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SCENARIO/ Referendum, il "segreto" di Renzi per restare al governo

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Matteo Renzi con Matteo Richetti, "cerimoniere" della Leopolda (LaPresse)  Matteo Renzi con Matteo Richetti, "cerimoniere" della Leopolda (LaPresse)

Ma nessuno fra le file delle opposizioni ha raccolto, probabilmente perché nessuno si è fidato. E ormai — a meno di colpi di scena giudiziari davvero clamorosi — la macchina del voto è lanciata, dal momento che tra pochi giorni cominceranno a votare gli italiani all'estero, che stanno per ricevere i plichi per esprimersi per corrispondenza. 

Archiviata l'ipotesi del rinvio del voto, per Renzi è arrivato il momento di gettarsi anima e corpo nella campagna elettorale. In preparazione c'è un vorticoso tour della Penisola. E tutto lascia intendere che i toni si alzeranno ancora, perché il premier non ha scelta e per vincere deve urlare per spingere più gente possibile ai seggi, unica sua possibilità di vittoria. Purtroppo è facile prevedere che gli appelli di Mattarella a contenere i toni a un livello civile sono destinati a cadere nel vuoto. "E' necessario, nell'avvicinarsi al giorno del referendum, e sarà necessario, dopo il suo risultato, il contributo di tutti, sereno e vicendevolmente rispettoso", aveva detto il presidente della Repubblica il 12 ottobre a Torino, parlando al congresso dell'Anci. I suoi timori sono sulla gestione del dopo referendum, e ovviamente da mesi al Quirinale si prepara lo scenario peggiore dal punto di vista istituzionale, e cioè che il corpo elettorale bocci la riforma. L'incontro con Berlusconi del 27 ottobre s'inserisce senza dubbio alcuno in questo contesto. 

Secondo gran parte degli osservatori, il capo dello Stato pare intenzionato a offrire al premier una chance anche in caso di sconfitta, con un reincarico, o un rinvio del governo alle Camere, sia perché si tratta del leader del partito che più pesa in parlamento, sia per l'assenza di reali alternative in grado di coagulare una maggioranza. Certo, il rischio è che Renzi si bruci troppi ponti alle spalle, e allora ricomporre il puzzle diventerebbe dannatamente difficile. Ma Renzi è convinto di riuscire a sovvertire tutti i pronostici, in un pericoloso gioco di uno contro tutti. Se ci dovesse riuscire avrebbe una lunga lista di conti da salvare. Rien ne va plus.

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COMMENTI
07/11/2016 - Le leve del potere gestite come lo schiacciasassi (ALBERTO DELLISANTI)

Vero in USA e vero da noi. L'ultima parola è al giorno delle elezioni. La speranza è l'ultima a morire, anche per chi sente che sarebbe un bene per i rispettivi Paesi che Hillary Clinton non vincesse la Casa Bianca, e Renzi Matteo non vincesse la brutta partita di un "change" della nostra Costituzione con mezza Italia messa contro l'altra metà. Con un sistema oligarchico, fortemente voluto (con Obama, e Merkel, e via dicendo), contro un sistema non oligarchico, ma di vero dimezzamento di un Parlamento che da pletorico può passare a diminuito del 50% negli effettivi; a monocamerale per la fiducia"; e bicamerale (entrambe elette dal popolo) per l'attività legislativa. (Secondo modalità nuove per quanto riguarda l'assegnazione dei compiti, superando doppie lettura e approvazione generalizzate. Limitate, invece, ai casi in cui è saggio il mantenerle). Quanto avvenuto a Firenze è di una tristezza infinita. Dardeggia solo un profumo di vittoria (nelle narici di Renzi) alla gigantesca mano di poker che lui ha scatenato. Per il resto, i supporter convenuti alla Leopolda... gasati oltre modo, e "nemici" dichiarati della minoranza "di sinistra". I manifestanti anti Renzi preventivamente "trattati" dalla Polizia, con beneficio unico della quota ben minoritaria di quelli che menano di tutto. E in USA? La messinscena dell'FBI sul rimettere a tema le email della Clinton, e il gran finale del diniego di macchia alcuna sul manto di Hillary. E Trump? Lavorato ai fianchi in modi indecenti.