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REFERENDUM/ Caldarola: Renzi e Berlusconi pensano al rinvio (ma non lo dicono)

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Matteo Renzi ieri sera alla Leopolda (LaPresse)  Matteo Renzi ieri sera alla Leopolda (LaPresse)

Rinvio o non rinvio del referendum? Il caso sembra rientrato; il Tribunale di Milano si è preso una decina di giorni per decidere e quella che inizialmente Renzi aveva definito come una "boutade giornalistica" è sparita prontamente dalle pagine di Repubblica e Corriere. E tutto è proseguito come se nulla fosse: ieri Renzi ha aperto la Leopolda e Berlusconi ha lanciato "Missione Italia", la sua campagna per il No. 

Due giorni fa il premier ha bollato l'ipotesi inaugurata da Alfano come "surreale" e l'ex capo dello stato Giorgio Napolitano le ha riservato parole durissime ("sono cose che non stanno né in cielo né in terra"). E se dietro le dichiarazioni più insospettabili di questi giorni si nascondessero tutt'altri intenti? Segui la convenienza politica e troverai la verità, dice Peppino Caldarola, ex direttore de l'Unità e profondo conoscitore della sinistra.

 

Dove sta il punto, Caldarola?

Il rinvio deve materializzarsi in modo che nessuno possa accusare l'altro di essersi sfilato. Potremmo in poco tempo passare dal "no" al "no, a meno che": a meno che non lo chiedano le opposizioni, per esempio, come ha detto Alfano. La verità è che la pressione maggiore per il rinvio sta nelle cose quotidiane: prima tra tutte, l'emergenza terremoto. 

 

Il terremoto?

Ma sì. I suoi effetti sono arrivati dappertutto, compresa la legge di bilancio, e ci sono migliaia di persone per le quali il diritto al voto non può essere limpidamente garantito nei prossimi 30-40 giorni. 

 

Secondo un sondaggio Ixè diffuso ieri da Agorà (Raitre) il 64 per cento degli italiani non vorrebbe spostare la data del referendum costituzionale. 

Il no al rinvio avrebbe dalla sua il fatto che non esiste l'unanimità delle forze politiche. Se però ci fosse un sussulto di unità nazionale, si potrebbe fare facilmente anche questa scelta.

 

Quanti sono quelli che non possono dire apertamente di essere favorevoli a un rinvio, ma nella realtà avrebbero motivi per contarci?

Molti, moltissimi. Nessuno dei due schieramenti ha la vittoria in tasca. Il perdente poi, soprattutto se è un perdente clamoroso, perde tutto. Se Renzi perde il referendum, perde il governo. Chi lo rassicura, come Bersani, gioca d'astuzia, se non peggio. Renzi non è fatto per il Vietnam parlamentare, non riuscirebbe a gestirlo. D'altra parte c'è una serie di ex generali tornati in battaglia che, se perdessero, avrebbero davanti solo la strada del ritiro in campagna.

 

Molti ex premier, giusto?

Sì. D'Alema, Berlusconi, Bersani, persino Ciriaco De Mita. Tranne, va riconosciuto, Prodi e Letta, il quale ha detto come vota ma senza aggiungere altro.

 

Dunque, tranne pochi pasdaran, potrebbero tutti pensare davvero al rinvio? 



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COMMENTI
05/11/2016 - omaggio a peppino calderola (marco brogi)

dopo l'unità, lettera 43 e alcune comparse televisive posso dirti peppino che dobbiamo stare attenti a ideologiche liberiste, egoismi e menzogne che mascherano i vizi in virtù, interessi economici in bene comune. Falsa modernità che priva della libertà ideologica perché hanno paura della realtà come è stata creata nel corso della storia dall'umanità. Agire buono presuppone interesse reale per la persona fragile cosa che non hai dimostrato ti faccio una proposta trovati un lavoro onesto che è ora.

 
05/11/2016 - Zitti, zitti, in un profluvio di parole (ALBERTO DELLISANTI)

Interessante intervista che conferma il Caldarola pensiero per il SI', e quindi a favore del rinvio del Referendum. La giusta ironia che esprime sul diniego di entrambi a rinviare, è la parte con cui concordare. Entrambi lo desiderano 'sto rinvio. Che poi avvenga è ancora da dimostrare come dice Caldarola. Ma bisogna dirlo che Renzi ha sondato il campo attraverso il fido Alfano, direttore dell'ufficio immigrazione (epicentro euro-italico). Ed è vero che il Berlusca sta al momento suonando (con mano musicalmente leggiadra...leggera leggera) lo spartito del NO, ma è durato lo spazio di un mattino quello che si era detto fosse il passaggio serio dell'Arcoroso dal NI al NO. Il rinvio è qui lodato per la possibilità di trasformare l'Italicum in una legge altra, prima del voto degli italiani. Non una parola sui contenuti del "Renzianum", la nuova costituzione oligarchica voluta di là dell'Atlantico, e da Merkel e il suo Ministro degli Interni (che ha rilasciato la laurea di coraggioso al Fiorentino), ma pure dalla May e (fanalino di coda, ma c'è) monsieur Hollande. I contenuti da oligarchia, fortemente sottintesa al "Napolitanum-Verdinianum", sono digeriti. O non visti. Auguri Italia nostra. Che il Signore ce la mandi buona con 'sto rinvio sì oppure no. Quanti tartufoni tra gli uomini di governo e quelli di legge, in servizio permanente effettivo, o pro tempore.