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IL CASO/ Da Israele a Roma, la "svolta" di Mattarella

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Sergio Mattarella con Abu Mazen (LaPresse)  Sergio Mattarella con Abu Mazen (LaPresse)

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ripristinato la giusta distanza tra il suo ruolo e quello del Governo. Molti poco attenti osservatori hanno visto questo comportamento come la rinuncia a partecipare alla politica attiva e altri sempre poco attenti addetti ai lavori hanno giustificato il self-restraint del capo dello Stato con l'esuberanza dell'attuale presidente del Consiglio dei ministri.

Sergio Mattarella è un fine e autorevole politico; è anche un professore di diritto costituzionale. Come politico ha dato vita, insieme ad altri, ma in una posizione di spicco, alla fondazione del Partito democratico; come costituzionalista ha svolto anche le funzioni di giudice costituzionale, prima di assumere la posizione di capo dello Stato.

Si deve alla sua intelligenza se finalmente abbiamo un presidente della Repubblica che non "si impiccia" della politica quotidiana, che non gli pertiene, e non è certamente l'attivismo di Renzi che lo può mettere in difficoltà.

La Costituzione gli affida due compiti principali: quello di rappresentare la Repubblica, rinsaldando l'unità nazionale; e quello di risolvere le crisi. 

I suoi interventi pacati sono sempre espressione di questo sforzo di unità e si serve nel compierlo della sua conoscenza della Carta costituzionale. Come quando, per il referendum sulle trivelle, sostenne il diritto dei cittadini, dichiarando che sarebbe andato a votare; mentre il capo del Governo, in modo poco elegante e costituzionalmente discutibile, ostacolò il libero confronto e invitò i cittadini a disertare l'esercizio della democrazia. 

Non abbiamo ancora visto Mattarella adoperarsi per risolvere una crisi di governo, ma certamente saprebbe come muoversi e come realizzare il bene del Paese con la sua autorevolezza. E questa autorevolezza gli è stata riconosciuta in diverse assisi internazionali o in occasioni di incontri tra capi di Stato e di visite all'estero.

È sfuggita alla considerazione dei media una vicenda che riguarda il presidente Mattarella nella sua recente visita in Israele. Non è stato adeguatamente sottolineato quel passaggio con il quale si è incontrato prima con il presidente Reuven Rivlin, poi con il presidente palestinese Abu Mazen e dopo ancora con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Esattamente il presidente israeliano aveva affidato a Mattarella un messaggio di pace, utile alla ripresa dei negoziati con l'Autorità palestinese, per la realizzazione del principio "due popoli, due stati", e Mattarella, con estrema semplicità, ha prestato la sua mediazione — possiamo esserne certi — nel modo più autorevole possibile, dando la speranza, al suo ritorno dal primo ministro di Israele, che esiste ancora la possibilità di realizzare la pace in quell'angolo importante del mondo.

Solo una personalità che gode di una stima internazionale autentica poteva compiere questa missione. 



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