire paradossale, è praticamente pari a zero. La cosa sarebbe stata diversa se il testo novellato dell'art. 71 avesse semplicemente rinviato ad una legge ordinaria (o bicamerale, nel nuovo linguaggio della riforma) per le modalità di attuazione, come si era fatto nel 1948. Ma il richiamo ad una futura legge costituzionale lascia capire che, anche a riforma approvata, i referendum propositivi e di indirizzo resteranno puro flatus vocis fino alla conclusione di un altro procedimento legislativo ex art. 138 Cost., identico a quello in corso e da avviarsi successivamente. 



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